Insurgency: Sandstorm - recensione

Il figlio legittimo di Operation Flashpoint e Counterstrike.

Ci sono luoghi virtuali che rimangono impressi nella mente dei giocatori anche dopo decenni in cui sono stati visitati: per il sottoscritto il "lungo" di Dust 2 in Counterstrike e i boschi di Leucada in Operation Flashpoint riportano alla mente memorie d'interminabili partite in compagnia di amici o in solitario per sfuggire ai russi con il cuore in gola. Per anni mi sono sempre chiesto come sarebbe potuto essere un gioco capace di mescolare l'indole da partita veloce del mod di Half-Life con il gretto realismo delle armi da fuoco del capolavoro di Bohemia Interactive.

Quasi vent'anni dopo ed ecco la risposta arrivare da un team di sviluppo che ha cominciato a farsi le ossa nell'industry proprio modificando Counterstrike per poi realizzare la versione commerciale di quella modification intitolata Sandstorm nel 2014. Insurgency: Sandstorm è l'atto conclusivo di un processo di sviluppo che ha portato questo titolo ad arrivare su Steam pochi giorni fa. Si tratta di uno sparatutto multiplayer competitivo e cooperativo dalla struttura e dal look piuttosto classici, al punto da sembrare una copia di Counterstrike, anche se è basato sull'Unreal Engine e non il Source di Valve. Al momento è disponibile solo su Steam in versione PC, Linux e MacOS, mentre le build Xbox One e PS4 sono attese per i primi mesi del 2019.

Dopo un veloce tutorial che illustra il gameplay di base, la tipologia di controllo del personaggio e le armi, con tanto di comandante in grado di chiamare attacchi aerei e ricognizioni, si entra nel menu principale dove si può accedere alle tre modalità principali di gioco. Quella cooperativa permette di giocare con altri umani e combattere contro dei bot per la cattura di punti di controllo progressivi fino alla conquista di quello definitivo; l'ideale per farsi le ossa in un ambiente ostile e mettere alla propria le proprie capacità di coordinazione con una squadra vera tramite la chat radio integrata nel gioco.

Ecco alcuni stralci di gameplay di Sandstorm: Insurgency. Il primo impatto è veramente tosto.

Ho usato il termine farsi le ossa non a caso: Insurgency: Sandstorm è uno sparatutto hardcore e lo si capisce nel giro di 20 secondi di gameplay: l'hud è ridotto al minimo al punto da togliere completamente il mirino costringendovi ad attivare l'Iron Sight ogni volta che sparate a qualcuno o anche solo per fare copertura. Manca completamente la minimappa con le posizioni dei propri compagni: è presente solo un marker che li evidenzia a schermo anche attraverso i muri, l'indicatore dei punti catturati e dei rientri disponibili così come il tempo rimanente alla fine del round. Anche le informazioni sull'equipaggiamento disponibile sono minime con la quantità delle munizioni disponibili nei caricatori che appare solo quando li cambiamo.

Questi vengono mantenuti nell'inventario e riutilizzati in seguito con il gioco che in automatico sceglie sempre quello con il maggior numero di colpi. Degna di nota la possibilità di poter raccogliere da terra le armi dei morti, che nelle zone calde non mancano mai già dopo pochi minuti di gioco. La letalità degli scontri a fuoco è il secondo aspetto di cui ci si accorge giocando a Insurgency: Sandstorm: le sparatorie sono caratterizzate da un realismo incredibile in virtù della grande cura posta nel riprodurre le caratteristiche di tutte le armi implementate nel gioco in termini di danni dovuti al calibro (con penetrazione delle superfici) alla maneggevolezza e precisione. Questo significa che nonostante il body armor, basta un solo proiettile nel punto giusto, anche di piccolo calibro, per spedirvi al creatore: figurarsi una raffica di 7.62 o 5.56 a distanza ravvicinata.

Gli scontri a fuoco spaziano dalla brutalità e velocità del Close Quarter Combat in spazi ristretti, ai passaggi in campo aperto cercando la miglior copertura possibile da cecchini o anche soltanto tiratori dotati ottiche intermedie. Unica concessione a un gameplay più accomodante, è la gestione delle ferite: non essendo disponibili medikit di alcun tipo, in quei rari casi in cui non ci si lascia la ghirba all'istante dopo essere stati colpiti, servono una quindicina di secondi di cooldown per recuperare e tornare in campo con le stesse capacità fisiche di inizio round. Una deroga al realismo decisa per non rendere ulteriormente complesso un gameplay già di per sé piuttosto impegnativo.

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Entrare da soli in una stanza non è mai una buona idea: collaborare con chi trovate sui server è sempre consigliabile.

Tutte queste scelte di gameplay hanno delle ovvie conseguenze sullo stile di gioco da adottare per vincere le partite: il realismo delle armi spinge i giocatori a un approccio realistico anche nel movimento e nella gestione degli attacchi e difese che per forza di cose deve basarsi sulla cooperazione tra membri di uno stesso team. Le tre modalità di gioco sono fondamentalmente varianti della modalità Dominio e Capture and Hold che abbiamo visto in decine di giochi simili, ma alla fine della fiera le situazioni da affrontare sono due: l'assalto a edifici e l'attraversamento di spazi di ampi dimensioni sotto il fuoco nemico.

In entrambi i casi il gioco dà il meglio di sé nell'obbligare i team ad affrontare reali situazioni di combattimento urbano in cui irruzioni, movimenti in copertura e uso di fumogeni, granate e tattiche di cecchini, la fanno da padrone. Rusher, camper poco supportati e soprattutto una scarsa conoscenza delle mappe già di per sé molto complesse, sono tutti sinonimi di fallimento inevitabile, soprattutto se alla base c'è una scarsa skill personale.

Gli scontri a fuoco di fanteria non sono l'unico tratto distintivo di Insurgency: Sandstorm. Nelle mappe più grandi sono presenti anche alcuni veicoli leggeri dotati di calibro '50, ma il loro uso è molto limitato, soprattutto con un buon tiratore in zona: soprattutto serve avere una squadra in protezione in ogni momento per sfruttarne al meglio le possibilità della tecnica montata sul cassone. Direttamente da Battlefield, arriva la figura del comandante che con l'aiuto di un osservatore può chiamare diverse azioni di supporto sugli obiettivi presidiati dai nemici.

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Da morti si può dare un'occhiata alla mappa tattica e alla situazione della composizione delle due squadre basate sulla classica distinzione tra forze speciali e insurgent.

Droni di ricognizione, elicotteri d'attacco o scariche d'artiglieria pesante servono a tenere sotto pressione gli avversari negli spazi aperti, ma non sono efficaci nel caso degli edifici in cui ci si ripara non appena la situazione si fa calda e in effetti è un po' un peccato che gli scenari non siano dinamici comprendendo la demolizione delle strutture colpite dall'artiglieria pesante. Ciononostante, un Comandate ben assistito da un osservatore può essere decisivo nello spostare la bilancia della vittoria o sconfitta soprattutto nelle mappe molto vaste. L'attraversamento degli spazi aperti e i punti di controllo più esposti possono essere sorvegliati anche dall'aria negandone o comunque rendendo più difficile l'accesso alla fazione avversaria.

Insurgency: Sandstorm non vincerà il premio di FPS dell'anno per proficienza tecnica, ma si lascia guardare senza particolari infamie né lodi sotto l'aspetto della qualità dell'immagine. Anche se gli ingranaggi sono quelli dell'Unreal Engine, il look è chiaramente quello di Counterstrike Source con un impatto grafico decisamente simile. Ci sono alcuni elementi degni di nota, come gli effetti delle esplosioni e le superfici perforabili, ma per il resto siamo al livello estetico dei giochi di una decina d'anni fa, al netto della crescita della risoluzione standard.

Anche se il nostro PC soddisfaceva i requisiti raccomandati (Nvidia GTX 970 con I7 da 3.5 GHz) e a dettaglio molto alto il gioco girasse costantemente a 60 frame al secondo, abbiamo notato casuali blocchi del frame rate sopratutto subito dopo l'inizio del round quando i due team cominciano a muovere verso gli obiettivi in alcune mappe specifiche. Questo non succede quasi mai a round inoltrato e quindi penalizzando l'azione di gioco. Anche se l'impatto è limitato, sembra essere un problema di ottimizzazione che merita attenzione, soprattutto per andare incontro alle esigenze di possessori di sistemi non particolarmente potenti.

Le classi sono parecchie e imparare ad usarle tutte è una questione molto lunga e complessa, vista anche la varietà delle armi a disposizione.

Dove invece il gioco eccelle in maniera quasi imbarazzante è nel comparto audio; siamo indubbiamente al cospetto di uno degli sparatutto meglio realizzati di sempre sul fronte del sonoro con un campionario di effetti legati alle armi strepitoso soprattutto nei volumi e nel realismo. Per comunicare in team con i compagni servono cuffie e microfono, ma in modalità 5.1 Insurgency è semplicemente clamoroso nel dare realismo e carattere alle sparatorie.

Quando si preme il grilletto si sente tutta la potenza delle armi e questo porta a un coinvolgimento eccezionale, sia per gli effetti di sparo riprodotti in modo maniacale (la gatling degli elicotteri è semplicemente fuori di testa) sia per come cambiano in base alla distanza e al rimbombo degli ambienti chiusi. Nel caso dei bombardamenti e attacchi dall'alto possono fare tremare la vostra postazione di gioco se il vostro impianto è di buon livello. Ma il vero tocco di classe sono le voci dei personaggi che comunicano con frasi predefinite sempre adeguate alla situazione, arrivano persino al lamento dei feriti da far venire i capelli dritti o le grida quando ci si trova sotto pesante fuoco nemico.

Al netto dei molti pregi e di qualche difetto, un dato è chiaro: Insurgency: Sandstorm non reinventa il genere degli sparatutto tout court, né si può fregiare di essere un innovatore in alcun campo specifico. È un gioco che nasce come fan service per una categoria di utenti ben precisa, ovvero chi ha già provato in tutte le salse Counterstrike, Call of Duty o Battlefield e, pur apprezzandoli, vuole assaporare l'emozione degli scontri a fuoco in tutta la loro cruda letalità.

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I morti sono sempre un buon segnale dei guai in cui vi state per andare a cacciare. Il sonoro dei lamenti è da brividi.

La necessità d'imparare a muoversi tatticamente e in gruppo è la diretta conseguenza di un gameplay che non fa sconti a nessuno e per questo motivo, se si supera il durissimo reality check iniziale, farà amare alla follia questo gioco chi intende perseverare. Il grande pubblico verrà fermato dalla difficoltà e dai difetti più evidenti: poche modalità molto simili tra loro, un combattimento veicolare solo abbozzato e un motore grafico che a volte perde qualche colpo sul fronte della performance, pur senza rovinare l'esperienza. Anche i bot della modalità cooperativa non sono eccelsi, ma il coop è più un tutorial dedicato ai team che altro.

Per chi apprezza il realismo con qualche compromesso, al momento sul mercato non c'è titolo paragonabile a questo ad eccezione del multiplayer della serie ArmA che tuttavia parte da presupposti ben diversi come sofisticazione del gameplay e dimensioni dell'ambientazione. A 24 euro su Steam, Insurgency: Sandstorm è una gradita sorpresa natalizia che raccomandiamo ai reduci di Counterstrike in cerca di qualcosa di coinvolgente e impegnativo, aspettando di vedere in azione le versioni console in programma per i primi mesi del 2019.

8 /10

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Riguardo l'autore

Matteo Lorenzetti

Matteo Lorenzetti

Redattore

Dopo dieci anni di The Games Machine, approda finalmente alla redazione di Eurogamer.it. Onnivoro per quanto riguarda i generi, predilige sparatutto, giochi di guida ed RTS.

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