È uno dei giochi che abbiamo visto per ultimi ma non certo perché tra i meno importanti. Parliamo di Resident Evil 2, o meglio sarebbe dire del nuovo Resident Evil 2, dato che a distanza di 20 anni esatti Capcom ha deciso di riproporre il capolavoro dei uno dei giochi horror che ha segnato un'epoca.

A differenza però dei tanti remaster cui ci ha abituati il publisher giapponese in questi anni, qui siamo di fronte a un prodotto molto più strutturato, che di fatto ricrea ex novo l'originale con le tecnologie e i mezzi attuali.

Il risultato è un prodotto che se non sapessimo essere un remake crederemmo essere nuovo, e nel quale anche stavolta dovremo vestire i panni di Leon Kennedy e Claire Redfield, intenti a fuggire da Raccoon City dopo che i suoi cittadini si sono tutti trasformati in zombie.

Come nell'originale, che già solo a dire che venne diretto da Hideki Kamiya e prodotto da Shinji Mikami ci sarebbe da inginocchiarsi con deferenza davanti al monitor, il gioco proporrà il solito mix di combattimento, esplorazione ambientale ed enigmi, così come due diversi filoni narrativi dedicati ai rispettivi protagonisti.

Difficile quantificare le forze schierate in campo da Capcom per questo Resident Evil 2: l'originale venne sviluppato da un team di circa 50 persone che vi lavorarono sopra per poco meno di due anni, numeri che non ci stupiremmo di trovare immutati, se non accresciuti, in questo remake. Perché se è vero che le mappe e la sceneggiatura sono le stesse di un tempo, tecnicamente parlando sembra di essere di fronte a un nuovo capitolo della serie, non fosse per il ritorno al passato che questo capitolo compie rispetto al Resident Evil 7 ancora bene impresso nelle nostre pupille.

Se per l'ultimo episodio della serie Capcom ha infatti optato per una visuale in soggettiva coadiuvata da un uso assassino della realtà virtuale, stavolta si torna alla telecamera in terza persona posizionata poco sopra la spalla del protagonista. Ma d'altronde non avrebbe potuto essere diversamente, perché va bene prendere un classico di vent'anni fa e riadattarlo per le nuove generazioni (di console, come anche di pubblico), ma fare diversamente sarebbe stato sacrilego.

Dove invece Capcom s'è presa qualche libertà è nell'attualizzare la violenza dell'originale ai giorni nostri. Se chi scrive ricorda ancora il balzo sulla sedia che fece quando nel 1996 i dobermann sfondarono le finestre per inseguirlo lungo un corridoio, oggi quel tipo di orrore farebbe sorridere.

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Il sistema di puntamento resta impreciso ma ci si fa presto l'abitudine.

Ecco perché quando a Los Angeles ci siamo trovati nell'iconica stazione di polizia, dopo aver visto che alcuni retaggi del passato sono ancora ben presenti (ci riferiamo alle piantine curative e alla macchina da scrivere con cui salvare la partita), abbiamo constatato un'impennata significativa del tasso di violenza.

Come nel caso di quel collega poliziotto divorato vivo sotto i nostri occhi dall'addome in giù, e che stavamo cercando di far passare sotto una saracinesca che, ovviamente, non ne voleva sapere di alzarsi del tutto. Merito anche di cutscene realizzate ex novo, e non di vecchi materiali riadattati per l'occasione.

Ma è pur vero che questa era l'unica strada praticabile. Perché ciò che tiene ancora vivo il Resident Evil 2 del 1998 nei nostri ricordi sono quegli strani scherzi della memoria che ci fanno ricordare i videogiochi meglio di quanto non fossero realmente, e andando oggi a guardare su YouTube qualche spezzone dell'originale, ci si rende conto che si tratta di ere geologiche tecnicamente inconciliabili.

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L'RE Engine, già usato in Resident Evil 7, riesce a far compiere un balzo in avanti di vent'anni al classico di Hideki Kamiya.

La demo che abbiamo potuto provare all'E3 è durata quasi più nella sua fase preparatoria che in quella effettiva. Al momento di entrare nel booth di Capcom, infatti, ci è stato chiesto se volessimo andare direttamente alla postazione o se invece non preferivamo entrare in quel corridoio lì sulla sinistra. Ovviamente abbiamo optato per la seconda soluzione e così ci è stata data in mano una torcia, con la quale ci siamo avventurati in un corridoio piuttosto oscuro, dove le chiazze di sangue e i resti umani aumentavano a ogni angolo. Fino a quando, ovviamente, non abbiamo trovato ad attenderci un figurante travestito da zombie davvero bene. Forse anche troppo bene.

Poi siamo giunti a una postazione PS4 e, come scrivevamo sopra, ci siamo avventurati brevemente per la stazione di polizia di Raccoon City, assistendo allo smembramento che abbiamo descritto qui sopra, ed esplorando il piano terra e quello rialzato, facendo conoscenza di Marvin Branagh e risolvendo un paio di enigmi.

Nulla di che, sia chiaro, ma le sessioni dell'E3 durano sempre troppo poco per quelli che sono i nostri gusti. Ma abbastanza per notare che il sistema di puntamento continua a essere impreciso, col risultato che fare un headshot richiede il doppio della bravura di un qualsiasi TPS moderno. I puristi saranno felici di questa scelta, le nuove leve che s'avvicineranno per la prima volta alla serie un po' meno.

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Il tasso di violenza di Resident Evil 2 pare aumentato rispetto all'originale.

Ed è da questa constatazione, oltre che dalla riproposizione dei soliti enigmi che accompagnano la serie dal 1996, che emerge l'unico, possibile dubbio riguardante questa operazione. Ossia che se da un lato questo Resident Evil 2 farà la gioia dei giocatori della prima ora, che potranno riassaporare le atmosfere ideate da Hideki Kamiya in una veste grafica moderna e con un sistema di controllo attualizzato, tutto il resto mostra oggettivamente il segno degli anni.

Tant'è che Capcom stessa, con Resident Evil 7, ha ammodernato il franchise con scelte che alcuni hanno definito sacrileghe ma che oggettivamente hanno portato la serie al passo con le produzioni horror più recenti. E sarà con una certa curiosità che aspetteremo di vedere quale futuro vorrà far prendere il colosso giapponese alla serie, qualora questo Resident Evil 2 abbia il successo che gli auguriamo.

Tornerà agli standard più recenti di RE7? O al passato 2.0 della serie, come ci ha dimostrato di saper fare a Los Angeles, esibendoci un survival horror con una nuova visuale in terza persona, un sistema di controllo evoluto, la grafica realistica del nuovo RE Engine e un comparto audio di tutto rispetto?

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Ecco come si presenta Leon dopo il 'lifting' dell'RE Engine.

Il tempo ci darà una risposta, quel che è certo che il franchise di Resident Evil, che dal lancio a oggi ha venduto oltre 83 milioni di copie, non è mai parso così in salute. Appuntamento dunque al prossimo 25 gennaio, quando il gioco uscirà PlayStation 4, Xbox One e PC. Anche se senz'altro, nei prossimi mesi, torneremo a scrivervi di questo attesissimo remake.

Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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