Ralph Spacca Internet - recensione

Meglio di Ready Player One?

Se il compito di un titolo è illustrare ciò di cui si va a parlare, quello del sottotitolo è aggiungere un ulteriore strato informativo. Possibilmente, incuriosendo anche il lettore e invogliandolo alla lettura.

Se dunque siete arrivati fino a qui, una ragione può essere che siate interessanti a Ralph Spacca Internet. Un'altra, molto più probabile, è che vogliate approfondire quella che a prima vista sembra una bestemmia in chiesa, ossia il parallelo con Ready Player One.

Partiamo da una premessa: chi scrive non ha amato la pellicola di Steven Spielberg e i motivi sono stati spiegati esaustivamente nella recensione pubblicata a suo tempo proprio qui su Eurogamer, e che vi segnaliamo per vostra comodità.

In sostanza, al netto di un citazionismo spinto, anzi spintissimo, il film non andava. Il plot era quanto di più scontato abbia mai visto un gamer (risolvi le quest e sconfiggi i cattivi per diventare il padrone del tuo mondo), e il messaggio di fondo davvero banale: va bene i videogiochi ma ogni tanto spegnamoli e usciamo con gli amici, perché la real life è importante. Sì papà (Spielberg), mo' me lo segno.

Ralph Spacca Internet, bontà sua, si fa invece portatore di un messaggio meno banale, al quale arriva in modo più originale. Ralph Spaccatutto, film uscito nel 2012, raccontava le vicissitudini dei protagonisti dei cabinati degli anni '80. Con la differenza che mentre tutti erano contenti della vita riservata loro dagli sviluppatori, per Ralph non era abbastanza.

Si era stufato di essere il cattivo del coin-op Felix Aggiustatutto e ambiva ad avere amicizie e affetti come i buoni dei videogiochi (memorabile la sua sessione di gruppo insieme al fantasmino di Pac-Man, Zangief e Mr. Bison di Street Fighter, tra gli altri). Ci riuscirà alla fine della pellicola, trovando l'amicizia della piccola e simpaticissima Vanellope von Schweetz, protagonista del gioco di corse Sugar Rush.

Ralph Spacca Internet riprende il tema dell'amicizia, colonna portante delle due pellicole, ma lo usa come trampolino di lancio per una gustosa satira dei tempi moderni. Nella sala giochi di Litwak, infatti, arriva per la prima volta internet. E i protagonisti dei vari cabinati la guardano con curiosità, pur standone alla larga: "non avventuratevi in Rete", vengono ammoniti, "un mondo sconosciuto e potenzialmente pericoloso si cela dietro l'ingresso!".

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Ralph Spaccatutto è arrivato nelle sale americane il 2 novembre 2012, registrando l'incasso d'apertura più alto di sempre per un film di Disney.

E così la vita procede tranquilla fino a quando una bambina (in real life) rompe il volante di Sugar Rush, del quale esiste un solo pezzo di ricambio. Che è acquistabile su Ebay, a un prezzo che il gestore della sala giochi, il signor Litwak appunto, si rifiuta di pagare. E siccome l'alternativa è rottamare il cabinato e gli abitanti virtuali in esso contenuti, a Ralph e Venellope non resta che una soluzione: farsi coraggio e varcare la soglia del World Wide Web.

Dove trovare il pezzo di ricambio e con quali soldi comprarlo, sarà parte integrante della trama che ovviamente non vi sveliamo. Ma nella loro missione i due dovranno fare affidamento sui cittadini di Internet per trovare la giusta direzione e, come sapete bene, in Rete non sempre le cose sono ciò che sembrano.

"Dal primo momento in cui abbiamo iniziato a lavorare a Ralph Spaccatutto ci siamo resi conto che quei personaggi avrebbero potuto offrire innumerevoli opportunità narrative", spiega Rich Moore. E ci sentiamo di dare ragione al regista, autore anche di Zootropolis, diretto insieme a Byron Howard. Perché all'inizio i due spaesati protagonisti saranno affascinati dalla vitalità e dalle infinite attrattive che offre internet. Ma poi, presto, inizieranno a vederne anche i limiti.

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La scena di Venellope insieme alle principesse dei classici di Disney è uno dei momenti più gustosi del film.

Ed è qui che Ralph Spacca Internet mette la testa davanti a Ready Player One. Perché il citazionismo spinto della pellicola di Rich Moore e Phil Johnston diventa subito preponderante, come accaduto in quella di Spielberg, bombardando lo spettatore con marchi noti del passato e del presente, adombrando in un paio di casi il sospetto del product placement. Attingendo però solamente all'immaginario dell'universo Disney, che spazia ormai da Cenerentola a Star Wars, da Pixar a Marvel.

La scenetta di Venellope che finisce nel camerino insieme a tutte le principesse dei classici di Disney, e che vengono poi interrotte da C-3PO, è lo specchio di una multinazionale che ormai può imbastire una sceneggiatura citazionista basandola esclusivamente sull'autoreferenzialità. Ma che ha l'accortezza di non buttare sul tavolo nomi, marchi e personaggi in modo fine a se stesso, bensì amalgamandoli in una trama che induce a riflettere sulla superficialità dei social, sulle mode di YouTube che durano un battito di ciglia, e su un'umanità che dà il peggio di sé dietro la tastiera.

Soprattutto, Ralph Spacca Internet è una bella metafora sul valore dell'amicizia, con quella forte e vera che nasce offline, e che nel finale va a contrapporsi a quella distorta e deforme nata online. Fino alla catarsi conclusiva, che richiama un grande classico della cinematografia in bianco e nero, e che nel suo simbolismo offre più di uno spunto di riflessione.

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Il personaggio di Shank sarà fondamentale nell'evoluzione psicologica di Venellope e, in originale, è doppiato dalla bella Gal Gadot, interprete tra i tanti anche di Wonder Woman.

Insomma, come avrete capito Ralph Spacca Internet ci è piaciuto. Probabilmente non sarebbe mai esistito senza Ready Player One ma ha il pregio di mettere il citazionismo al servizio della trama, e non viceversa.

Brillante e intelligente, il lungometraggio di Disney non ha nulla da invidare alle migliori produzioni di Pixar, grazie a un duplice strato narrativo che consente una lettura più immediata e superficiale ai giovani, e una più matura e profonda agli adulti. I quali, solo loro probabilmente, capiranno che alle volte amare vuol dire anche lasciare andare.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it  |  Agonista

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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