Ashen - recensione

Il fascino morboso della cenere, dell'oscurità, della morte.

Si dibatte spesso, in merito all'attuale scenario videoludico, del confronto tra Sony e Microsoft, e nella fattispecie di come la casa di Redmond abbia sofferto i duri colpi del colosso giapponese sul fronte delle esclusive software.

Un dato pressoché oggettivo, che rispecchia l'andamento di un mercato che vede l'ecosistema PS4 quasi al doppio della base installata rispetto alla concorrente.

Da qualche tempo, tuttavia, sembra essersi mosso qualcosa. L'affermazione di un servizio eccellente come il Game Pass, nonché l'arrivo di svariati nuovi studi di sviluppo alla corte di Phil Spencer, sembrano segnali piuttosto incoraggianti che suggeriscono un futuro all'insegna di una sana, fruttuosa e maggiormente equilibrata competizione.

Sull'onda di quanto fin qui affermato, la release di un progetto come Ashen calza a pennello. Annunciato ben 3 anni fa, nel 2015, e mostrato per l'ultima volta allo scorso E3 in quel di Los Angeles, sono stati i recenti TGA la vetrina per il lancio del titolo, immediato.

Disponibile in esclusiva Xbox One e PC, il souls-like sviluppato dai ragazzi neozelandesi di A44 Games è incluso nel catalogo del servizio Game Pass, motivo per cui potrete provarlo e scaricarlo gratuitamente qualora foste già abbonati. Noi vi abbiamo trascorso quasi 30 ore, e siamo pronti a raccontarvi l'oscuro fascino di questo piccolo gioiello.

Le somiglianze piuttosto marcate con quel Dark Souls che nel 2011 rivoluzionò il panorama degli action-RPG sono evidenti sin dai primi istanti in game. Dall'assetto minimal del menu ad un editor del personaggio piuttosto scarno, si passa per un'introduzione che rimanda in pieno lo stile narrativo di Ashen sulle orme del maestro Miyazaki.

La prosperità legata alla luce, al sole, ha ceduto il passo al vuoto dell'oscurità. Nell'universo silente di Ashen, la dipartita dell'omonimo pennuto leggendario ha portato all'avvento della cenere, causa dell'oscuro morbo che affligge le terre in cui ci imbatteremo. La brama degli Antichi Oscuri ha minacciato e corroso l'equilibrio di un'era florida e pacifica, che sarà naturalmente nostro compito tentare di ripristinare.

Con le dovute proporzioni ed i necessari distinguo, sin dalle premesse del plot ci si avvede di come l'impianto narrativo del titolo sia enormemente vicino a quello del baluardo cui ci si è ispirati. Il tono della voce narrante, i dialoghi criptici e le descrizioni degli oggetti suggeriscono l'intento di voler proporre una narrazione "chiusa", non convenzionale e poco lineare.

Sia chiaro: non si raggiunge una profondità troppo paragonabile alla cosmogonia dei Souls, in termini di lore. Tuttavia l'universo di Ashen è quadrato, intrigante e morbosamente affascinante, e sa catturare il giocatore con la potenza silente ed ammaliante del mistero.

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Il combat system vi imporrà lo studio dei pattern dei nemici. Essere precipitosi non si rivelerà mai un'ottima scelta!

L'azione è legata ad un combat system che risulterà piuttosto familiare a molti. Attacco leggero, attacco pesante, parata o schivata, tutte legate al consumo di energia, scandita dalla consueta barra. Le armi ad una o due mani, così come le armature o gli scudi che indosseremo, determinano il consumo di questa, dando vita ad un gameplay estremamente tecnico, ragionato ed efficace.

In Ashen, difatti, nessun nemico deve essere approcciato con superficialità. Il livello di sfida si mantiene su standard piuttosto elevati per tutta la durata dell'avventura, e può bastare un solo colpo mancato per vedere la schermata del game over.

L'abbattimento degli avversari, congiuntamente all'esplorazione, consente di accumulare delle scorie, principale risorsa per effettuare acquisti ed upgrade. Inutile sottolineare che, come in ogni souls-like che si rispetti, game over è uguale a perdita delle risorse, che potranno essere recuperate esclusivamente tornando sul luogo della dipartita.

Nulla di diverso, affatto, da quanto visto altrove, così come identica - o quasi - permane la gestione dei checkpoint. Analogamente ai falò dei souls, troveremo delle pietre rituali che ripristinano la nostra salute, il contenuto delle nostre fiasche e resettano il mondo di gioco intorno a noi.

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La collaborazione è un elemento importante del gameplay di Ashen, pur non essendo essenziale. Potrete farvi aiutare da uno degli NPC incontrati, che saranno controllati dall'IA.

Ad onor del vero, un paio di semplificazioni in Ashen sono presenti. Dapprima, è possibile ripristinare la salute e il quantitativo di fiasche (dal funzionamento analogo alle Estus) esclusivamente entrando all'interno di un range che circoscrive le pietre rituali. In questo modo viene data la possibilità al giocatore di ripristinare la salute senza dover necessariamente sedersi, avviando così il respawn dei nemici.

Secondariamente, anche se di minor impatto, è stata introdotta la meccanica del salto, che potrebbe tornare utile in più di qualche occasione anche per sbrogliare situazioni complicate, oltre che per sfruttare una verticalità delle mappe certamente maggiore rispetto alla gran parte dei souls-like.

Altro elemento importante e direttamente legato alla struttura della progressione è la presenza di una mappa, richiamabile in qualunque momento tramite la semplice pressione di un tasto. Per quanto possa sembrare banale, si tratta di una scelta non troppo scontata e complementare alle varie quest attorno cui ruota l'avventura.

In Ashen si perde completamente quel senso di disorientamento che rendeva ancor meno accessibili gli action-RPG di From Software. Sapremo sempre dove andare, ma non per questo sarà più semplice giungere a destinazione.

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Chiaramente, sono presenti i fast travels. Potrete spostarvi tra alcune delle pietre rituali tramite l'ausilio di una simpatica creatura, il cucciolo di diasora.

Qui veniamo all'ennesimo pregio della produzione, ossia il level design. La nostra caccia alla luce ci porterà ad esplorare ed attraversare luoghi impervi, in cui lo studio ed il posizionamento dei nemici denotano grande cura e lavoro - oltre ad un pizzico di cinismo.

Nel complesso, sotto questo fronte, il titolo riesce a coniugare una formula fortemente derivata nella sua spina dorsale, ma diversificata e resa decisamente più accessibile nei suoi aspetti più periferici. L'esperienza risulta quindi più adatta anche a quella tipologia di giocatore che poteva trovare frustrante la labirintite provocata da Lordran.

Ashen è certamente più un action che un RPG. Classi, statistiche, abilità cedono il passo ad una formula ben più esile, ma non per questo meno efficace o profonda. Oltre al consueto armamentario, potremo equipaggiare sino ad un massimo di 4 talismani - sbloccabili progressivamente nel corso dell'avventura - i quali conferiranno effetti passivi sempre molto coerenti e bilanciati.

È presente, inoltre, la possibilità di acquistare ed equipaggiare un potere passivo principale, il quale conferisce un vantaggio più consistente e diversifica con efficacia il nostro stile di gioco. Le possibilità non sono moltissime, in questo senso, ma sono tutte estremamente efficaci e ben studiate. A condire il tutto, troviamo un sistema di upgrade delle armi invero piuttosto basilare, legato al consumo di scorie ed al reperimento di oggetti specifici a seconda del grado.

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Il character design di Ashen è particolare, e potrebbe certamente non entusiasmare tutti.

In un contesto generale di forte derivazione, per quanto arguta, l'originalità di Ashen sboccia al cospetto della gestione dell'interazione tra giocatori. Il multiplayer del titolo è automatizzato, quasi silente. Alcune sezioni specifiche delle mappe di gioco sono appositamente realizzate per essere affrontate in collaborazione con un compagno.

Ecco allora che il titolo ci propone una formula inedita, che preclude il matchmaking nella misura in cui lo si è sempre inteso, ed offre una soluzione estremamente più fluida e dinamica. Nel momento in cui dovessimo trovarci ad affrontare la medesima sezione di un altro giocatore, questo comparirà sul nostro schermo, e noi chiaramente nel suo.

Da qui potremo decidere di collaborare, rendendo sensibilmente più semplici alcune sezioni di gioco, oppure ignorarci allegramente. Allontanandoci dal compagno, questi sparirà e potremo proseguire in solitaria.

La chicca sta nella possibilità di condurre al nostro hub (l'Asilo del Ramigno) gli altri giocatori, i quali vi si insedieranno stabilmente alla stregua di NPC che potremo consultare e con cui potremo collaborare successivamente. Le impostazioni offrono anche la possibilità di giocare con un amico, tramite l'inserimento di un codice per associare le due partite, così come anche la scelta di disabilitare il multigiocatore o il compagno controllato dall'IA, qualora vogliate lanciarvi da soli all'avventura. La formula è parsa nel complesso molto efficace, e ci sentiamo di promuoverla senza riserva alcuna.

Spiace non poter affermare lo stesso in merito comparto tecnico. Qualche riserva, in questo caso, dobbiamo prendercela, sottolineando tuttavia la marginalità delle sbavature. Ashen è risultato singhiozzante in alcuni frangenti, con fenomeni sporadici di stuttering in talune sezioni e pop-in piuttosto frequenti. Si tratta di piccolezze che non intaccano minimamente la godibilità e la resa del titolo. Tuttavia ci sembra doveroso segnalarle, dal momento che le abbiamo riscontrate persino su Xbox One X.

Al cospetto di un art design di qualità, in cui spiccano paesaggi ispirati ed un disegno digitale che vede il predominio di colori tenui ad enfatizzare l'oscurità e la tristezza di un mondo consunto, si affianca un character design particolare e piuttosto sobrio. Potrebbe certamente non trovare riscontro nel gusto di tutti la scelta di non donare un volto ai personaggi. Questa, eppure, denota una coerenza ed una ricerca notevoli, a testimonianza di un lavoro coscienzioso e certosino su tutta la linea.

Ashen è un cimelio prezioso. Un titolo silenzioso nella sua genesi, come il mondo e la vicenda che racconta, ma con una roboante componente ludica ed un'affascinante comparto artistico. Non ci lasceremo toccare dalla struttura estremamente derivata e da qualche inciampo tecnico marginale in sede di valutazione, perché il lavoro di A44 è encomiabile, specie se raffrontato alla scena videoludica indipendente in cui si inquadra.

Ashen è, inoltre, l'auspicio di un futuro florido per Microsoft sotto il profilo delle esclusive software. Un successo che deve trovare il riscontro di un pubblico sempre più curioso e maturo, affinché progetti di questo tipo non restino nell'ombra da cui spesso nascono.

9 /10

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