La notizia è stata improvvisa: Bungie si staccherà da Activision e nel trasloco si porterà via anche l'intera proprietà di Destiny, serie che, proprio insieme ad Activision, ha plasmato nel corso degli ultimi otto anni. Per quel che riguarda Destiny, gli affezionati possono senz'altro accogliere tale novità positivamente: Bungie avrà la libertà creativa di fare ciò che vuole e nei tempi che sono più consoni alla progettazione, una situazione che dovrebbe, in teoria, garantire contenuti più curati e meno affrettati.

Com'è possibile che Bungie possa fare tutto senza un produttore? Beh, Bungie ha appena ricevuto 100 milioni di dollari da NetEase: un altro gigante cinese, che insegue Tencent come colosso videoludico. Tale investimento, inoltre, porterà allo sviluppo di un gioco inedito da Bungie, ma l'azienda ha già rassicurato che l'impegno su Destiny non verrà meno.

Un bel paracadute che permette a Bungie, insomma, di poter fare le cose da sé; su questo, la casa di sviluppo è stata molto chiara, sottolineando che "siamo pronti a proseguire la pubblicazione per conto nostro mentre Activision si focalizza sulle IP in suo possesso". Proprio quest'ultimo punto, in realtà, è il più interessante: cosa resta ad Activision senza Destiny?

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I Rinnegati è stata un'espansione molto apprezzata, ma le sue vendite non hanno rispettate le previsioni commerciali di Activision.

Prima, però, facciamo un passo indietro e cerchiamo di comprendere le ragioni per cui il rapporto tra Bungie e Activision era destinato a concludersi. Le due società avevano obiettivi diversi, ma soprattutto modalità operative differenti: lo sviluppatore voleva prendersi il suo tempo; il produttore, invece, chiedeva una cadenza annuale, che fosse un nuovo capitolo oppure una grossa espansione (come I Rinnegati, per esempio, pubblicata lo scorso settembre). Un grosso contenuto nuovo doveva comunque uscire sul mercato ogni anno.

Ma non solo: tale contenuto doveva anche rispettare aspettative commerciali molto alte. Proprio quest'ultima è stata la nota dolente per Activision: il mancato guadagno. O quanto meno, l'ultima espansione non ha rispettato le aspettative commerciale stimate da Activision. Come aveva riferito il COO Coddy Johnson analizzando i dati del terzo trimestre 2018, I Rinnegati "non ha raggiunto le nostre previsioni commerciali", aggiungendo che ci fosse "lavoro da fare per entusiasmare di nuovo la base di appassionati di Destiny". Poco importava che I Rinnegati fosse stata accolta molto bene: non erano ancora abbastanza per generare quel ciclo economico che Activision si aspettava.

Le due necessità, insomma, sembravano inconciliabili: Activision voleva rendere Destiny 2 sempre più "consumer" (probabilmente inserendo sempre più oggetti acquistabili con denaro reale e difficili da ottenere tramite le missioni); Bungie, invece, chiedeva l'opposto o perlomeno di avere il tempo di sviluppare a dovere i contenuti e senza alcuna pressione. Una situazione che è andata avanti per anni, fino all'annuncio di poche ore fa del distaccamento. Tale separazione fa facili tutti?

Bungie sicuramente. Per Activision, la situazione è un po' diversa. Basta guardare i nomi delle ultime produzioni pubblicate sotto la sua etichetta negli anni recenti per comprendere che il produttore si trova un po' a corto di proprietà intellettuali da sfruttare. Skylanders e Guitar Hero sono sotterrate; recenti giochi di successo come le raccolte di Crash e Spyro sono rimasterizzazioni di classici di molti, molti anni fa (e quando si è trattato di creare nuovi giochi di Crash Bandicoot, Activision non ha decisamente avuto fortuna). Activision detiene anche la licenza di Trasformers, ma è difficile immaginarlo come perno di una nuova strategia creativa e commerciale.

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Call of Duty: Black Ops 4 ha generato un miliardo di dollari in un mese di disponibilità. Altrettanto, però, aveva fatto Call of Duty: Ghosts, nel 2013, ma in un solo giorno.

Resta quindi sempre lui: Call of Duty. Black Ops 4 è andato a gonfie vele e ha generato, nel solo fine settimana di lancio, 500 milioni di dollari, cifra che è salita a un miliardo di dollari dopo un mese di presenza sul mercato. A voler confrontare i dati, Call of Duty: Ghosts (parliamo del 2013) ha raggiunto la stessa cifra in un solo giorno, segnale che le prestazioni commerciali della serie, pur ancora eccezionali, non sono più le stesse di alcuni anni fa.

Ovviamente Activision fa parte di Activision Blizzard (che include anche King), società che racchiude alcuni dei giochi più popolari del mondo, come Overwatch, World of Warcraft e Candy Crush. Activision come produttore preso separatamente da Blizzard, però, dovrà per forza giocare qualche carta nuova.

A meno che - ipotesi che non può essere esclusa totalmente - Activision scelga un'altra strada: rendere Call of Duty un franchise dalle molte sfaccettature, magari sposando alcune edizioni per il mobile (sulla falsa riga di un Gears Pop, per esempio) o per PC. Forse è un'idea tirata, ma nell'ottica di massimizzare quella che, per il produttore, è la proprietà intellettuale più solida non sarebbe tanto assurda.

Riguardo l'autore

Massimiliano Di Marco

Massimiliano Di Marco

Redattore

Aspetta la pensione per recuperare la libreria di giochi di Steam. Critica qualsiasi cosa si muova, soprattutto se videoludica, e gode alla vista di Super Mario e Batman.

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