NieR: Automata - Become as Gods Edition - recensione

Diventare come degli dèi, anche su Xbox One.

NieR: Automata è stato, senza dubbio alcuno, uno dei giochi più amati dello scorso anno. L'ambiziosa collaborazione tra Square Enix, Platinum Games e il folle Yoko Taro ha dato vita ad un'opera visionaria, complessa ed ispirata, divertente da giocare e meravigliosa da ascoltare. Un gioco sorprendente, capace di cambiare non solo durante una partita ma soprattutto in seguito, una volta scoperto che dopo il finale c'era altro. E poi altro. E altro ancora.

L'opera di Yoko Taro, infatti, è un animale capace di mutare forma più e più volte. Un istante prima è uno sparatutto a scorrimento in stile Ikaruga e quello dopo un gioco di ruolo di stampo action dall'impianto piuttosto classico. Ma è anche una storia su di una guerra che ha costretto l'umanità a rifugiarsi sulla Luna, che l'istante dopo diventa un racconto sulla pace che regna ormai da tempo sulla Terra. Al posto di limitarsi al compitino, NieR: Automata accumula tutte queste esperienze e tematiche e le espande, le riutilizza, le stravolge, in modo da creare un'esperienza unica, capace di tenere incollati per intere ore alla ricerca di tutti i finali.

Si tratta di un gioco che unisce un'estetica anime davvero spiccata, soprattutto nelle forme e nell'avvenenza dell'androide 2B, con una colonna sonora vocale e ispirata, capace di prendere la scena durante i combattimenti più concitati o i momenti più intimi. A questo aggiunge un design degli ambienti decadente, dei nemici curiosi che sembrano usciti da Machinarium e il solito gusto per le boss battle di Platinum Games.

Giganteschi robot si alternano a locomotive impazzite e burattinaie sadiche, con il solito gusto per l'esagerazione, la frenesia e la sfida. A sviluppare il gioco sono gli sviluppatori di Bayonetta, Vanquish e Metal Gear Rising: Revengeance, forse il gioco che più assomiglia a NieR: Automata, e si vede. Platinum Games ha, infatti, aiutato Yoko Taro a superare uno dei limiti più evidenti della serie di Drakengard/Nier, il gameplay.

NieR: Automata, sotto questo punto di vista, dimostra di essere un animale di razza, essendo anche in questo caso in grado di mutare pelle più volte. Il gameplay passa senza soluzione di continuità dalla terza persona con telecamera libera ad una sorta di 2D, alternandosi a sezioni da sparatutto verticale o twin stick shooter. Il bello è la naturalezza con la quale si passa da una sezione all'altra, senza perdere in precisione o ritmo. Solo saltuariamente la scelta registica non sembra essere quella ottimale, ma nel complesso tutto funziona egregiamente, fondendo stili con apparente semplicità.

Soprattutto, però, l'opera di Yoko Taro è in grado di modellarsi intorno al giocatore, che potrà decidere come combattere, se accumulare armi e abilità per il combattimento a corto raggio o se prediligere un approccio più distante, quasi da sparatutto in terza persona. La componente da gioco di ruolo farà da collante a tutti questi elementi, consentendo di modificare, sperimentare e provare diversi approcci. C'è persino la possibilità di attivare le cure e le schivate automatiche, così da aiutare coloro più interessati alla narrativa che al combattimento a superare i momenti più ostici.

costumi
La versione per Xbox One contiene, oltre al DLC 3C3C1D119440927, anche alcuni costumi extra.

Coloro che sono abituati alla sfida e alle evoluzioni dei Platinum Games, avranno comunque pane per i loro denti. Si potranno attuare combo sempre più complesse, contrattacchi e schivate, cambiare set di armi al volo e persino avere diversi preset di abilità da attivare a seconda dell'occasione.

Quello che emerge è che in Nier: Automata, come per magia, ogni tassello è stato messo al posto giusto: Square Enix garantisce dei livelli produttivi degni del suo nome, Platinum Games crea un sistema di combattimento frenetico, divertente e stratificato e Yoko Taro dà fondo a tutto il suo estro, che gli ha consentito di creare un'opera finalmente compiuta, memorabile e bellissima che, nonostante le basse aspettative, è riuscita a sorprendere anche al botteghino.

Motivo per cui Square Enix ha deciso di portare nei negozi la NieR: Automata - Become as Gods Edition. Si tratta, in poche parole, di una conversione del gioco uscito nel 2017 su PC e PS4 su Xbox One, contenente il DLC 3C3C1D119440927 e qualche minore update grafico per Xbox One X. Il tutto ad un prezzo "budget".

design
Lo stacco tra lo stile dei protagonisti e il design dei nemici è netto. E bellissimo.

Tagliamo la testa al toro: nel caso in cui abbiate già sviscerato questa opera in versione PlayStation 4 o ancora di più PC, non ci dovrebbe essere nulla, o quasi, in grado di convincervi ad investire nuovamente i vostri denari. Su Xbox One, infatti, il gioco gira esattamente come ha fatto su PS4, con persino i medesimi problemi di caricamento delle texture. Il risultato generale non è malvagio, anzi tutti gli elementi che ci hanno fatto amare il gioco non ne vengono penalizzati, ma l'aspetto grafico deficitario era ciò che non ci aveva fatto assegnare una valutazione più alta a Nier Automata lo scorso anno, quindi in versione liscia, il gioco, non stupirà particolarmente.

Su Xbox One X, invece, oltre a una risoluzione in 4K (scalati) il miglioramento principale è dato da una maggiore stabilità dei 60 frame al secondo. In un gioco tecnico e veloce come quello creato da Platinum Games, un aggiornamento video più frequente è una vera e propria manna dal cielo.

Sulla nuova console di Microsoft il gioco si esprime al massimo delle sue potenzialità, valorizzando da un lato il lavoro artistico e il design di scenari e ambientazioni, e dall'altro il gameplay dinamico e frenetico. Nonostante questo, alcuni scenari possono apparire piuttosto spogli, così come alcune scelte cromatiche e alcune texture sono ancora troppo piatte. Ciò nonostante l'HDR. Molto saltuariamente, inoltre, si notano ancora alcuni rallentamenti e l'audio, se ascoltato attraverso le cuffie, ha evidenziato qualche problema di stuttering.

luci
Nonostante l'HDR, alcune zone e alcuni colori risultano piuttosto slavati.

Il risultato è comunque convincente, soprattutto considerando le difficoltà (o il disinteresse) che Square Enix ha mostrato nel curare la versione PC e la pesantezza del gioco. Però, come abbiamo già detto, si tratta di una conversione, non di una rivoluzione, che darà a coloro che per vari motivi non hanno potuto godere di questo capolavoro, l'occasione di provarlo nella sua versione finale. Nel (tanto) bene e nel (poco) male.

8 /10

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Luca Forte

Luca Forte

Redattore

Luca si divide tra la gestione del ruspante VG247.it e l'infestare Eurogamer con i suoi giudizi sui giochi sportivi, Civilization, Fire Emblem, Persona e Football Manager. Inviato d'assalto, si diverte a rovinare le anteprime video dei concorrenti di tutto il mondo in modo da fare sembrare le sue più belle.

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