Le sfide nella vita non sono mai finite e anche quando sei sul tetto del mondo basta sedersi un attimo per vedere i concorrenti superare a destra, magari con il medio bene in vista. Da quel momento in poi, per riprendere lo slancio, la fatica sarà doppia e prima di vedere dei risultati chissà quanto tempo dovrà passare.

Il mondo dei videogiochi in questo non sono molto diversi, basti pensare a serie come NBA Live, Sonic o recentemente a PUBG. Uno degli emblemi di questo processo è però Pro Evolution Soccer. Un marchio che nei primi anni duemila macinava numeri da record, riuscendo a coniugare l'amore indiscusso da parte degli appassionati con una qualità indiscutibile. Gli anni sono passati, la posizione di leadership è stata persa, ma soprattutto Konami è stata lenta ad invertire la rotta, cambiare le persone al timone del progetto PES e ridare alla serie la dignità e la qualità che merita.

Proprio quando la rincorsa sembrava quasi completa, perlomeno guardando i giudizi di stampa e pubblico, non l'impietoso report commerciale, ecco che Konami perde l'esclusiva di quella che senza dubbio è la sua licenza più scintillante: la Champions League.

Adam Bhatti, l'uomo che negli anni è diventato il volto di PES, vede in questo un sacrificio necessario per liberare risorse che la produzione potrà investire in nuove acquisizioni e licenze. Se, invece, questo sarà un colpo ferale alle ambizioni di PES di riconquistare il trono delle simulazioni calcistiche, lo sapranno solo i posteri.

C'è da dire che negli anni Konami non è mai riuscita a valorizzare la licenza UEFA, sfruttata solo per delle modalità torneo legate alle coppe nelle quali, oltretutto, non era possibile trovare tutti i team ufficiali e poi il nulla. Lasciando stare che EA, a questo punto di vista, ha immediatamente mostrato come sfruttare un valore aggiunto di questo tipo, forse a questo punto era effettivamente giusto lasciar andare una cosa che drena tante risorse, ma che non generano un indotto corrispondente.

PES 2019, comunque vada, sarà l'ennesima annata chiave per la serie. Da una parte abbiamo la continua maturazione di un gameplay che ha ritrovato finalmente un suo stile e una sua personalità, dall'altra una struttura di gioco che ha bisogno di trovare un elemento di prestigio in grado di far dimenticare la perdita della Champions e rintuzzare lo strapotere di Ultimate Team.

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Coutinho ha preso, in tutti i sensi, il posto di Neymar.

La risposta si chiama campionato russo, portoghese, francese e olandese. Competizioni di sicuro prestigio, ma non in grado di sopperire ad una mancanza simile. Anzi l'International Champions Cup sa quasi un po' di beffa, essendo una competizione sì prestigiosa, ma che si gioca d'estate. Poi ci saranno oltre 40 stadi, tra i quali il Camp Nou in esclusiva, nuove icone tra le quali David Beckham e Romario e persino un pallone disegnato per l'occasione.

Per fortuna a queste cose si uniscono cambiamenti volti a migliorare il gioco, come una revisione di MyClub nella quale saranno introdotte carte aggiornate con cadenza settimanale, a un perfezionamento della Master League, con un sistema di gestione del budget e del calciomercato migliorato.

Una volta scesi sul campo da gioco a cambiamenti più superficiali, come la possibilità di fare sostituzioni al volo e ad un rinnovato impianto di illuminazione, ce ne sono altri che vanno ad incidere sul feeling sul campo da gioco.

Per esempio ci sarà la neve, che per una volta non sarà semplicemente un vezzo estetico, ma andrà ad influenzare il rimbalzo del pallone o i movimenti dei calciatori. Un cambio di direzione troppo veloce, infatti, potrà far scivolare un calciatore, aprendo spazi per un eventuale contropiede o facendogli perdere un'importante occasione sotto porta. La neve farà anche stancare più velocemente i calciatori, portandoli quindi a commettere più errori o a ritornare più lentamente in difesa, lasciando quindi scoperta la squadra agli attacchi avversari.

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La versione invecchiata di Beckham farà capolino nel gioco.

Oltre alla stanchezza abbiamo notato come sul campo ci sia molto più spazio alla fallibilità. I celebri "binari" che si imputavano alla serie, calcolati in modo da far combaciare il movimento dei calciatori con quello della palla, sembrano infatti, spariti. O perlomeno celati talmente bene da non essere fastidiosi. Il risultato è vedere difensori che fanno la diagonale per intercettare una linea di passaggio o attaccanti che aggirano l'avversario per avventarsi prima sulla palla. Poi, però, come si colpisce il pallone dipenderà dal tempismo dell'intervento e dalle statistiche del giocatore.

In questo modo, infatti, si innesca una meccanica di rischio/benefici davvero interessante che spingerà i videogiocatori a pensare se vale la pena rischiare prima di tentare un anticipo. A guadagnarne è lo spettacolo, oltre che la verosimiglianza con lo sport simulato.

La sensazione globale, quindi, è di un ulteriore passo in avanti. Tutto sembra più fluido, reattivo, autentico. I calciatori hanno sfoggiato un numero superiore di animazioni, la palla sembrava finalmente un corpo indipendente e tra rimpalli, dribbling e miracoli di portieri finalmente sicuri dai pali la prova si è conclusa con un'impressione globalmente positiva, anche se c'è ancora da perfezionare alcuni aspetti. Le spaziature tra i calciatori, infatti, non sono sembrate perfette, cosa che rendeva alcune azioni piuttosto confusionarie con i compagni o troppo concentrati in un singolo punto o troppo distanti.

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Saranno oltre 40 gli stadi con licenza presenti nel gioco.

Però si sente che PES 2019 è un gioco nuovo, diverso, con un'anima. Quello che però Konami deve fare in questi mesi è convincerci che oltre a questa ha anche una sostanza di peso in grado di tenere incollati i giocatori non solo per il primo mese, ma anche dopo che FIFA 19 sarà arrivato nei negozi. Questo perchè con l'uscita ad agosto il publisher giapponese si prende un netto vantaggio sulla concorrenza, nella speranza che gli utenti in astinenza prima sfoghino sul nuovo Pro Evolution Soccer le loro voglie.

Le prossime settimane il PES team sarà impegnato a portare il gioco in giro per il mondo poi, una volta archiviata la finale mondiale del 21 luglio, sarà il momento di tirare le fila, annunciare i campionati, le leggende e i partner tenuti nascosti e giocare a viso aperto la partita con FIFA 19. Come se fosse una Finale di Champions League.

Riguardo l'autore

Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue più belle.

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