Chiedete a un adolescente di oggi cosa sia un floppy disk e ciò che riceverete come risposta sarà solo un silenzio perplesso. Per loro si tratta di antichi artefatti. Mostrate un gioco "vecchio" (diciamo degli anni 2000) a un ragazzo di oggi e potrebbe guardarlo con incredula curiosità. I giochi avevano davvero quell'aspetto nell'insondabile recesso dell'antichità? Per me che ho 30 anni i giochi dei primi anni '90 (e le macchine che li fanno girare) trasudano già una certa primitività aliena. Rivisitarli decenni dopo il loro periodo con curiosità da storico è tanto affascinante quanto frustrante: è facile scontrarsi contro i giochi vecchi e i loro funzionamenti arcaici

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Darklands (1992).

L'avanzamento e il cambiamento della tecnologia è rapido e, come sottolineato da molti, presenta dei problemi preoccupanti per quanto riguarda la preservazione dei giochi più vecchi. Ma ci sono altri problemi che potrebbero essere meno urgenti ma che sono altrettanto reali. Supponiamo come pura speculazione che gli storici dei videogiochi e i "preservazionisti" riescano a risolvere il problema e che, diciamo tra mille anni (se l'umanità ci sarà ancora), almeno una porzione dei titoli di oggi sarà ancora giocabile in qualche forma.

Un migliaio di anni potrebbe sembrare eccessivo. Considerando il vertiginoso ciclo di hype e disinteresse, di novità e disincanto, sicuramente nessuna persona del mondo futuro, lontano un millennio, sarà interessato a giocare, diciamo, Call of Duty: Infinite Warfare. Consideriamo però che quando si tratta di altri media, primo fra tutti la letteratura, alcuni testi sono ancora vivi e in salute. Non avrete problemi a trovare una copia di Beowulf (libro vecchio circa 1000 anni e sopravvissuto disponibile originariamente in un singolo manoscritto che fu quasi distrutto in un incendio nel 1731), dell'Illiade (vecchia quasi 3000 anni) o dell'Epopea di Gilgamesh (addirittura vecchia 4000 anni). E tra l'altro non sono neanche i soli storici a leggerli.

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La prima pagina di Beowulf.

Perché proprio questi testi e non altri siano sopravvissuti e abbiano raggiunto lo status di opere conosciute, mentre tante altre sono state scartate nella spazzatura della Storia è una domanda complessa che è anche rilevante per la preservazione dei videogiochi. Ciò che è certo è che senza il lavoro di innumerevoli ricercatori e appassionati e il loro sforzo per preservare, trascrivere, ricostruire, tradurre, annotare e interpretare questi testi, essi sarebbero completamente inaccessibili per noi oggi (anche se i testi fossero sopravvissuti nella loro forma materiale).

Nonostante questi sforzi mastodontici, i testi più vecchi possono essere degli enigmi per le persone che li studiano. Il discusso psicologo, Julian Jaynes, trova la mentalità dietro a opere come L'Illiade o l'Epopea di Gilgamesh così aliene da aver dedicato un intero libro, "The Origin of Consciousness in the Breakdown of the Bicameral Mind" (1977), all'ardita tesi che le persone che hanno vissuto prima del primo millennio A.C. non possedessero una coscienza, almeno non come la pensiamo oggi. Il romanzo cyberpunk di Neal Stephenson, "Snow Crash", supporta l'idea e reinterpreta il linguaggio sumero (in cui l'Epopea di Gilgamesh venne originariamente composto) come una sorta di linguaggio di programmazione che può ricablare il cervello umano. Il linguaggio incomprensibile dei testi antichi, ci viene spiegato, è fondamentalmente altro, anche pseudo-magico.

I giochi di oggi saranno come dei borbottii incomprensibili per le persone che vivranno tra mille anni? Ci sono molti fattori che se dovessero essere ignorati renderebbero il godere di questi giochi impossibile. Alcuni sono intrinsechi dei videogiochi che, a differenza della letteratura, richiedono un costante input fisico da parte dei giocatori. Come le operazioni delle macchine, il giocare ai videogiochi richiede un fragile know-how che può facilmente essere perduto. Questo aspetto inizia anche con interfacce e controller che potrebbero cambiare velocemente andando oltre il normale riconoscimento. Chiunque abbia osservato qualcuno che non ha famigliarità con i videogiochi combattere disperatamente con questo strano ammasso di circuiti elettrici che chiamiamo controller, sa che i dispositivi di input non sono assolutamente intuitivi anche se sembrano delle estensioni naturali per coloro che giocano da una vita.

In ogni caso, ci sono alcuni problemi che i videogiochi condividono con la letteratura, specialmente l'evoluzione del linguaggio. L'inglese di oggi avrà senso per chi parlerà l'inglese nel futuro? L'inglese esisterà ancora o adotteremo la lingua dei nostri signori supremi rettiliani? La lingua si evolve insieme al nostro mondo rapidamente in mutamento. Vengono costantemente introdotte nuove parole, nuovi idiomi, nuove metafore per essere ancora in grado di dare un senso al nostro ambiente. I linguisti e gli storici del futuro dovranno trovare dei modi per tradurre o quanto meno annotare i testi dei videogiochi.

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Tavola V dell'Epopea di Gilgamesh (foto di Osama Shukir Muhammed Amin).

Ed esattamente come la letteratura, i videogiochi fanno riferimento a concetti od oggetti che sembrano naturali ai contemporanei come noi, ma che probabilmente diventeranno incomprensibili a un certo punto nel tempo. Andando indietro di appena quattro secoli, le opere di Shakespeare sarebbero difficili da comprendere per chiunque non possieda una quanto meno basilare comprensione della società, dei costumi, dei riferimenti culturali comuni (come L'Illiade per esempio), delle pratiche teatrali e del materiale culturale dei tempi del Bardo. La questione potrebbe essere ancora più problematica per i videogiochi, dato che concetti od oggetti possibilmente alieni non vengono solo citati ma richiedono anche una interazione. Immaginate qualcosa di semplice ad uno squillo. Noi lo riconosceremmo istantaneamente come una suoneria di un cellulare e inizieremmo a cercarne la sorgente. Sappiamo qual è l'aspetto e il suono di un telefono e come usarlo, ma c'è la possibilità che la tecnologia a livello di comunicazione tra parecchio tempo non avrà lo stesso aspetto. I mondi dei videogiochi sono pieni di riferimenti al nostro mondo contemporaneo, pieni di oggetti da usare e manipolare, dal loot che raccogliamo ai veicoli che guidiamo fino alle armi e ad altri strumenti. Oggi anche un bambino non avrebbe problemi a capire queste interazioni. Tra mille anni potremmo avere bisogno di un gruppo di ricercatori per dargli un senso.

Anche il linguaggio visivo dei videogiochi sembra intuitivo solo a noi perché (sia come giocatori che come semplici contemporanei) siamo stati immersi in uno spesso strato di convenzioni e metafore per anni e abbiamo assorbito il tutto nei nostri sistemi. Cuori come indicatori della salute. Un fulmine come simbolo di "Initiative". Indicatori di tasti lampeggianti. Frecce fluttuanti di colori e dimensioni diverse per obiettivi principali e secondari. Il rosso per i nemici (o la salute), il verde per gli alleati (o stamina, punti esperienza, status di avvelenamento). Anche la "S" che fluttua sopra le cabine telefoniche in Yakuza 0 potrebbe dimostrarsi difficile da comprendere. Cosa significa "salvare" la tua partita? E cosa diavolo sono i telefoni pubblici? (Non dovremo attendere un migliaio di anni perché questa domanda prenda piede). Per quanto ogni singolo elemento possa sembrare abbastanza semplice da comprendere, tutti insieme potrebbero facilmente sopraffare quando assaltano i sensi a pieno regime (non ultimo perché molti giochi sono progettati con in mente un sovraccarico sensoriale). La stessa brodaglia che ci nutre potrebbe rivelarsi una pericolosa palude per un viaggiatore nel tempo che ci visita dal futuro.

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Dark Souls (2011).

Anche se alcune parti della cultura mainstream lo negano, i videogiochi non esistono in uno spazio isolato e sono in realtà indissolubilmente inseriti in una densa rete di relazioni culturali e intertestuali. Prendete per esempio Dark Souls. Immaginate di tentare di giocarci senza fare ricorso a delle conoscenze basilari riguardo le tradizioni fantasy dai miti Arthuriani a Tolkien e oltre. Immaginate di giocarci senza aver mai toccato un altro RPG o dungeon crawler (molti dei quali potrebbero non essere sopravvissuti) o senza comprendere la tensione tra tradizioni e sensibilità occidentali e giapponesi. Potremmo considerare Dark Souls un capolavoro ma questo non significherebbe nulla se molto del suo contesto va perduto o semplicemente sarà sconosciuto ai giocatori che proveranno a rivivere la sua magia in un futuro lontano. Sradicati dal terreno che li avevano sostentati dal turbolento scorrere del tempo i singoli giochi potrebbero a tutti gli effetti appassire e morire.

Se facessimo un altro passo indietro per osservare la visione d'inseme diventa chiaro che anche la logica fondamentale che giace alla base dei giochi potrebbe diventare un giorno un enigma, specialmente se consideriamo che la natura umana non è esattamente così bloccata o "naturale" come spesso fingiamo. Se un giorno i nostri lontani discendenti dovessero essere tutti connessi in una mente collettiva forse i giochi spinti dalla competizione e lo scontro tra le motivazioni degli individui potrebbero non avere alcun senso. E forse non avremmo bisogno di abbandonarci in una utopistica ingenuità per immaginare società che riusciranno finalmente a districarsi dagli eccessi e dagli sfruttamenti del colonialismo, del neo-liberalismo e del militarismo. I cittadini di questo possibile futuro potrebbero non condividere le nostre fantasie di dominazione, conquista e infinito accumulo di risorse che i giochi moderni spesso assecondano. La rincorsa verso i punteggi più elevati, la costruzione di imperi di Civilization o anche la quasi cleptomane ossessione con i collezionabili in giochi come Super Mario Odyssey (raccogli tutte le monete!) potrebbero non essere assolutamente in linea con una società con basi culturali o economiche molto diverse.

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Civilization 5 (2010).

Senza macchine del tempo che ci permettano di provare con mano ovviamente tutto questo rimane pura speculazione. In un migliaio di anni ci saranno ancora persone che apprezzeranno o quanto meno cercheranno di capire il fascino apparentemente senza tempo di Dark Souls, Doom, Civilization o Super Mario? L'unica certezza è che ci saranno ostacoli importanti da superare al di là di quelli puramente tecnologici se qualcuno vorrà effettivamente giocare e intrattenersi con questi giochi in un modo significativo. Fino a quando l'umanità sarà viva e curiosa nei confronti degli aspetti più ludici del proprio passato forse almeno alcuni dei giochi che giochiamo quest'oggi saranno ancora in circolazione quando saremo tutti spariti da diverso tempo.