Shaq Fu: A legend Reborn - recensione

Il sequel del picchiaduro per console a 16-bit di cui non si sentiva il bisogno.

Shaquille O'Neal (in arte Shaq) è indubbiamente uno degli atleti più famosi degli ultimi 30 anni. Definito dagli esperti del basket NBA come "the most dominant big man ever", Shaq non è diventato celebre in America e in tutto il mondo solamente per le sue virtuosità cestistiche (e per la sua impareggiabile forza fisica - indimenticabile lo scontro sul ring con Big Show!), ma anche perché già nei suoi primi anni agli Orlando Magic si distinse per la sua goliardia e il suo atteggiamento decisamente fuori dagli schermi, tanto da diventare anche un rapper e uno showman.

Non è un caso, allora, se una volta finito sulla cresta dell'onda nei primi anni '90, si decise di produrre un videogioco con il suo nome:. Si trattava di Shaq-Fu, un picchiaduro 2D in stile Killer Instinct, genere che tanto andava di moda in quell'epoca. Il gioco, uscito su Mega Drive e SNES, e poi portato su piattaforme minori come Game Gear e Game Boy, si rivelò però parecchio deludente, tanto da entrare nella speciale classifica dei 'peggiori videogiochi della storia'.

Ha destato quindi un po' di perplessità l'annuncio nel 2014 dell'avvio di una campagna crowdfunding per un sequel di quel gioco dimenticabile, Shaq-Fu: A legend Reborn, affidato alle mani di Big Deez Production e Saber Interactive, che avrebbe visto la luce se sulla piattaforma Indiegogo si fossero raccolti almeno 450.000 dollari. La campagna venne centrata, seppur non di molto, ma ci sono voluti ben quattro anni per avere il gioco sul mercato. Dopo qualche rinvio, e l'abbraccio dell'ultima piattaforma arrivata, Nintendo Switch, Shaq Fu: A Legend Reborn è finalmente tra noi, ma che tipo di gioco è? Ed è almeno migliore del suo predecessore? Scopriamolo in questa recensione.

Innanzitutto, il gameplay si discosta nettamente dal titolo del 1994, diventando un beat'em up 3D a scorrimento, un genere videoludico non molto in voga al giorno d'oggi. Il protagonista è (manco a dirlo) il nostro mitico Shaq, che è al centro di un'improbabile storia che lo vede crescere in Cina (trovato e adottato da un simpatico vecchietto) con sembianze decisamente differenti da quelle degli abitanti del luogo. Così, mentre Shaq cresceva bullizzato e deriso da tutti, il suo villaggio veniva preso sotto attacco, e tutti si resero conto che l'immensa mole e forza fisica del nostro Shaq poteva magari tornare utile.

Dopo un breve filmato introduttivo in stile fumetto, prendiamo dunque i panni di Shaq, menandole di santa ragione a ondate di scagnozzi che si susseguono come in qualsiasi picchiaduro a scorrimento. I comandi di gioco sono molto semplici, un tasto per l'attacco semplice, un altro per un calcione che si ricarica eseguendo combo, ed un tasto per un attacco ad area che si ricarica raccogliendo delle sfere blu lasciate da nemici o trovate rompendo le casse. In particolari circostanze è anche possibile eseguire attacchi speciali accompagnati da alcune animazioni. Insomma, appena si prende il pad in mano non ci sono tutorial o noiose introduzioni, A Legend Reborn ci lancia subito in mezzo all'azione.

Shaq può contare sia sulle sue doti da karateka che su diversi oggetti e armi che si possono trovare a terra o lasciate dai nemici. Utilizzare questi strumenti è alle volte indispensabile per far fronte a gruppi numerosi di nemici o villain particolarmente forti, che non vanno giù con le combo classiche (come energumeni piuttosto pesanti o dotati di corazze e scudi). Purtroppo però, il gameplay di Shaq-Fu: A Legend Reborn non va oltre questo schema. Queste meccaniche si ripetono all'inverosimile per ognuno dei (pochi) livelli alla fine dei quali c'è un boss da sconfiggere (e non sono nemmeno irresistibili).

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Il tipico umorismo di Shaq, per chi conosce il personaggio, trapela da ogni gag presente nel gioco, spezzando un gameplay altrimenti troppo monotono.

A variare leggermente il gusto di una minestra che sa di più volte riscaldata, ci sono due modalità di attacco che trasformeranno Shaq in "Diesel" (il suo celebre soprannome) e in "Cactus". Durante questi status, non definibili dall'utente ma previsti solo in alcuni quadri precisi, il gameplay varia decisamente e per un attimo si ha la sensazione di essere di fronte a un piacevole diversivo, che sfortunatamente dura però ben poco.

I nemici lasciano come loot delle monete che però non hanno una vera utilità, se non quella di totalizzare punti. Non ci sono negozi in-game per potenziare attacchi o acquistare mosse speciali, non ci sono collezionabili da racimolare e nemmeno una leaderboard online. Per non parlare di una eventuale rigiocabilità, nemmeno a parlarne. Dopo aver completato il gioco, al 99 percento non resterà altro che disinstallarlo.

Sul fronte tecnico la situazione non è più incoraggiante, visto che la grafica è più simile a quella di un gioco last-gen che a uno per piattaforme moderne, ed in più abbiamo riscontrato persino dei fastidiosi e ingiustificati rallentamenti su PS4 standard, piattaforma di riferimento per questa recensione. La colonna sonora risulta abbastanza anonima e non rimane affatto impressa (non so voi, ma io ho ancora impresse nella mente le musichette di Double Dragon II a distanza di 30 anni...).

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La galleria, chiamata Shaq-O-Pedia, è fine a sé stessa, non si sblocca con crediti accumulati in gioco.

L'unica nota piacevole di questo picchiaduro, che altrimenti sarebbe fin troppo anonimo e sconsigliabile, è la presenza del vero Shaq con il suo doppiaggio e diverse gag che si rifanno al suo umorismo tipico. Tramite questo gioco a lui dedicato, Shaq non perde infatti occasione per scatenare la sua irriverenza verso personaggi celebri o istituzioni (se non l'aveste mai fatto, guardatevi una puntata dello show vincitore di diversi Emmy Awards, Inside the NBA, e la rubrica al suo interno Shaqtin 'A fool!).

Una volta terminato il gioco, al di fuori di una galleria in cui consultare personaggi e nemici incontrati e oggetti disponibili, non c'è altro da fare. Sarebbe stata gradita la possibilità di giocare in due o più persone, ma gli sviluppatori non hanno contemplato questa possibilità. Al prezzo di 24 euro, quindi, Shaq-Fu: A Legend Reborn è purtroppo da sconsigliare. Si dimostra infatti all'altezza del suo ignominioso prequel di 24 anni fa, ed era veramente difficile riuscire in tale impresa. L'unico motivo per cui prenderlo in considerazione è se siete dei fan accaniti del "Diesel", ma anche in quel caso, fatelo solo a un prezzo decisamente inferiore.

4 /10

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