Cosa ci spinge a scegliere un gioco? A volte può bastare un trailer particolarmente azzeccato piazzato sui social al momento giusto, più spesso a convincerci è una demo o il suggerimento di un amico che conosce i nostri gusti.

In altri casi è la pura e semplice curiosità che ci fa entrare in un negozio di videogiochi o ci fa premere il tasto "Acquista" su un qualsiasi store online anche a scatola chiusa.

Chi vi scrive è assolutamente assuefatto al genere Metroidvania: qualsiasi titolo (grande o piccolo che sia) appartenente a questo genere stuzzica la mia curiosità, al punto che tutti i miei account PC e console sono un fiorire di Hollow Knight, Dead Cells, Chasm, Axiom Verge, Timespinner e via dicendo.

Devo ammettere però che prima di qualche settimana fa non avevo mai sentito parlare di Feudal Alloy ma, proprio come scritto poche righe fa, sono bastati un paio di filmati ed è stato amore a prima vista. A far scoccare la scintilla è stato il particolarissimo stile sceno-grafico, con personaggi e scenari disegnati a mano che sembrano sospesi tra il light-cyberpunk, Futurama e un film dei Monty Python.

Ma cosa c'entra il gruppo comico inglese capitanato da Terry Gilliam? Forse la colpa è del non-sense che fa da sfondo al tutto: un setting medievale nel quale si muove un cavaliere robotico che al posto della testa ha una sorta di piccolo acquario, con tanto di pesci. Bizzarro, ma non è che l'inizio. Anche il sonoro è assolutamente all'altezza del comparto visivo, quindi possiamo tranquillamente affermare che artisticamente parlando Feudal Alloy è un titolo di primissimo ordine. Ma da giocare?

Andiamo con ordine. Il protagonista si chiama Attu, chiara autocitazione del "team" di sviluppo Attu Games, agricoltore meccanico che vive coltivando girasoli e producendo olio con cui lubrifica regolarmente gli ingranaggi dei poveri robot in pensione di cui si occupa con amorevole cura. Questi lo ricompensano con dei racconti sulle loro vite, sulle avventure che hanno vissuto al di fuori del villaggio.

Una vita tranquilla la sua, come quella del celebre Ragazzo di Campagna interpretato da Renato Pozzetto, che viene però turbata da un gruppo di banditi che in un pomeriggio di follia robotica rubano tutto il prezioso olio del villaggio... e anche qualche effetto personale dei residenti. Attu a quel punto non può fare a meno di vincere la sua paura e spingersi oltre i confini che non aveva mai osato superare, nella foresta circostante e anche più in là. La salvezza del villaggio è nei suoi rugginosi arti.

Feudal_01
Il loot offerto dal gioco non è generoso come quello di giochi alla Diablo, ma avrete un bel po' di accessori tra cui scegliere. Peccato che l'inventario sia organizzato proprio male.

Una divertente premessa quella di Feudal Alloy, che dà vita ad un action-RPG abbastanza convenzionale ma affascinante. Purtroppo la trama si esaurisce proprio nei minuti iniziali visto che per tutta la durata dell'avventura non c'è traccia di lore e anche l'epilogo è abbastanza scontato. Come da tradizione inizierete con il minimo indispensabile, un'arma arrugginita e giusto una fiaschetta di liquido refrigerante del quale torneremo a parlare tra un po'. Il gioco infatti nasconde un'insospettabile anima da gioco di ruolo, che vi porterà a personalizzare in modo piuttosto ampio l'equipaggiamento e i poteri di Attu, recuperando armi e accessori dai corpi dei nemici e dai molti scrigni nascosti negli intricati dungeon che vi aspettano.

Feudal Alloy non è un vero e proprio open-world ma gli sviluppatori hanno fatto un gran lavoro di level/game design per evitare l'effetto ridondanza. I livelli sono praticamente tutti collegati tra loro e hanno il giusto grado di intricanza... ma si può dire? Forse meglio intricabilità? Vabbè, diciamo che sono stati disegnati con cura per darvi l'idea di avere infinite diramazioni anche se così non è.

La mappa è abbastanza vasta ed esplorarla tutta scoprendone i più reconditi segreti vi porterà via almeno 20 ore... ma ne vale la pena? In fondo molti Metroidvania falliscono per un difetto abbastanza comune, la ripetitività, spesso dovuta ad un eccessivo backtraking condito da un esagerato respawn dei nemici.

Feudal_02
La mappa è come sempre utile per tenere d'occhio i vostri movimenti. Inizialmente il suo stile essenziale potrebbe disorientarvi un po', ma con il tempo imparerete a “domarla”.

Nonostante un fondo di ripetitività nelle azioni sia praticamente inevitabile (ma anche sua maestà Castlevania: Symphony of the Night non ne era privo), il gioco fa di tutto per mantenere abbastanza alta l'attenzione del giocatore, anche con un livello di difficoltà che va fortunatamente oltre la scampagnata fuori porta e un'Intelligenza Artificiale apprezzabile. Il sistema di combattimento è in tempo reale, ma in Feudal Alloy dovrete sempre tenere presente di essere al comando di un robot, quindi suscettibile al surriscaldamento e alle temperature più rigide.

Il primo è in sostanza una sorta di stamina: usate troppo la vostra arma e l'indicatore di temperatura su schermo si alzerà vertiginosamente fino a raggiungere l'indicatore rosso, cosa che vi renderà inermi e vulnerabili per qualche secondo. In alcuni casi questo status potrebbe anche essere permanente (muovendosi in location particolarmente "calde" ad esempio) ma può essere riportato alla normalità con l'utilizzo del prezioso olio lubrificante.

Potrete trovarne un po' ovunque, in fiaschette piccole, medie o grandi ma le quantità non sono illimitate quindi non sprecatelo. Stesso discorso per il fluido antigelo, prezioso per sbloccare i movimenti di Attù quando la temperatura per un qualsiasi motivo scende sotto i livelli di guardia. Questi due fattori contribuiscono a rendere un po' meno banale il combat system del gioco e aggiungono un sottile strato "strategico" all'esplorazione.

Feudal_03
Ogni singola location è stata disegnata con rara perizia e attenzione per i dettagli. Questo è uno dei tanti robot-shop che troverete in giro e dove potrete fare shopping.

Il risultato finale è estremamente convincente e superiore alla media di titoli simili usciti negli ultimi due anni. Lo diventa ancora di più se si pensa che quello che fino ad ora abbiamo chiamato "team di sviluppo" è in realtà composto da due sole persone. Qui dovrebbe scattare l'applauso al limite della standing ovation.

Chiaramente un gruppo così risicato di persone non poteva pensare davvero a tutto, ma sarebbe stato lecito aspettarsi qualche difetto a livello tecnico o nella progettazione concettuale delle missioni. I problemi di Feudal Alloy invece risiedono in alcune inspiegabili scelte di game design che francamente ci hanno lasciati perplessi.

Perché ad esempio è impossibile rivendere gli articoli dell'inventario che non ci servono più in cambio di un compenso? È qualcosa che fa parte del "Manuale di Base della progettazione di un RPG" eppure non è presente. Anche la struttura dei menù è abbastanza macchinosa, in particolare quella dell'equipaggiamento. Si tratta di nei tutto sommato sopportabili, che potrebbero facilmente essere sistemati con una futura patch. Per il resto davvero nulla di serio da segnalare.

Feudal_04
Incontrerete questi strani simboli già all'inizio del gioco e capire cosa siano non sarà facile. Tranquilli, non siamo neanche minimamente vicini alla cripticità degli enigmi di Fez.

Non sarà forse il titolo più rivoluzionario del mondo, ma Feudal Alloy ha stile da vendere e soprattutto intrattiene in modo leggero offrendo anche un pizzico di originalità... vi sembra poco? Nonostante porti con sé alcuni difetti chiamiamoli di gioventù, se siete fan del genere Metroidvania, il gioco Attu Games merita la vostra attenzione e anche i vostri soldi, che poi non sono neanche tantissimi. Con poco meno di 15 euro potrete immergervi in un affascinante medioevo meccanico e scoprire cosa si prova ad andare in giro con un piccolo acquario al posto della testa.

8 /10

Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

Altri articoli da Daniele Cucchiarelli