Nelle menti degli appassionati di motori, ci sono molti luoghi sinonimo d'imprese leggendarie, rischio e passione per la velocità. Se per le quattro ruote la sfida definitiva è rappresentata dal Nordschleife, per le due ruote il Santo Graal è indubbiamente il Tourist Thropy dell'Isola di Man, una competizione che si corre sulle strade che compongono lo Snaefell Course. Sessanta chilometri suddivisi tra 200 curve, decine di dossi, cunette ma soprattutto muretti, case, cartelli, pali della luce, marciapiedi a compromettere qualsiasi concetto di sicurezza. Si tratta della corsa più pericolosa del mondo, considerando il gran numero di morti che ogni anno fanno da contorno alle varie prove di diverse categorie di motociclette e sidecar. Ma non potrebbe essere diversamente vista la più totale assenza di vie di fuga e le altissime velocità raggiunte sia all'interno sia fuori dei centri abitati.

Kylotonn, conosciuta ai più per i suoi lavori in ambito rally con la licenza ufficiale WRC, si è portata a casa quella del TT Isle of Man pensando questo gioco per gli amanti delle moto che vogliono provare l'ebbrezza di sfrecciare a 290 all'ora sullo Snaefell Course cercando di fare il tempo migliore con due categorie distinte di moto, le Supersport da 600 cc. e le più potenti superbike da 1000 di cilindrata e oltre 200 cavalli di potenza. I contenuti non sono limitati al solo tracciato dell'Isola di Man, che è modellato su quello vero (per quanto non in laserscan) ma vedono anche la presenza di altre nove piste di fantasia dalle lunghezze variabili tra i tre e gli otto chilometri e ambientate in contesti differenti.

Le gare a disposizione sono quindi di due tipi: le classiche Tourist Trophy in cui i concorrenti partono scaglionati l'uno dopo l'altro, e in cui conta solo arrivare nel minor tempo possibile al traguardo O le gare sprint in cui si gareggia insieme ad altri piloti controllati dall'intelligenza artificiale, nelle quali invece è importante l piazzamento finale. Nel menu principale è quindi possibile sfruttare questi contenuti in molti modi diversi: nella gara singola è tutto a nostra disposizione ovvero le moto e le piste e le due modalità citate in tutte le combinazioni possibili, a cui si aggiunge il classico time trial.

La visuale da cupolino è indubbiamente la più emozionante ma per sfruttarla al meglio occorre tanta pratica con le piste.

Pilastro di TT Isle of Man è la modalità carriera, strutturata in modo piuttosto classico: si parte con un budget limitato che permette l'acquisto di una moto e si comincia a partecipare ad eventi uno dietro l'altro seguendo un calendario che mette in fila decine di gare, mescolando le varie modalità che abbiamo descritto finora. Nella carriera è importante l'aspetto economico: le vittorie o i piazzamenti servono ad accumulare il denaro necessario a coprire le spese d'iscrizione, acquisire fama ma soprattutto ad acquistare moto più potenti da usare nelle competizioni più ricche e difficili. Da notare che in caso di pessima gestione delle proprie finanze, ovvero quando non si possono più pagare le tasse di iscrizione o la manutenzione, la carriera finisce. Sarebbe stato interessante se alla voce delle uscite Kylotonn avesse messo anche i danni alla moto (è presente una voce riparazioni ma non abbiamo mai avuto denaro sottratto a questa voce), ma in questo caso, come capirete più avanti, nessuno sarebbe riuscito ad andare oltre il secondo mese di gare.

Ma veniamo al gameplay di questo TT Isle of Man: il sistema di controllo tramite joypad si avvale di numerosi aiuti alla guida che permettono di gestire automaticamente il cambio marcia, il controllo trazione, l'ABS e tutta una serie di aiuti esterni come la traiettoria ideale comprensiva di indicatore di frenata, le frecce che anticipano le curve in stile rally e la possibilità di riposizionare la moto a centro strada. Guidare senza aiuti è quasi impossibile e solo chi vorrà perseverare per mesi e mesi potrà arrivare a quel genere di skill che gli permettano di ottenere tempi decenti, visto che basta la più microscopica sbavatura con acceleratore e freno per stendersi senza la benché minima possibilità di controllo.

Fortunatamente è possibile impostare diversi livelli d'intervento di frenata e controllo trazione che rendono la guida praticabile anche per i novizi ma, di fondo, TT Isle of Mane rimane un gioco estremamente difficile anche a bassi livelli di difficoltà per una scelta ben precisa di gameplay da parte degli sviluppatori nell'adottare piste, anche quelle di fantasia, prive di qualsiasi via di fuga. Il che rende i lunghi anche a bassa velocità difficilmente recuperabili persino da parte dei giocatori esperti.

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Le moto sono abbastanza ben fatte, peccato il modello di danni sia inesistente.

Una decisione sicuramente condivisibile da parte di chi ha a cuore il realismo, ma che rende TT Isle of Man fuori della portata di chi pensi a rilassarsi con un gioco simularcade: non è solo la difficoltà dei tracciati a relegare il gioco sopra gli altri titoli motociclistici sul fronte della difficoltà, ma anche una serie di problematiche relative allo sviluppo che Kylotonn avrebbe potuto gestire in modo migliore. La prima è la scarsa possibilità di controllo data al pilota nel momento in cui commette un errore di traiettoria che porta la moto ad allargare o scodare, anche alle basse velocità. Un aspetto che rende qualsiasi mezzo assolutamente irrecuperabile a prescindere dalla tipologia e intensità degli aiuti attivati nel momento in cui si sbarba un muretto o si tocca un marciapiedi.

Se gli effetti di questa situazione si possono mitigare nelle competizioni TT dove la partenza è scaglionata, impegnandosi ad imparare a memoria il tracciato dopo innumerevoli riavvii, è nelle gare ruota a ruota che una competizione ad alti livelli di difficoltà quasi impraticabile a causa del gruppetto di moto dei nostri avversari che, da bravi bot, in alcune staccate fanno come se non ci fossimo, rovinando molto velocemente il divertimento ottenuto faticosamente fino a quel momento. Gli avversari non commettono mai errori solitari, né si toccano in gruppo, ma soprattutto sono nettamente più coriacei del giocatore nel resistere ai contatti. Se da un lato ciò permette un certo tipo di competizione quando si è in gruppo, al tempo stesso trasforma le gare in un esercizio di aleatorietà che ben presto scade nella frustrazione, soprattutto quando si corre su tracciati lunghi anche sette-otto chilometri in competizioni da più giri in cui basta una tamponatina leggerissima per farci lanciare il joypad contro il muro.

Se le gare tradizionali sono poco praticabili, è nelle prove TT e a tempo che il gioco ha i suoi punti di forza, in particolare nell'affrontare tutto lo Snaefell Course, imparando ogni centimetro della pista. Una sfida per pochi, visti i mesi d'impegno necessario ad assimilare a dovere ogni singolo tratto a cui si aggiunge chissà quanto tempo per portare le due tipologie di moto al limite delle loro capacità velocistiche, mettendosi in mostra sulla ladder ufficiale. Già riuscire a fare un giro senza errori è un achievement non da poco, ma sbarbare muri e lampioni a trecento orari, magari con la visuale dal cupolino, è veramente un affare per quei pochi che riusciranno a vincere il muro della frustrazione di cui sopra. E per questi la soddisfazione di padroneggiare il TT sarà enorme, per quanto limitata dai fattori esterni che appena citati che risultano decisivi nel penalizzare l'esperienza di gioco complessiva.

Graficamente TT Isle of Man non è un capolavoro ma svolge dignitosamente il suo compito. Lo Snaefell è talmente lungo che va imparato a pezzi, come in questo caso.

Più in generale la sensazione è che un testing più accurato avrebbe potuto portare il gioco ad essere un simulatore motociclistico di alto livello. Un obiettivo raggiungibile migliorando drasticamente l'IA dei piloti avversari ma soprattutto la gestione della moto in fase d'impostazione e di uscita dalla curva, magari dando al giocatore qualche arma in più per padroneggiare le perdite di controllo. In questo senso una sezione di setup dove lavorare su molle, altezze e rapporti del cambio avrebbe aumentato la complessità, a tutto vantaggio della profondità della fisica della moto. Anche diversificare maggiormente il comportamento dei vari modelli all'interno di una stessa categoria sarebbe stato molto utile ma se escludiamo la velocità di punta e le accelerazioni leggermente differenti, tutte le moto si somigliano moltissimo tra loro.

Graficamente il gioco se la cava senza infamia e con poca lode; da quello che abbiamo visto si tratta di uno spin-off a livello tecnico di Motorcycle Club che sempre Kylotonn ha pubblicato nel 2014, senza riscuotere particolare successo. La versione PC da noi provata è capace di garantire i 60 frame al secondo al massimo livello di dettaglio in modo molto stabile anche su un computer di fascia media (Intel I7 4770 con GeForce GTX 970), rendendo il gioco perfetto per un supporto a visori come Oculus e HTC che purtroppo non è garantito.

L'età dell'engine è evidenziata dalla presenza di numerosi elementi a bordo pista di qualità medio-bassa, e dalla mancanza di effetti importanti di fumo, scintille nelle cadute e del maltempo. Le motociclette sono realizzate abbastanza bene grazie a un buon dettaglio e a texture di qualità più elevata, ma sono compensate da un pilota non eccezionale per quanto riguarda le animazioni di mani, piedi e nelle transizioni del corpo da una parte all'altra della moto, non particolarmente agili. Il ragdoll del pilota quando cade è piuttosto scarso, visto che assume sempre la stessa posizione in stile Tutankhamon anche quando centra a 270 all'ora oggetti che dovrebbero farlo ruotare come uno spinner nello spazio a tempo indefinito.

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Imparare le piste con la traiettoria migliore è essenziale ma a volte non è nemmeno sufficiente visto che molte staccate sono prive di riferimenti: alle alte velocità il bordo pista viene sfocato considerevolmente.

Per scelta tecnica il suo corpo perde consistenza all'istante per evitare di farlo colpire da chi sopraggiunge, mentre la moto invece rimane corporea, causando incidenti piuttosto ridicoli che fanno schizzare per aria in verticale i malcapitati che la travolgono, ma non generano mai cappottamenti realistici: di pezzi che volano o deformazioni della motocicletta in seguito a botti clamorosi nemmeno a parlarne. Discreto è il sonoro, ma si limita agli effetti sonori di motore, marce, vento e ovviamente contatti e cadute, compensato da una discreta localizzazione in Italiano. In conclusione, questo TT Isle of Man ci sembra un gioco riuscito a metà, che avrebbe giovato di un corposo betatesting sul fronte del gameplay puro che, se ben fatto, lo avrebbe reso appassionante in ogni modalità. Si doveva mantenere un elevato livello di sfida nelle gare contro l'IA senza far impazzire il giocatore con continui riavvii che rovinano il divertimento, soprattutto della modalità carriera quando la continuità di risultati è indispensabile per progredire.

Queste problematiche non precludono del tutto il divertimento che il gioco è in grado di offrire: nelle mani di un pilota esperto e molto paziente, le sfide a tempo dello Snaefell e di un paio di piste di fantasia possono regalare belle emozioni, soprattutto per chi ha il fegato di correre con la visuale da cupolino che rende ancora più difficile valutare le traiettorie e punti di frenata. Purtroppo solo i veri irriducibili riusciranno a trarre il massimo da TT Isle of Man, ed è un peccato perché stavolta c'erano tutti gli ingredienti giusti per sfornare un gioco motociclistico epico, capace di elevarsi rispetto alla massa con un'offerta in grado d'intrigare i maniaci delle due ruote a tutti i livelli.

6 /10

Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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