Gabriel Sloyer ha trascorso cinque anni a recitare per Red Dead Redemption 2.

Ovviamente, nel frattempo ha fatto anche altre cose. Dal 2013 infatti, IMDB ci dice che Sloyer è apparso in numerose serie TV americane tra cui Power, Jessica Jones, Narcos e Orange is the New Black.

Tra un episodio e l'altro però, tornava regolarmente per girare l'ultimo pezzo dell'immenso gioco western targato Rockstar, per interpretare il cowboy messicano, nonché membro della gang, Javier Escuella.

Sloyer è stato assunto senza sapere per cosa stava firmando. Aveva già interpretato il ruolo secondario del boss del cartello Oscar Guzman in Grand Theft Auto 5, ed era quindi già noto a Rockstar. Sloyer quindi, conscio del successo ottenuto da GTA 5 era entusiasta del contratto.

Lui però non sapeva che stava lavorando a Red Dead Redemption 2; quando ha iniziato non sapeva neppure il nome del suo personaggio. La cosa sembra incredibile, anche se mi ricorda la storia che abbiamo raccontato tempo fa su un altro doppiatore che non sapeva di star lavorando a Fallout 4 fino a poco tempo prima dell'uscita del gioco.

Qui di seguito riportiamo le parole di Sloyer che ci parla della lunga esperienza di registrazione, dei tatuaggi del cast, delle scene tagliate, i finti finali e molto altro.

Di come abbia appreso del progetto...

"Rockstar è sempre molto brava a tenere le cose segrete. Non puoi dire alla tua ragazza e a nessun'altro a cosa stai lavorando. Ed è stato così per cinque anni! Non ci hanno detto nulla ma noi abbiamo capito piuttosto in fretta di cosa si trattava. Ed era un prequel."

"Le prime cose che abbiamo registrato sono state il salvataggio di John dai lupi (una scena che si vede molto presto nel gioco, anche se ho girato solo una parte in cui Javier, all'interno di una caverna, combatteva con una torcia contro i lupi, quindi non esattamente allo stesso modo di come appare ora) e lo scontro al bar. E mi stavo chiedendo che diavolo stessi facendo. Avevo già lavorato a GTA 5 e non avevo idea di cosa stesse accadendo.

"In quel momento non sapevo quale fosse il ruolo che stavo interpretando. Ho iniziato a capire qualcosa nei primi due mesi. Sapevamo di stare lavorando ad un Western per via degli stivali e del linguaggio. A quel punto non è che ci volesse un genio... o magari siamo stati geniali... comunque, che Western avrebbe mai potuto sviluppare Rockstar?"

"Altre persone erano più brave a confrontare gli indizi! Io non avevo idea che sarebbe stato così fruttuoso, anche se guardandomi indietro avrei dovuto capirlo. Tutti gli altri erano più consci di quello che stava accadendo loro."

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Sloyer in The Blacklist di NBC.

Del legame con la gang...

"È raro lavorare a qualcosa per cinque anni, specialmente con delle così brave persone. Nessuno nel gruppo era pessimista e ho legato molto bene con loro. È stato strano ma tutti abbiamo iniziato ad acquisire qualcosa dei personaggi che stavamo interpretando. Stavamo facendo pausa pranzo e ci siamo tutti raccolti attorno a Ben che era intento a risolvere il cruciverba del New York Times come Dutch [ovviamente Benjamin Byron Davis ha interpretato il leader della gang Dutch van der Linde]. Nessuno pensa mai che questo possa accadere, invece succede."

"Noshir [Dalal, che ha interpretato Charles Smith] stava facendo delle flessioni con una mano sola, Rob [Wiethoff, che ha interpretato John Marston] se ne stava seduto pensando alla gioia di mescolare il calcestruzzo, Rog [Roger Clark, aka Arthur Morgan] si stava allenando a riprodurre la voce di Bale, Steve [J. Palmer, Bill Williamson] era eccitato per il prossimo film di Star Wars, mentre Peter [Blomquist, Micah Bell] faceva commenti sconci sul teabagging e nessuno aveva idea di cosa stesse parlando."

Della programmazione delle riprese...

"La programmazione consisteva in tre settimane di lavoro e tre settimane di riposo, in base alla sceneggiatura. Nel frattempo penso di aver lavorato a sette serie TV, diversi film e spettacoli teatrali. Ogni volta, però, tornavo ad indossare quegli stivali, seduto attorno al fuoco, abbandonandomi ai ricordi del Messico."

"La prima cosa che ho dovuto comprendere è stata che sarebbe potuto accadere di tutto. Se dovevamo registrare il martedì, avrei potuto ricevere il copione lunedì o martedì mattina, magari addirittura poco prima di entrare nel teatro di posa. Quando ero proprio fortunato ricevevo il copione venerdì e potevo fare qualche prova."

"A differenza delle serie TV, in cui so cosa sto per fare e c'è davvero poco spazio per la spontaneità, in un progetto Rockstar penso: questo è quello che sto per fare ma potrebbe essere qualsiasi altra ca**o di cosa! Nella mia testa so di cosa tratti la scena ma questo non mi rende consapevole della mia posizione sul set o di cosa diranno gli altri attori."

"Se il tuo personaggio è presente in una scena senza linee di dialogo, l'attore non la gira. Quindi puoi essere presente in una scena, stai ancora ascoltando ma non sai nemmeno che hai avuto quella scena."

"Ricordo il mio primo giorno quando ho girato le parti per GTA 5. Camminavo per il teatro di posa senza vedere nulla intorno a me e ad un certo punto qualcuno mi ha detto: 'qui noi non usiamo l'R-world'. Ho subito realizzato che intendevano 'mondo reale'."

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Javier Escuella in Red Dead Redemption 2.

Della complessità del motion capture...

"La recitazione digitale ha diverse limitazioni che la rendono più o meno liberatoria. Ho dovuto eseguire più di otto canzoni con la chitarra, suonando e cantando. Un animatore aveva creato una pre-posa di Javier in cui il personaggio era seduto attorno ad uno fuoco da campo. Quindi mi hanno fatto mettere in questa posizione tutta contorta, in cui era difficile suonare la chitarra, senza contare che indossavo la tuta per il motion capture con le palline per il tracciamento sparse ovunque."

"Ero letteralmente seduto su quelle palline che mi stavano perforando i muscoli delle cosce. Indossavo anche una pesante telecamera che rendeva i movimenti ancora più restrittivi. Avevo delle bende sulle dita a cui erano attaccate altre palline per il tracciamento. E con tutte queste difficoltà dovevo suonare la chitarra. Le mie dita dovevano muoversi! Mi hanno detto di iniziare e io speravo solo che uscisse fuori qualcosa che fosse renderizzabile."

"Le persone non si rendono conto che abbiamo dovuto recitare delle battute per quando Arthur è lontano tanto così o tanto cosà, per quando il nostro personaggio è di buon umore o di pessimo umore, per quando si fa la doccia, per quando sta uccidendo qualcosa o quando non riesce ad uccidere qualcosa, per quando ti prende a calci per svegliarti... è un'enorme mole di lavoro".

"Da una parte bisogna adattarsi alle loro richieste ma dall'altra s'interpretano questi personaggi come mai accadrebbe in una serie TV, in uno spettacolo di Broadway o in un film. Ci sono oltre sessanta ore di gioco e ci possono essere momenti in cui vedi Javier andare in bagno o affilare il coltello."

Delle scene tagliate e dei finti finali...

"Ricordo che abbiamo girato un sacco di scene che poi sono state tagliate. Ovviamente io non avevo accesso alla stanza degli sceneggiatori ma ho sentito voci al riguardo. Alcuni colleghi mi dicevano che prima un certo personaggio sarebbe dovuto andare in una direzione e poi invece avevano deciso che sarebbe andato dall'altra parte. Tiravamo ad indovinare come chiunque altro".

"Quindi ad un certo punto mi sono chiesto se non ci stessero facendo girare un finale finto solo per noi. Giusto per confonderci. Mi chiedevo se fossero davvero quelle le scelte che il giocatore sarebbe stato chiamato a compiere. Questo però fa parte del nostro lavoro. Basti pensare nei film quante scene non vengano poi usate."

"Un esempio molto diverso di come le cose cambino nel corso degli anni è di un impiegato che si è fatto fare un tatuaggio con il logo del gioco. Red Dead Redemption 2, con il numero arabo 2 al suo interno. Successivamente hanno cambiato il logo, utilizzando il numero romano. Già. Tutti noi, membri della gang, abbiamo pensato che avremmo potuto tatuarci il numero due per farlo sentire più a suo agio. Poi non l'abbiamo fatto... ma per un attimo la tentazione è stata forte."

Del contatto con le altre persone di Rockstar...

"C'erano circa 25-30 persone quando noi giravamo le riprese e anche nello stand c'era una decina di persone. Sono in contatto con un paio di produttori. Ma questo è quanto: avevano le videocamere con cui comunicavano con San Diego e Edimburgo, ma non ho mai incontrato quelle persone."

Del personaggio di Javier...

"La gente, approcciandosi per la prima volta a Red Dead Redempion 2, pensa che Javier sarà uno stronzo. D'altronde le persone hanno passato così tanto tempo a dargli la caccia, ma poi passano del tempo accanto al fuoco con lui o pescandoci assieme. Per chi ha giocato il primo capitolo, tutto ciò fa emozionare: la tragicità di ciò che verrà."

"Perché qualcuno entra a far parte di una gang? Javier è alla ricerca di una casa, un luogo a cui appartenere. Mio padre, che ironicamente si chiama Javier, è un immigrato in questo Paese e ha cambiato il suo cognome in modo che suonasse più americano. Ha lottato per adattarsi. Qualche volta più provi ad adattarti ad una nuova cultura, e più ti accorgi di non essere adatto a nessuna cultura. In un nuovo luogo, sperando di imparare le regole, sperando che il 'sogno americano' esista davvero. Eppure il mio Javier continua a rimanere seduto accanto al fuoco da campo, cantando quelle canzone sul Messico, esprimendo questo desiderio, che penso mostri quanto sia lacerato dalla ricerca di una casa."

Riguardo l'autore

Tom Phillips

Tom Phillips

News Editor

Tom is Eurogamer's news editor. He writes lots of news, some of the puns and all the stealth Destiny articles.

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