E3 2018: Starlink: Battle for Atlas - prova

I toys-to-life vanno nello spazio per tornare in vita.

Ubisoft negli ultimi anni ha dimostrato che quando si tratta di lanciare nuove IP (o di rilanciarne di vecchie), non teme rivali. Il colosso transalpino dal 2015 a oggi ha infatti creato licenze quali Steep, The Division, For Honor e Mario + Rabbids Kingdom Battle, più di quanto non abbiano fatto Activision ed Electronic Arts.

Non contenta, la casa di Yves Guillemot ha investito nella realtà virtuale con Eagle Flight e Star Trek: Bridge Crew, laddove i concorrenti hanno preferito restare alla finestra. E ha rilanciato IP più o meno appannate con Rainbow Six Siege (divenuto uno degli esport più in voga al momento), Watch Dogs 2, Ghost Recon Wildlands e Assassin's Creed Origins , che ha riportato la serie ai fasti di un tempo.

Mettiamoci pure i futuri Skull & Bones e Beyond Good and Evil 2, e si capisce come in Francia (ma anche Canada) siano sempre intenti a proporci nuove esperienze. Una situazione, questa, che ha portato a un vero e proprio atto d'incoscienza commerciale. O, al contrario, a un gesto di genio incompreso: Starlink: Battle for Atlas.

Parliamo infatti di un titolo appartenente alla categoria dei toys-to-life, quindi a quella stirpe che negli anni scorsi ha fatto registrare incassi miliardari. Piccolo dettaglio: è un mercato oggi morto, dal quale sono usciti tutti gli attori di riferimento quali Skylanders, Disney Infinity e LEGO Dimensions.

Per cui delle due l'una. O Ubisoft è andata lunga con lo sviluppo di questo titolo, concepito quando il genere era ancora florido; oppure ha deciso che siccome tutti i concorrenti si sono ritirati da un segmento di mercato potenzialmente molto remunerativo, ci sarà senz'altro spazio per un prodotto che uscirà in una condizione di sostanziale monopolio.

C'è però un'altra cosa che va detta: Starlink: Battle for Atlas è diverso da tutti i toys-to-life che l'hanno preceduto. Innanzitutto perché è un simulatore spaziale per alcuni versi accostabile a No Man's Sky (no, tranquilli, niente grafica frattale). In secondo luogo perché i giocattoli non saranno pupazzini più o meno puccettosi ma astronavi di quelle che vien voglia di mettere in bella mostra sulla propria librerie. E che non si terranno sulla solita base attaccata alla console con un cavo USB, bensì agganciate sopra il pad!

Prima però che iniziate a stropicciarvi gli occhi di fronte a quello che avete appena letto, è ora di andare con ordine. Il gioco è ambientato nel sistema solare Atlas e, all'inizio, la nostra astronave madre, la Equinox, subisce l'imboscata della Forgotten Legion (i nomi localizzati li scopriremo più avanti), schiantandosi sul pianeta più vicino.

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Quando si è in volo nell'atmosfera di un pianeta basterà spegnere i motori per scendere al suolo e darsi a del sano combattimento veicolare con armi di tutto rispetto.

Il capitano dei cattivoni di turno, Grax, catturerà il nostro capitano e manifesterà sin dalle prime fasi una certa ossessione per i Warden, una razza del passato dai poteri indicibili, misteriosamente estintasi. Inutile dire che il nostro compito sarà evitare che Grax diventi troppo potente impadronendosi di questa misteriosa tecnologia aliena.

Ok, ma come si gioca Starlink, vi domanderete? Ebbene, tutto prende la forma di un action-adventure in terza persona in cui dovremo navigare in lungo e in largo per il sistema solare di Atlas, così da assoldare altri membri per il nostro equipaggio. E l'accostamento con No Man's Sky di cui sopra deriva dal fatto che dovremo esplorare tutti i corpi celesti che il gioco ci proporrà, con transizioni senza soluzione di continuità tra lo spazio e la superficie dei pianeti.

Una volta giunti a terra potremo volare per aria oppure spegnere i motori e galleggiare a pochi centimetri dalla superficie del suolo, un po' come fanno i mezzi di Star Wars. Un'opzione questa caldamente consigliata quando s'inizia a combattere contro i velivoli e le strutture nemiche. Nel nostro caso, ad esempio, abbia dovuto dapprima distruggere delle fortificazioni aliene, e quindi camminare contro un enorme walker dei Warden, che quindi non sono così estinti come vorrebbero farci credere.

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Col tempo si caricherà una barra che consentirà una mossa speciale, come nel caso del bombardamento orbitale che vedete qui raffigurato.

I combattimenti funzionano come nei più classici TPS veicolari, con la peculiarità che qui le armi a disposizione le possiamo montare noi per davvero. In real life! La particolarità di Starlink: Battle for Atlas sta infatti nella staffa da montare al di sopra di qualsiasi pad (incluso quello presente di serie per Nintendo Switch). Su questo supporto s'incastra dapprima il pilota, che quindi appare in game con le proprie statistiche. Ce ne sono quattro in tutto, ognuno dotati dei propri poteri, come ad esempio quello di rallentare il tempo, cui corrispondono altrettante astronavi, che vanno incastrate a loro volta sopra il pilota.

Queste sono dotate di ali che si possono staccare e di due armi da attaccare alle loro estremità. Le ali e le armi sono dotate di loro statistiche e possono essere staccate dal corpo dell'astronave e montate a piacimento su altre astronavi. Se non siamo contenti, possiamo poi attaccare una seconda coppia di ali all'astronave, aumentandone così ulteriormente le statistiche. Al di là di quelli che saranno i contenuti dello starter pack (1 astronave, 2 piloti e 2 armi), piloti, armi e astronavi saranno oggetti acquistabili separatamente e che, ovviamente, una volta montati in real life prenderanno forma nel gioco.

Discorso diverso per Switch, la cui versione base conterrà oltre all'astronave di Starfox anche un equivalente digitale. Da un lato questa scelta sembrerebbe coerente col fatto che fruendo la console di Nintendo in modalità portatile, sarebbe impossibile montarvi sopra l'astronave in quanto coprirebbe. Ma documentandoci abbiamo trovato in giro la notizia che Starlink sarà giocabile interamente in forma digitale anche nelle altre edizioni.

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Starlink consentirà l'esplorazione di biomi molto diversi tra loro. In questa immagine vedete quello del pianeta Sonatus.

È un tema questo che non mancheremo di approfondire quando sarà possibile, ma che ha una certa importanza perché l'unico vero problema di Starlink è la massa che si viene a creare sopra al pad. Considerando la staffa, il pilota, l'astronave e le armi (e pure le doppie ali, se si vuole esagerare), il pad assume infatti un peso sensibile, soprattutto se nelle mani di un bambino.

Ubisoft, consapevole del rischio, ha tentato di rendere tutti gli accessori quanto più bilanciati e leggeri possibile, ma non tutte le astronavi hanno la stessa forma e, in un caso, ci siamo trovati con un pad che, se appoggiato su un piano, cascava in avanti. Ciò significa che giocando si esercita sempre una leggera forza in direzione opposta al peso, le cui ripercussioni sul lungo periodo sono un'incognita (la nostra sessione è durata circa mezzora durante la quale abbiamo cambiato più configurazioni, troppo poco per farsi un'idea).

Anche così, però, è chiaro che siamo di fronte a un prodotto curato, che incoraggerà non solo la voglia di esplorare il cosmo che è in tutti noi, ma anche quella di provare tutte le configurazioni che i pezzi a nostra disposizione ci consentiranno. E che, inoltre, rappresenterà per chi è un po' più grande una scusa per tornare a giocare con le astronavine come si faceva da piccoli.

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Ecco un'immagine della versione Switch mentre stiamo combattendo un Ciclope. Non male lo stile grafico, eh?

Il che ci porta a quella che è forse l'unica falla di Starlink, un prodotto che pare essere orientato maggiormente verso un pubblico maschile laddove Skylanders, Disney Infinity e LEGO Dimensions erano più trasversali. Ma questo sarà un problema che eventualmente dovrà affrontare Ubisoft a partire dal prossimo 16 ottobre, quando il gioco sarà disponibile per PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it  |  Agonista

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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