Nintendo Labo - prova

Il cartone di Nintendo diverte e funziona.

Labo è l'ennesima scommessa di Nintendo. Un rischio che l'azienda giapponese avrebbe potuto senz'altro evitare. Switch ha dimostrato nel suo primo anno di vita di avere le carte in regola per far breccia nel cuore dei videogiocatori. Il concept stesso di console ibrida è talmente potente da poter trascinare con tranquillità le vendite per tutto il ciclo vitale della macchina, a patto che i bei giochi continuino ad arrivare regolarmente.

In quel di Kyoto, però, non sono capaci di starsene con le mani in mano. La filosofia di Nintendo è chiara: il progresso tecnologico non deve coincidere solamente con un incremento di prestazioni, ma al passaggio da una generazione all'altra occorre sempre innovare, stupire e, cosa che più interessa agli azionisti, andare a caccia di nuovi mercati. Far breccia nel cuore dei videogiocatori non basta, da sempre una delle missioni della Grande N è quella di formarne di nuovi, e Labo è l'ariete con cui intende sfondare le porte e conquistare i soggiorni di tutte le famiglie.

L'idea alla base del prodotto è tanto semplice quanto geniale. In ogni confezione troviamo una serie di fogli di cartone prestampati e pretagliati. Spetta a noi il compito di staccare i vari pezzi dai fogli e, seguendo le istruzioni, montare i Toy-Con. Se sentite il termine per la prima volta, sappiate che questo è l'originale gioco di parole con cui Nintendo identifica le sue ultime folli creazioni. Il nome richiama subito alla mente i peculiari controller di Switch, i Joy-Con, ed è proprio la tecnologia contenuta nei piccoli ma versatili dispositivi che sganciamo dalla console a dare vita a questi innovativi giocattoli fai da te.

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All'apertura della scatola notiamo subito come il colore naturale del cartone predomini sugli altri. Il design minimale lascia spazio alla personalizzazione.

È più corretto parlare di giocattoli o videogiochi? Senza dubbio Labo promuove un tipo di divertimento meno virtuale, più concreto e tattile, accostabile a quello di altre attività che stimolano la creatività e la fantasia dei più giovani. Anche la fase di montaggio non è semplice preparazione ma diventa parte integrante dell'esperienza ludica, proprio come avviene con i Lego o costruzioni simili.

Dobbiamo ricordarci però che Labo non è fatto di solo cartone. Senza la cartuccia di gioco, che ovviamente troviamo inclusa nella scatola, i Toy-Con possono essere utili per accendere il camino e poco altro. In un modo o nell'altro lo schermo della console è sempre sotto gli occhi del giocatore, e varrebbe forse la pena introdurre il neologismo di "videogiocattoli" per esprimere al meglio la coesistenza di due nature opposte, in grado di arricchirsi a vicenda e di creare qualcosa di totalmente nuovo.

Dei due pacchetti disponibili al lancio noi abbiamo avuto modo di provare il kit assortito, una raccolta di cinque diversi Toy-Con: le macchinine radiocomandabili, la moto, la canna da pesca, la casa (una specie di tamagochi gigante) e il pianoforte. Non siamo in grado ora di dare un giudizio definitivo sul kit, abbiamo bisogno di più tempo per esplorare con calma tutto ciò che ha da offrire il software, per sperimentare con gli strumenti messi a disposizione e anche per valutare eventuale usura dei materiali dopo un utilizzo prolungato. In fase di recensione analizzeremo quindi nel dettaglio i diversi "videogiocattoli" del kit, nel frattempo vogliamo raccontarvi come abbiamo vissuto il primo impatto con l'universo di Labo.

A colpire sono innanzitutto le dimensioni della confezione. La scatola di un kit Labo è bella grande, più grande di quanto avessimo immaginato guardando i numerosi video diffusi da Nintendo nel corso degli ultimi mesi. Il che ci fa irrimediabilmente sentire un po' sciocchi. Due rapidi calcoli sul numero e sul volume dei Toy-Con inclusi e... sì, avremmo dovuto capire fin da subito che il formato non sarebbe stato tascabile.

Una volta aperta, alzando la parte frontale come fosse una valigetta, il contenuto si presenta in modo ordinato. I ventotto fogli con i pezzi da montare sono impilati l'uno sull'altro, facilmente distinguibili dal colore, da un simbolo e da una lettera posizionata in alto a sinistra, in questo modo trovare il foglio contenente il pezzo che cerchiamo è sempre un gioco da ragazzi. Sulla parte destra della scatola fa bella mostra di sé la custodia con la cartuccia di gioco, affiancata da tre semplici istruzioni: prendi il software, avvialo, monta seguendo le istruzioni a schermo.

Tutte le istruzioni di montaggio dei Toy-Con sono infatti registrate all'interno della cartuccia e sono realizzate con una cura estrema. Al primo avvio ci viene chiesto di montare un supporto per il Joy-Con, in pratica un astuccio di cartone dentro il quale inserire uno dei controller. Un accessorio pressoché inutile, ma presumiamo sia solamente una scusa per spiegare al giocatore come controllare le istruzioni su schermo. Possiamo infatti far avanzare l'animazione a diverse velocità, riavvolgere per ripercorrere i passaggi precedenti, zoomare o ruotare l'immagine, il tutto attraverso semplici ed intuitivi controlli touch. La console, ovviamente, non dev'essere inserita nel dock.

Le animazioni mostrano il montaggio passo per passo e sono estremamente dettagliate. Niente viene lasciato al caso, niente viene lasciato alla supposizione del giocatore. È davvero impossibile sbagliare o saltare un passaggio. Oltretutto sono molto piacevoli da seguire, accompagnate da melodie funky e da effetti sonori in pieno stile Nintendo.

Prendendo in mano un foglio di cartone notiamo subito quanto sia sottile. In video il materiale adoperato dava la sensazione di essere più spesso e resistente. Dal vivo invece i singoli pezzi appaiono fragili, ed è soprattutto staccandoli dal foglio che nascono le prime perplessità. Nonostante tentassimo di maneggiare tutto con massima attenzione bastava un minimo di pressione per lasciare segni, graffi e pieghe sui pezzi di cartone. Tanti moduli presentano dettagli sottili, e l'impressione è che con in po' di impeto ed entusiasmo si possano facilmente causare dei danni. Sconsigliamo di lasciare questa operazione in mano ad un bambino, meglio che ci sia sempre un adulto a supervisionare.

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Le istruzioni di montaggio sono perfette. Impossibile sbagliare o saltare un passaggio, e sono anche piacevoli da seguire.

Sorprende però scoprire come un materiale all'apparenza così delicato possa essere utilizzato per costruire qualcosa di resistente. Una volta piegati ed incastrati fra di loro i vari pezzi, infatti, i Toy-Con appaiono solidi. Possiamo strimpellare energicamente sul pianoforte o menare a destra e a manca la canna da pesca ruotando con foga il mulinello, non si ha mai la sensazione che qualcosa si stia per rompere o staccare.

Merito soprattutto dei tanti accorgimenti studiati per aumentare la stabilità e robustezza delle periferiche. Spesso per esempio le istruzioni ci chiedono di inserire fra due moduli uno o più pezzi di cartone piegato a metà, in questo modo si vanno a stratificare le giunture più sensibili, rafforzandole. Certo, sempre di cartone si tratta, occorre prestare un minimo d'attenzione, ma se non lasceremmo un bimbo a costruire da solo, ci sentiamo tranquilli a lasciarlo giocare liberamente con un Toy-Con fatto e finito.

Ultimo dettaglio degno di nota è la precisione con cui i Joy-Con rispondono ai diversi comandi. Era il nostro dubbio più grande, in particolare dopo aver constatato con quanta frequenza i giroscopi dei controller debbano essere ricalibrati quando utilizzati in altri giochi. Non so se in questo caso sia merito del della programmazione o di come i Joy-Con siano posizionati all'interno delle periferiche, lavorando spesso in coppia, ma nelle prime ore di gioco non abbiamo mai inveito contro sensori di movimento imbizzarriti.

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Nonostante la cura con cui abbiamo maneggiato ogni singolo, basta un po' di pressione per segnare il cartone. Un bambino poco attento rischia di fare danni in fase di montaggio.

Eccezionale poi l'efficienza della videocamera ad infrarossi, soprattutto quando il Joy-Con viene inserito all'interno del piano. Gli adesivi riflettenti posizionati sui tasti vengono letti con precisione, ed è incredibile pensare che fino ad ora abbiamo utilizzato questo strumento solo per fingere di mangiare panini in 1-2 Switch.

Le nostre prime prove sembrano suggerire che Nintendo sia riuscita a mantenere le promesse. Il kit assortito ci dà subito un assaggio di quelle che sono le potenzialità del progetto e ci dimostra che i Joy-Con separati non servono solo per giocare spaparanzati sul divano. Rimane da capire quanto può effettivamente intrattenere questa collezione di giochi ed esperienze, quanto a lungo potrà stimolarci a inventare nuovi modi di giocare e creare.

Labo, tecnicamente, funziona. Non possiamo che provare immensa stima per le menti dietro un progetto così ambizioso, la cui fortuna o sfortuna dipenderà da un alto numero di variabili, prima fra tutti la precoce maturità dei bambini di oggi. Ma a prescindere dal successo commerciale, possiamo affermare con sicurezza che Nintendo la scommessa l'ha vinta in partenza. Almeno sulla carta. O sul cartone, in questo caso.

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Riguardo l'autore

Ugo Ottolenghi

Ugo Ottolenghi

Redattore

Ha trascorso metà della sua vita sui libri, l'altra metà davanti ad una macchina da espresso. La sua grande passione però rimangono i videogiochi, su cui vorrebbe scrivere libri sorseggiando caffè.

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