Il mese scorso, qui su Eurogamer, vi abbiamo annunciato che il prossimo Call of Duty avrebbe sancito il ritorno della serie Black Ops, con Call of Duty: Black Ops 4. Questa settimana è emerso che il logo del gioco sarà un “IIII” stilizzato.

Quest'ultimo annuncio ha suscitato, se non un maremoto, almeno una schiumosa e tonificante mareggiata di discussioni su Twitter. Activision non sa che il numero romano per il 4 è “IV”? Non abbiamo Star Wars: Episodio IIII, non è vero? Ice-T non ha chiamato uno dei suoi album “IIII”. (Ok, ho cercato su Google e non l'ha chiamato nemmeno IV. L'ha chiamato VI. Il nome completo è: “Ice-T VI: Return of the Real”. È fantastico. Inoltre nessuno ha menzionato Ice-T su Twitter, avevo solo bisogno di un altro esempio lampante per far funzionare questo paragrafo e ho fatto una scelta sbagliata.)

Oddio! Alcuni fan sono intervenuti suggerendo che il “IIII” rappresenti dei segni di conteggio, come quelli che devi incidere sulla parete della tua cella se sei un prigioniero per segnare il passaggio del tempo. Il fatto è che, comunque, quei “IIII” non sembrano dei segni di conteggio. A dire il vero somigliano al cacciapietre di un vecchio treno a vapore ma almeno cercano di sembrare dei numeri romani.

Quindi “IIII” o “IV”? Qual è quella giusta? Internet non riesce a decidere. Ho letto motivazioni valide per entrambi gli schieramenti prima di annoiarmi ed andare a fare qualcos'altro. Alcuni pensano che “IV” sia l'unica opzione giusta, alcuni sostengono che anche “IIII” sia accettabile e, addirittura, più preciso. Altri ancora preferiscono “IIII” perché sembra qualcosa di nuovo. Alcuni vogliono solo il ritorno della Seconda Guerra Mondiale, ancora una volta. Non ha importanza. Ho assistito a queste discussioni e ne sono rimasto affascinato. Ho sentito la necessità di arrivare in fondo alla questione, di bucare il velo di questo grande mistero che ha attraversato i secoli intatto.

Ho anche intuito che fosse una grande scusa per chiamare un numero speciale che ti mette in contatto con il British Museum e se pronunci le parole magiche “Posso parlare con un curatore?”, un brillante accademico risponderà al telefono per trovare una risposta alla tua stupida domanda (dovrei aggiungere che sono a conoscenza di questo numero di telefono solo grazie a una fantastica signora con cui chiacchieravo quando lasciavo mia figlia all'asilo nido). Ad ogni modo ho chiamato la sezione dedicata alla Grecia e a Roma e ho chiesto di parlare con il curatore a cui ho fatto la fatidica domanda: “è IIII o IV?”. Mi ha risposto che mi avrebbe ricontattato.

Dopo un po', effettivamente, l'ha fatto e, udite udite: “IIII” e “IV” sono entrambi giusti. I romani, apparentemente, li usavano entrambi, a volte addirittura nello stesso documento. (Ho quasi concluso questa frase con un punto esclamativo per quanto trovo elettrizzante scrivere un pensiero del genere).

Inoltre, se siete tipi noiosi come me, troverete questo tipo di cose davvero interessanti. I numeri romani sono creati tramite addizione, sottrazione e moltiplicazione secondo quanto mi è stato riferito dal curatore del British Museum. Spesso l'addizione (IIII = 4) veniva preferita alla sottrazione (IV = 4). La forma con la sottrazione non fu usata in maniera esclusiva fino al 13esimo secolo e non era adottata universalmente durante il periodo romano. “In maniera esclusiva” non è nemmeno tanto corretto anche perché molti produttori di orologi moderni conservano la forma “IIII”.

Ma c'è di più: leggendo qua e là, ho scoperto che la forma con la sottrazione è stata sviluppata dopo la forma con l'addizione. Lo si può capire dal fatto che quella con la sottrazione è, di fatto, una sorta di abbreviazione. “IV” poteva rimpiazzare “IIII” in modo naturale perché richiedeva meno caratteri ed era meno impegnativo. (Lo si può vedere in modo più chiaro se si confrontano i “9”: “VIIII” è una forma imbarazzante con cui non vorresti avere a che fare, “IX” è molto più affascinante.)

Curiosità bonus: “M” non è mai stata usata dai romani per rappresentare il numero 1000 ma divenne popolare solo nell'Inghilterra del 15esimo secolo. BOOM!

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Grazie curatore che sospetto non volesse essere nominato in un report di questa caratura, dal tono delle sue mail. Voleva che citassi le seguenti fonti, una delle quali ho anche acquistato da Amazonperché é questo che sono, adesso:

Gordon, A. E. 1983, 44-7 Illustrated introduction to Latin Epigraphy, London.

Keppie, L. 1991, 21 Understanding Roman Inscriptions, London.

Inoltre mi ha anche ricordato di non essere un epigrafista latino e in questo abbiamo qualcosa in comune..

In definitiva: IIII va bene e anche IV va bene, potete smettere di preoccuparvi.

(E sì, la più grande lezione che potete imparare da questo articolo è che potete davvero chiamare il British Museum se avete qualche domanda su una delle loro collezioni e cercheranno una risposta per voi. E' una cosa così fantastica da scoprire che potrei fluttuare dalla felicità).

Riguardo l'autore

Christian Donlan

Christian Donlan

Features Editor

Christian Donlan is a features editor for Eurogamer. He is the author of The Unmapped Mind, published as The Inward Empire in the US.

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