In una delle innumerevoli interviste rilasciate prima della pubblicazione di God of War, Cory Barlog ha espresso la sua opinione su un possibile confronto con The Last of Us. Il Director ha allontanato la sua nuova creatura da qualsiasi tipo di comparazione, anche se il concetto della figura paterna avvicina decisamente il lavoro di Santa Monica a quello di Naughty Dog. Partendo proprio da questo punto ci siamo chiesti quanto effettivamente possano avere in comune Kratos e Joel, un dio spartano ed un comune mortale. Le conclusioni a cui siamo arrivati risultano piuttosto interessanti ed oggi ne vogliamo parlare con voi.

Prima di proseguire nella lettura avvertiamo i nostri lettori che questo articolo contiene spoiler riguardanti The Last of Us e God of War.

Una volta grattata via la superficie delle differenze spazio-temporali, i punti di contatto tra i due personaggi sono molteplici, e non solo in quanto rappresentazioni della paternità. In primis il concetto comune di sopravvivenza, punto di forza per entrambi: non importa quale sfida attenda il loro cammino, o quanto ardua possa essere. Qualsiasi ostacolo può essere superato, a patto di mantenere il sangue freddo. Una forma mentis talmente radicata da diventare l'argomento principale per molti scambi di battute nei rispettivi giochi. Il mondo è un posto pericoloso, e la pietà non è di casa né nella remota Midgard, né dopo un'apocalisse zombi. Per sopravvivere è necessario tuttavia un addestramento: per Kratos rappresenta l'unica via per educare un figlio, eredità della sua vita nell'esercito spartano, al punto tale da apparire più come un sergente istruttore che come un padre.

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Atreus per molto tempo teme il confronto col padre, e si limita ad obbedire ai suoi ordini.

Per Joel è il bagaglio d'esperienza di chi ha visto la fine del mondo che conosciamo, e che nel nuovo ordine sociale ricopre il ruolo del contrabbandiere che accetta incarichi pericolosi. L'uomo ha anche vissuto per diverso tempo in luoghi poco sicuri (lo si apprende durante il confronto col fratello Tommy), e neanche il giocatore ha la minima idea di cosa abbia fatto dopo la morte della figlia.

Proprio la perdita è l'ennesimo punto di contatto tra i due titoli. Nel 2013 Naughty Dog inscenò in maniera magistrale il dramma di Joel e le conseguenze sulla sua psiche. L'uccisione della figlia Sarah nelle prime fasi di The Last of Us ha rappresentato uno dei punti più alti raggiunti nella narrativa di un videogioco. Dopo il tragico fatto quello che ritroviamo è un uomo spento, scorbutico e poco incline alle gentilezze. Il premuroso padre che esisteva un tempo è morto insieme a Sarah. Kratos invece è un antieroe per eccellenza, maledetto sin dal principio per il suo patto con Ares (fatti risalenti all'inizio della serie nel 2005), carnefice della sua stessa famiglia per colpa di un inganno e successivamente assetato di vendetta verso l'intero Olimpo. Anche in quest'ultima trasposizione il lutto colpisce duramente il dio spartano con la dipartita della madre di Atreus, Faye. Nel canovaccio ideato da Cory Barlog questa scomparsa rappresenta il motore principale delle vicende e l'inizio di un viaggio che altrimenti non sarebbe mai iniziato.

Uomini dilaniati a tal punto nella sfera emotiva risentono quindi di strascichi nel rapporto con le altre persone, una diffidenza difficile da aggirare, e che per forza di cose viene ricambiata. Ad un'analisi più accurata di God of War si nota come Atreus, pur obbedendo al padre e rispettando il suo ruolo, ne sia intimorito. Questo comportamento è frutto della lontananza affettiva di Kratos, che aveva lasciato l'educazione del ragazzo alla madre fino all'inizio dell'avventura. La morte di Faye però assegna allo spartano un compito a cui non aveva prestato attenzione prima, che necessita di una vicinanza inedita tra i due protagonisti. Il dio della guerra prova a testare le capacità del ragazzo, ma al minimo errore lo punisce e lo considera inadatto a soddisfare l'ultimo desiderio della madre: arrivare al monte più alto di tutta Midgard per spargere le ceneri della donna.

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Il rapporto tra Joel ed Ellie nasce come una costrizione, influenzato dal trauma che l'uomo ha vissuto.

Questo viaggio assieme inizia perché costretti ad abbandonare la propria casa, non più sicura. Il rapporto tra Joel ed Ellie nasce invece come una missione: scortare la ragazza di straforo al gruppo ribelle delle Luci. Il protagonista di The Last of Us vede la giovane come un fardello ingombrante e rumoroso. In un mondo che uccide al minimo errore, la fiducia verso uno sconosciuto porta a commetterne: per esempio i due sono costretti a macinare diversi chilometri prima che Joel affidi ad Ellie un'arma. La stessa coprotagonista vive in malo modo l'esser "trasferita" da un responsabile all'altro, e rigetta qualsiasi consiglio del suo tutore, a cui però si affeziona col tempo.

È proprio l'affetto uno dei temi fondamentali che ritroviamo nelle due esclusive Sony, o meglio, la difficoltà nell'esprimerlo. Kratos in più di un'occasione vede il figlio in difficoltà di fronte a scelte lontane dalla sua natura pacata (tuttavia necessarie), come il dover uccidere un animale o un uomo. In una delle cutscene di God of War si nota come lo spartano voglia rincuorare il giovane dopo aver conficcato il pugnale nella gola di una preda, ma la sua mano si ferma prima di una rassicurante carezza. Midgard è pronta a punire ogni calo di attenzione, e l'arrivo di un troll durante l'incertezza di Kratos ne è la dimostrazione. Anche Joel vive difficoltà di questo tipo, incapace perfino di ringraziare Ellie dopo esser stato salvato dalla ragazza. Quando il rapporto tra i due personaggi di The Last of Us diventa più profondo, l'uomo oppone una certa "resistenza" emotiva alla ragazza, sempre a causa della perdita iniziale. Una figlia deceduta è un bagaglio troppo pressante per provare nuovamente affetto, e per molto tempo la giovane viene trattata solo come una scocciatura.

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La perdita della figlia rappresenta per Joel una ferita impossibile da superare.

Alla fine di tutte queste difficoltà, arriva tuttavia l'accettazione di Atreus ed Ellie: per Kratos è il riconoscere al figlio le sue capacità, il vederlo come giovane uomo pronto a lottare e non come infante da proteggere. La scelta finale di affidargli le ceneri di Faye nel tratto conclusivo del viaggio ne è sicuramente il simbolo, ma l'evoluzione del rapporto tra padre e figlio passa attraverso momenti significativi in cui il ragazzo viene investito da una fiducia crescente. God of War termina con "risposte" che lasciano diversi quesiti sul futuro dei suoi protagonisti, ma ci regala anche una certezza: qualsiasi nemico i due troveranno lungo il loro cammino, lo affronteranno insieme.

L'accettazione di Joel arriva invece con un exploit di egoismo: la scelta di salvare la vita di Ellie e condannare l'umanità a non trovare una cura per il Cordyceps, il fungo che tramuta chiunque in creature assetate di sangue. La ragazza sarebbe morta in seguito ad un'operazione chirurgica, fatta dalle Luci per esportare la mutazione radicata nel cervello della giovane, da cui ricavare un vaccino per l'epidemia. Perfino in seguito Joel mente spudoratamente alla ragazza, affermando che le Luci non avessero più bisogno di lei. Non è solo l'accettazione del rapporto con la giovane, ma una vera e propria conferma introspettiva: lei è la sua unica ragione di vita. Nonostante ovunque il mondo stia sopravvivendo con estreme difficoltà al fungo parassita, l'uomo sa in cuor suo di essere perso senza Ellie, e nessuno gliela porterà via.

In conclusione, a The Last of Us va sicuramente riconosciuto il merito di aver fatto da apripista ad una narrazione più curata, che pone un accento significativo sulla figura paterna. Questo nuovo God of War sembra prendere d'ispirazione l'opera di Naughty Dog, arricchendo Kratos di una profondità inedita rispetto al passato. I punti di contatto tra i due sono tanti e speriamo di avervi mostrato questi personaggi sotto una luce diversa. Alla fine non possiamo che gioire di queste opere: nulla può essere più profondo dell'amore di un padre.

Riguardo l'autore

Gabriele Carollo

Gabriele Carollo

Redattore

Si barcamena nello scrivere da pochi anni, tra ettolitri di birra e mostrando con orgoglio la sua barba. Se cercate un consiglio fraterno e senza fronzoli, è l’uomo che fa al caso vostro.

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