La stranezza è forse un aspetto troppo spesso sottovalutato nel mondo dei videogiochi. Ciò che è strano d'altronde spaventa, è il classico non uniformarsi che tanti se non tutti cercano almeno a parole ma che poi di fronte alle dure leggi del mercato e alla dura realtà traballa e inciampa nei più classici dei fallimenti commerciali. Fortunatamente per quanto anche gli indie si stiano uniformando in grandi categorie e generi, c'è ancora spazio per un sentito elogio alla stranezza.

Sin dal primo trailer che abbiamo condiviso sulle nostre pagine, Legendary Gary sprizzava stranezza da ogni poro e sembrava la folle rappresentazione delle strambe idee della mente stessa del suo creatore solitario: Evan Rogers. Rogers ha curato praticamente ogni aspetto di questo curioso mix di avventura narrativa e combattimenti a turni e lo ha fatto disegnando a mano personaggi e ambientazioni e creando una visione personale e volutamente meno "stressante" possibile delle fasi strategiche.

Il mix è indubbiamente interessante ma è in grado di non rivelarsi solo un'accozzaglia di stranezze? Come spesso dimostrato una manciata di trailer non basta per giudicare e anzi sanno essere spesso molto fuorvianti. Fortunatamente sin dal primissimo impatto con la storia del giovane e pigro Gary le sensazioni sono state indubbiamente positive.

Siamo immediatamente schietti: appena abbiamo incontrato Gary abbiamo subito capito che questo ragazzo non ha assolutamente nulla di leggendario. Un piccolo gruppo di amici tra cui spiccano l'eternamente "felice" David e una ragazza di ormai lungo corso di nome Megan e una mamma che a quanto pare non ha alcuna intenzione di mandare via di casa il proprio bambino. Gary vive nello scantinato della casa della madre, lavoricchia saltuariamente a un supermercato locale ma in generale ha una vita completamente bloccata, priva di responsabilità o di prospettive.

Un mantenuto da una madre amorevole che non sembra intenzionato a cambiare assolutamente nulla di una vita in fondo così comoda e facile. Non ha ambizioni particolari né sogni da realizzare, un perdente a tutto tondo che trova un habitat naturale in una piccola stanzetta con un letto, un divano, una TV e un PC. Un PC che è uno degli alleati più apprezzati del protagonista, un amico che non giudica e che non dà consigli ma che permette di viaggiare verso mondi lontani e inesplorati, verso il mondo dell'RPG strategico "Legend of the Spear".

Giornate pigre e senza nulla da fare, qualche salto al supermercato per cercare di riottenere un lavoro, uno sguardo all'orto della mamma e in generale la solita vita che più che essere davvero vissuta scorre inesorabile, quasi solo osservata e sfiorata dal protagonista. Ma la routine di tutti i giorni prende una piega strana quando la vita reale e l'RPG strategico Legend of the Spear iniziano ad avere dei punti in comune spiazzanti e a tratti inquietanti. Si inizia con delle frasi praticamente identiche per passare a zone di contatto impensabili e impossibili da giustificare razionalmente.

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Chi non ha mai sentito una frase del genere?

Ma che cos'è Legendary Gary in parole povere? Nella vita reale è soprattutto un'avventura narrativa in cui viviamo l'evidente routine del nostro protagonista. Una routine che fortunatamente è intervallata da qualche rapporto umano davvero significativo e da dei dialoghi a scelta multipla con cui possiamo in un certo senso plasmare il nostro Gary. L'approccio più adatto permette anche di ottenere dei "punti motivazione", utili per riuscire a sfruttare certe opzioni di dialogo o anche come semplice strumento narrativo.

Le idee di Rogers sono davvero interessanti da questo punto di vista, così come la decisione di intrecciare la vita di Gary con il videogioco che sta giocando anche a livello di gameplay. Fuori dalla casa del ragazzo è infatti presente un orto che ogni giorno va curato non solo per compiacere la mamma ma anche perché le piante in salute garantiscono delle abilità all'interno dei combattimenti strategici di Legend of the Spear. Questo gioco nel gioco non propone una trama particolarmente fresca ma i continui intrecci nella narrazione e nel gameplay garantiscono un'aura di originalità non indifferente.

Se nella vita reale sono soprattutto i dialoghi a farla da padrone, nel mondo virtuale ci siamo destreggiati tra una manciata di puzzle semplici ma a loro modo geniali (la spiegazione sarebbe un crudelissimo spoiler) e soprattutto in fasi di combattimento impostate come il più classico degli strategici a turni. Utilizzando fino a un massimo di tre personaggi ci siamo trovati di fronte a nemici di varia natura dotati di abilità quasi sempre diverse e peculiari. Il livello di sfida non è mai elevatissimo per una precisa scelta di design: grazie a un semplice click è possibile vedere cosa succederà il turno successivo e capire gli effetti delle nostre azioni e di quelle dei nemici.

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I mostri sacri sono altri ma nella sua semplicità la strategia a turni di Legendary Gary funziona eccome.

Grazie a questa particolarità è possibile scegliere con attenzione quali spostamenti fare e quali abilità utilizzare. Si dà così vita a una battaglia strategica che nonostante il basso livello di difficoltà e la capacità di ripetere i turni giocati, riesce a garantire una buona dose di divertimento e coinvolgimento senza necessariamente puntare sulla difficoltà tanto in voga di questi tempi.

La narrazione, il gameplay e lo stesso aspetto puramente artistico sono legati a doppio filo ma non si può negare che tra i tre a spiccare sia soprattutto la storia, i dialoghi e i personaggi del gioco. Ci siamo ritrovati più di una volta a sorridere di fronte alle stramberie di un mondo bellissimo da scoprire e da condividere con un cast di adorabili reietti e di stereotipi volutamente esagerati. Il pregio più evidente di questo comparto è la capacità di non basarsi solo su una stranezza fine a se stessa ma di plasmarsi in qualcosa che ognuno di noi potrebbe aver vissuto in prima persona o comunque visto da vicino volgendo lo sguardo verso un parente o un amico. Legendary Gary è al di là di tutto una storia di vita vera, con cui immedesimarsi è decisamente più facile del previsto.

Allo stesso tempo non si può negare come sotto tanti aspetti l'opera di Rogers sia un concentrato di stile e bizzarrie forte di una cura artistica di assoluto valore. Dal punto di vista puramente visivo i disegni a mano convincono, sia nel mondo reale che in quello fantasy e le palette cromatiche vengono sfruttate sapientemente. Nulla è lasciato al caso, dato che sia nella rappresentazione di certe ambientazioni (il verde monotono del supermercato in cui lavora Gary) che in quella dei personaggi c'è alla base una scelta che va ben al di là del puro gusto e si fonda invece su decisioni stilistiche e narrative attentamente pensate. Se tutto ciò non bastasse le sonorità tratteggiate dall'artista di nicchia xXsickXx calzano a pennello a diverse situazioni di gioco e garantiscono un tocco in più davvero molto riuscito.

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I disegni di Evan Rogers trasudano stile da ogni schermata.

La stranezza come gemella dell'originalità e dell'unicità, soprattutto se come in questo caso non si rivela l'unica freccia all'arco di un creativo a tutto tondo come Evan Rogers. Legendary Gary è una storia che nella propria stranezza sa rivelarsi inaspettatamente vera e riuscita grazie a una struttura che sa incuriosire e a uno sviluppo dei personaggi che stupisce per profondità. Il cast cresce, cambia e diventa via via più complesso e questo aspetto non vale solo per il nucleo centrale dell'intera avventura.

Gary è un ragazzo che sa davvero stupire e che va incontro a una crescita francamente inaspettata. È in particolare grazie a lui e ai dialoghi con i coprotagonisti che questo progetto va oltre la sola stranezza abbracciando temi reali e attuali. Il lavoro, la vita senza prospettiva, la monotonia e in un certo senso anche la depressione, l'incapacità di attivarsi davvero per cambiare le cose. Quante sono le persone che in questo momento stanno provando sulla propria pelle le stesse identiche cose? In questa capacità di muoversi tra reale e fantastico sta il miglior pregio di un gioco che sa essere folle e che fa molto sorridere, senza rinunciare a far riflettere e a toccare anche le corde emotive dei giocatori. Tanto stile, tanta stranezza ma anche un'impensabile profondità.

8 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.