Se tutti i supereroi appartengono a Marvel o DC Comics, uno avrà anche diritto a inventarsene di suoi, scegliendo come ambientazione Philadelphia, invece che le abusate Los Angeles o New York!

Stiamo parlano naturalmente di M. Night Shyamalan, che ha ben pensato di meritarsi anche lui il suo "multiverso" a basso budget (cosa su cui si ironizza sulla stampa internazionale), con eroi dai poteri relativi.

Vedi la diabolica capacità di organizzare trame malvagie di Elijah Price, una semplice infrangibilità per David Dunn, un groviglio di personalità multiple a formarne una invincibile per Kevin Wendell Crumb (annotiamo come anche il paziente assassino del Dottor Crowe ne Il Sesto Senso fosse afflitto da questo disturbo, dimostrando un interesse particolare verso questo specifico disturbo da parte dell'autore).

Ovviamente tutti hanno la loro "kryptonite": la friabilità del corpo per uno, l'acqua l'altro e, per l'ultimo, semplicemente il bisogno d'amore.

Per dare seguito alla storia narrata in Unbreakable nel lontano 2000, e nel più recente Split nel 2016, Shyamalan riprende i principali attori, ossia Jackson, Willis e McAvoy, oltre a due comprimari come l'attrice Charlayne Woodard e l'attore Spencer Treat Clark, rispettivamente madre di Elijah e figlio di David, oltre ad Anya Taylor-Joy, la ragazza sopravvissuta in Split.

Della trama non vogliamo dire molto se non quanto già s'intuisce dagli "spoiler" contenuti nei trailer e nelle foto di scena. Nello stesso cupo istituto psichiatrico finiscono rinchiusi i tre noti personaggi. Tutti hanno continuato a fare ciò che facevano: l'uomo malato nel corpo e nello spirito crea trame volte al Male; l'ormai vecchio Sorvegliante salva vite e impartisce castighi; il folle sequestra e ammazza orrendamente giovani donne.

Un'ambigua psichiatra cerca di "curarli", convincendoli di essere normali persone, convinte di essere eccezionali, nel bene o nel male, e da questa ferrea convinzione spinte a compiere gesta estreme. Cosa succederà, come succederà e come andrà a finire, non si deve dire: chi vedrà, saprà.

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Forse non supereroi, sicuramente predestinati.

Dei tre personaggi va ad occupare un posto speciale Kevin, La Bestia, l'Orda, non solo per l'intreccio dei molteplici caratteri che lo compongono ma per la bravura di James McAvoy nel renderli tutti. Bruce Willis è bello e debitamente stanco e disilluso. Sempre disperatamente perfido Samuel Jackson. Sarah Paulson, new entry nel cast, con quella sua aria ormai perennemente inquietante dopo l'assidua frequentazione della serie American Horror Story, trova un suo perché nel finale.

Le musiche questa volta sono di West Dylan Thordson e non del fidato James Newton Howard, citato però in diverse occasioni nella valida colonna sonora. Come già Unbreakable, anche Glass gira intorno a un sentito omaggio ai fumetti, definiti una forma alternativa per raccontare la storia dell'umanità, omaggio che renderà felici i mille appassionati di quest'arte, quelli perennemente scontenti delle variazioni cui sono soggetti i loro amati eroi nel passaggio su grande schermo. E molte altre allusioni, molte battute anche in modo brillante, rimandano a quel mondo portando però in parte fuori strada lo spettatore.

Il trucco per apprezzare il film (peccato che lo si capisca un po' troppo tardi) sta nel non considerarlo solo un thriller horror, com'era con chiarezza Split, bensì un horror fantasy, il che sgombra il campo dalle perplessità che diversi passaggi della narrazione seminano nel loro progredire. E si arriva a chiudere con un discorso che osiamo definire politico, sulle élite che complottano per tenere il mondo senza eroi, positivi o negativi che siano, perché è meglio avere un popolo di sudditi umili, incapaci di credersi eroi. Meglio convincere tutti che nessuno è speciale, che nessuno può fare la differenza, anche impegnandosi allo stremo. E poi i diversi lottano, e lottando provocano "danni collaterali", uccidono per sbaglio, rompono cose, danneggiano proprietà.

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La solita Mad Scientist.

Shyamalan, che ama concedersi un cameo nei suoi film e che anche qui è presente, è un personaggio particolare, deciso a diventare regista fin da piccolo, autore di film diseguali, forse penalizzato da un esordio di grandissimo successo come Il Sesto Senso, e ha sempre scritto e quasi sempre prodotto i suoi film. Ha poi alternato film interessanti ma incapaci di replicare l'originalità del primo e sempre imperfetti. Rinasce artisticamente con The Visit e appunto con Split, dopo l'incontro con Jason Blum, geniale produttore e sostenitore convinto del basso budget. Anche la miniserie TV Wayward Pines, di cui Shyamalan è stato produttore esecutivo e regista in alcuni episodi, ha registrato un discreto successo.

Glass (belli i titoli di testa, che mostrano la nostra realtà "incrinata") è un film con diversi limiti, uno importante è che va visto avendo bene in mente i due cui è collegato, altrimenti si perdono molti significati, citazioni e rimandi vari. E la tira troppo lunga (quasi ogni film che supera le due ore potrebbe essere alleggerito) e fuorvia lo spettatore rischiando di irritarlo o lasciarlo perplesso, anche a causa dei troppo insistiti rimandi al mondo dei fumetti e ai personaggi più celebrati, come si volesse essere certi che tutti abbiano ben capito.

Alcune lungaggini si trovano nella parte "carceraria", troppo ripetitivi i dialoghi con la Dottoressa che mira a cambiare le convinzioni dei protagonisti con argomenti razionali (o, al peggio, anche con un colpetto di lobotomia al laser). E inutili sono le beghe con i due infermieri. Tutto concorre a procrastinare quel "twist" finale che è diventato il marchio di fabbrica del regista, lasciando però deragliare lo spettatore nel frattempo.

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Sarà la Sindrome di Stoccolma?

Glass è comunque un film da vedere, mettendo da parte qualche perplessità nel corso della narrazione, in attesa del "messaggio" finale. È un film che non è un thriller né un horror, e che è forse più politico, idealista, quasi anche romantico. We can be heroes just for one day. Tutti.