Dragon's Crown Pro - recensione

Per Atlus e Vanillaware Ť di nuovo tempo di mostrare i muscoli.

Fa ancora un certo effetto giocare a un bel beat'em up nel 2018, anche se abbiamo riesplorato il genere spesso e volentieri tra gli indie che lo ripropongono e il retro degli emulatori che non muoiono mai. Parliamo infatti di un genere che andava di moda e che era tecnicamente perfetto sulle schede arcade delle sale giochi e sui sistemi casalinghi a pochi bit di una volta, dove si faceva la storia del videogioco avanzando di livello in livello, sempre camminando verso destra.

Tra i tanti esempi che si rincorrono nella nostra mente c'è quel Dungeons and Dragon's Tower of Doom che ha ispirato l'ultimo nato dalla mente di George Kamitani e dal suo studio di sviluppo, Dragon's Crown. Uscito originariamente su PlayStation 3 e PlayStation Vita, ne ha incarnato perfettamente lo stile mantenendo inalterate le meccaniche di base eppure portandole al massimo delle potenzialità grazie ad un combat system complesso ma facilmente assimilabile, e a una grafica originale e curatissima.

Una caratteristica questa che da sempre ha contraddistinto i lavori degli sviluppatori, i Vanillaware, praticamente una costola di Atlus staccatasi tempo fa, pur rimanendo sempre fedele per le pubblicazioni. L'unico grosso errore fu probabilmente quello di uscire alla fine del ciclo vitale delle piattaforme, con l'incombente arrivo delle console di attuale generazione a risucchiare gran parte dell'attenzione di noi giocatori.

1
Lo stile di Dragon's Crown è davvero inconfondibile, firma di Vanillaware.

Tuttavia, con un livello generale indiscutibilmente alto e tanto stile da vendere, il titolo di Vanillaware si è ritagliato una buona fetta di fan e quindi la possibilità di tornare oggi in versione migliorata su PlayStation 4, un processo che aveva già rivisitato anche Odin Sphere. Ben cinque anni dopo, quindi, possiamo rimetterci in cammino per le strade di Hyde Land, il regno dove si svolgono le avventure di Dragon's Crown Pro, impersonando uno dei sei iconici eroi tra l'Amazzone, il Nano, il Cavaliere, lo Stregone, la Strega e l'Elfa.

Iconici tanto quanto lo stile di combattimento che tutti ci immaginiamo una volta al loro comando. Diretto e fisico con i primi tre, a distanza e più ponderato con i restanti. Anche stavolta l'impostazione da beat'em up a scorrimento orizzontale è più che intatta, anzi, è seguita in maniera ortodossa dallo studio giapponese. In un panorama moderno che ci propone open world dagli orizzonti sconfinati, con Dragon's Crown preparatevi a tornare alla struttura di livelli fatti di corridoi brevi spezzati da schermate nere, uno dopo l'altro. Un salto indietro che spiazza i più giovani ma che si fa amare nel giro di un paio di quest.

Il divertimento e la soddisfazione che si provano durante gli scontri con i tantissimi tipi di nemici sono frutto di un combat system che unisce sapientemente le meccaniche migliori dei maggiori esponenti del genere ad alcune originali, arricchendo il tutto con la personalizzazione dell'equipaggiamento e delle abilità da RPG. Qualche elemento distintivo e veramente nuovo c'è, come ad esempio il cursore attivabile tramite il movimento della levetta analogica destra, che permette di impartire ordini ai compagni di squadra e allo scaltro Rannie, praticamente il settimo eroe, l'unico capace di forzare le serrature di porte e scrigni di tesori.

Resta però sempre alta l'immediatezza nell'intraprendere una quest e affrontare le orde malefiche che si frappongono di fronte a noi, quadro dopo quadro fino ad arrivare al boss di fine livello. Come tutto il resto del gioco, anche questi sono decisamente ben caratterizzati e offrono un livello di sfida alto che costringe a diversi approcci nella strategia. Oggi si direbbe "souls-like", ma i giocatori navigati sanno bene che questo tipo di scontri era decisamente comune tempo addietro. Ogni boss dello stage è diverso dall'altro, con i propri pattern e i propri tempi d'attesa, da comprendere al meglio prima di sferrare un attacco.

Già dimostrato anni fa, ancora oggi il talento della software house nipponica è evidente con l'avanzare delle ore di gioco, proporzionali all'esperienza che accumuliamo e alla padronanza di ogni comando impartibile al personaggio di turno. Un sistema che è la sintesi di decadi di esperienza degli sviluppatori in questo genere, e che permette sia di essere imparato facilmente, sia di essere sfruttato in modo spettacolare con concatenazioni di colpi a terra, in volo e con l'uso della magia. Forse è solo dopo una decina d'ore che si acquisisce la piena padronanza del titolo, quando tutte le sue meccaniche sono state sbloccate e sviscerate e ci si esibisce in partite ricche di varianti.

Si parte da soli, da inesperti avventurieri in compagnia del solo Rannie, ad iscriversi alla Gilda cittadina per dare uno scopo alla nostra lama e scoprire cosa si cela dietro i misteri del regno. Man mano che si progredisce, si sbloccano armi di grado sempre più potente, armature più resistenti e amuleti dalle proprietà magiche. Ritrovando le ossa di avventurieri coraggiosi ma più sfortunati di noi, potremo resuscitarli e assoldarli per combattere al nostro fianco. Così, quest dopo quest, gli strumenti a nostra disposizione aumentano sempre di più, tanto che alla fine Dragon's Crown si trasforma quasi in un gioco diverso, ma divertente e spettacolare sin dall'inizio.

2
In quattro giocatori, le battaglie infuriano e diventano una gioia per gli occhi, ma anche molto confusionarie.

La prima cosa che salta all'occhio quando si gioca a Dragon's Crown, a proposito di caratterizzazione e spettacolo, è proprio lo stile grafico adottato da Vanillaware e che ha reso celebre Kamitani, game director e fondatore. Il design di personaggi, avversari ed NPC, estremizzati nella muscolatura e spesso nelle proporzioni, dà a tutta la produzione uno stile praticamente unico. Un'originalità che distingue la serie, che osa e che rischia, se così si può dire, visto che c'è chi la ama e se n'è innamorato, e chi proprio la detesta.

È indiscutibile però che graficamente il titolo brilli in cura e ricchezza di dettagli, soprattutto nei colori, sempre tantissimi a schermo. Donano sfumature intense alle ampie pennellate, quasi di stampo impressionistico, che formano le figure a schermo sia nelle animazioni rapide quando si combatte, sia in quelle statiche di dialogo con gli NPC. Un giudizio finale che in fin dei conti è molto soggettivo, che noi però diamo in maniera positiva senza troppi dubbi premiando l'estro e il coraggio.

La versione che possiamo giocare oggi ha come sottotitolo "Pro", che lascia intuire una delle migliorie apportate, ovvero la risoluzione maggiore di tutti gli sprite in movimento e tutti i fondali, fino al 4K che riesce a raggiungere proprio su PlayStation 4 Pro. La già ottima veste dell'originale migliora ulteriormente quindi, e con essa anche un'altra componente dell'aspetto tecnico: la colonna sonora. In puro stile fantasy, la colonna sonora è stata infatti riarrangiata per l'occasione da un'orchestra vera e propria e la differenza, è il caso di dirlo, si sente. I toni roboanti che accompagnano le battaglie e le dolci melodie a decorare le storie descritte dal narratore rendono tutta l'azione ancor più epica e dopo qualche partita ci risuonano piacevolmente in testa.

3
Ogni classe può acquisire abilità speciali, come scagliare più frecce contemporaneamente, e abilità comuni, come aumentare i punti salute massimi.

Un'altra delle novità che la versione Pro porta in dote è il cross-play nella sezione multiplayer, che accoglie sia i nuovi giocatori che quelli vecchi di PS3 e Vita. In questo modo la caratteristica migliore di Dragon's Crown, ovvero il gioco cooperativo fino a quattro combattenti, viene ulteriormente marcata. Le battaglie in compagnia di amici acquisiscono così una complessità maggiore grazie alla grande scalabilità del combat system. Con il multiplayer online è possibile raggiungere altri giocatori nelle loro partite (anche con livelli più avanzati dei nostri) e accumulare più facilmente punti esperienza e armi più rare. Ci possono anche dare una mano se non riusciamo a superare le nostre quest, ma non dovrebbe essere troppo problematico con un po' di paziente farming.

Fondamentalmente però si tratta di un aggiornamento tecnico del Dragon's Crown originale senza stravolgimenti di sorta o aggiunte di rilievo, che probabilmente nella mente dello sviluppatore era destinato a chi gioca al titolo per la prima volta, vista la "retrocompatibilità" con chi gioca su PS3 e Vita. I difetti che si porta dietro restano anch'essi gli stessi. La scelta di restare fedeli ai crismi del genere non permette alla componente narrativa di sfruttare altro se non i binari costretti dal narratore e dialoghi in stile Visual Novel, senza ulteriore caratterizzazione dei nostri eroi, bloccati in stereotipi muti e non personalizzabili se non nei colori e nell'equipaggiamento.

Equipaggiamento che neanche in questa versione Pro altera l'aspetto del personaggio, che cambia soltanto in qualche dettaglio dell'arma utilizzata. Una delusione vista l'abbondanza e la cura del resto del gioco. Addirittura la grande quantità di effetti grafici e colori utilizzata rischia spesso di rendere le battaglie più concitate in un tripudio di animazioni, belle da vedere ma disorientante nello scegliere il giusto tasto da premere per continuare la combinazione.

4
Il mix di mosse combinabili raggiunge numeri elevati e aumenta con l'avanzare del gioco.

La struttura a livelli con boss finale è poi una costante del gioco e potrebbe venire a noia nelle partite molto lunghe. Un ciclo che si ripete e si ripete, e spesso è obbligatorio per completare le missioni secondarie e aumentare di livello, migliorare l'equipaggiamento e poter proseguire nella quest principale. Questo, unito alla trama non troppo consistente, rischia di far diventare i livelli semplici espedienti per il grinding, e l'ennesimo scontro con la viverna di turno non sarà più così esaltante.

Altri difetti possono essere trovati nell'aspetto grafico. Come detto, lo stile peculiare ha conquistato tanti fan quanti hater in giro nella rete, e non a tutti infatti va giù questo tipo di rivisitazione fantasy, che altera diversi elementi classici. Per alcuni è un deterrente che fa scartare completamente l'acquisto. Va scelto poi se acquistare o meno questa remaster per PlayStation 4 o se andare a recuperare la versione Vita, visto che il genere (e il grinding che propone) si presta molto bene al gioco in mobilità.

Tutto sommato però, i pregi superano di gran lunga i pochi difetti. Dragon's Crown è un pilastro moderno dei beat'em up e in questa versione Pro si migliora ulteriormente. Uno spettacolo da giocare e guardare, soprattutto in compagnia di amici online o in locale. Se ve lo foste persi nella scorsa generazione, è tempo di rimediare: affilate le lame e pompate i muscoli, Hyde Land ha bisogno di voi.

9 /10

Leggi la nostra guida al punteggio

Vai ai commenti (17)

Riguardo l'autore

Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora Ť passato a Outcast 2.

Contenuti correlati o recenti

Articoli correlati...

Recensione | Gloomhaven - Dal cartone al digitale il passo Ť... falso

Il celebre gioco da tavolo arriva in formato digitale.

'The Elder Scrolls VI dovrŗ essere un gioco decennale' come Skyrim

Todd Howard punta forte su The Elder Scrolls VI.

Project Awakening Ť vivo e il nuovo video sfoggia un Cyllista Engine che flirta con il fotorealismo

Cygames ci mostra il motore grafico alla base di Project Awakening.

The Elder Scrolls VI potrebbe non uscire prima del 2026

Sarŗ un'attesa lunghissima per The Elder Scrolls VI?

Commenti (17)

I commenti ora sono chiusi. Grazie per avere partecipato!

Nascondi i commenti coi punteggi più bassi
Ordine
Visualizza