Ormai è chiaro a tutti: la moda di quest'ultimo anno, in termini videoludici, è stata quella dei Battle Royale, una tipologia di sparatutto nata la scorsa generazione nei server privati di Minecraft. Negli ultimi anni Playerunknown's Battleground e Fortinte hanno diffuso il genere a macchia d'olio. Come sempre accade con queste correnti, come per gli open-world nella scorsa generazione, ogni sviluppatore valuta l'ipotesi di abbracciare la moda reinterpretandola a proprio gusto, in parte anche per esigenze di mercato. Ed è così che la Battle Royale è giunta in Call of Duty.

La modalità che ha il compito di rivisitare il concetto di Battle Royale in chiave CoD prende il nome di Blackout e , proprio in questi giorni, l'abbiamo potuta provare in closed beta su PlayStation 4.

L'impostazione iniziale è quella classica, con la possibilità di selezionare una partita in solitaria o a squadre da due o da quattro giocatori, che vengono scelti tramite matchmaking nel caso in cui non fossimo in team con degli amici. Una volta iniziata la ricerca di una partita, veniamo fatti spawnare in una "simulazione" della mappa di gioco, con la possibilità di esplorare liberamente e con il dono dell'immortalità. Questo naturalmente fino a quando tutti i giocatori non saranno presenti e il match pronto per iniziare. In questo caso sono necessari "soltanto" ottanta giocatori invece dei classici cento per dare il via alla Battle Royale.

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La mappa di gioco, più contenuta di quella di PUBG, e con una discreta varietà di scenari.

Durante questa fase, aprendo la mappa di gioco, è inoltre possibile iniziare a vedere il percorso che seguirà l'aereo da cui ci lanceremo. Funzionalità, questa, introdotta soltanto recentemente nelle produzioni dei Bluehole e di Epic Games, ma che è di estrema utilità in termini organizzativi, soprattutto quando si gioca in squadra. A quanto punto abbiamo esattamente sessanta secondi per decidere dove e quando buttarci giù. Naturalmente prima toccheremo terra e prima potremo iniziare la ricerca di un'arma: essenziale per assicurarci la sopravvivenza nelle caotiche fasi iniziali del gioco.

La gestione dell'inventario è molto interessante e risulta in sostanza l'unica vera novità, che questa Battle Royale aggiunge rispetto alla concorrenza. Oltre alle due armi equipaggiabili (entrambe altamente personalizzabili con ottiche, calci e accessori vari), abbiamo la possibilità di portare con noi un gadget medico (tra i vari oggetti che curano 25, 50 o 100 punti ferita) utilizzabile con il dorsale sinistro, e uno strumento come il rampino o una granata da usare con il dorsale destro. In più troviamo due slot passivi dedicati uno alla corazza (di tre livelli differenti, tra cui l'ultima in grado di proteggerci dai colpi alla testa) e l'altro allo zaino, con la classica utilità di ampliare il nostro inventario da cinque a dieci slot.

Nonostante questa pratica selezione rapida, in qualsiasi momento della partita si potrà aprire il menu rapido per utilizzare liberamente tutti gli equipaggiamenti, tra cui dei particolari bonus dalla durata limitata, che si possono trovare in giro per la mappa e forniscono gli stessi benefici dei classici perk di Call of Duty, come ad esempio una percezione migliorata dei passi dei nemici. Quanto alle munizioni, è invece presente una sezione dell'inventario dedicata e, esattamente come Fortnite, queste non graveranno sul peso e non occuperanno alcuno spazio nello zaino.

La mappa di gioco ci è sembrata ben strutturata, dalle dimensioni più contenute rispetto a quella di PUBG ma con una buona alternanza di scenari: da centri urbani ad ampi spazi aperti. Non manca infine la possibilità di sfruttare i mezzi presenti, da camion lenti ma ben corazzati e quad rapidi ma vulnerabili, fino a poter guidare motoscafi lungo i canali ed elicotteri per solcare i cieli.

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L'inventario del giocatore diviso in tre sezioni: munizioni, armi e gadget.

Sotto il profilo tecnico, la modalità Blackout non ci è sembrata particolarmente brillante, pur dovendo tenere presente che si tratta di una beta e, come tale, suscettibile di modifiche entro l'uscita definitiva. Durante tutte le partite abbiamo riscontrato un lag quasi costante, con notevoli picchi durante la fase iniziale. Oltre a ciò, anche graficamente non stupisce eccessivamente, con delle texture non sempre ben definite e con dettagli quali i cespugli non attraversabili che in certe occasioni sono parecchio frustranti. Nulla da dire invece per quanto riguarda il frame rate, che su PS4 base si è dimostrato nel complesso solido. Qualche critica anche sul comparto audio non troppo curato, con suoni in lontananza eccessivamente forti e quelli in prossimità talvolta difficilmente udibili.

Tirando le somme, la modalità Blackout ci è parsa convincente: un'interpretazione in chiave Call of Duty di una modalità già collaudata e con meccaniche ben precise che, pur non apportando alcuna vera innovazione al genere, riesce ad ampliare l'offerta del titolo. Nonostante l'ambientazione e le meccaniche di gioco potrebbero far pensare a una mera copia di PUBG, il gameplay riesce a dare personalità, mantenendo intatta la classica frenesia di un Call of Duty in un contesto diverso dal solito. Per il successo di questa modalità, di vitale importanza sarà il bilanciamento, ma per valutarlo a dovere bisognerà attendere la recensione all'uscita di Call of Duty: Black Ops 4, prevista per il 12 ottobre.

Riguardo l'autore

Manuel Santangelo

Manuel Santangelo

Redattore

Manuel inizia in tenera età sulla prima Playstation, per poi spostarsi su PS2 e Xbox. Appassionato di sparatutto, s'affeziona a titoli quali Halo e Metal Gear Solid. Apprezza quasi ogni genere e negli ultimi anni inizia a creare contenuti su YouTube, anche per Eurogamer.it.

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