Tu, vestito di nero, corri verso il tuo veicolo vicino alla costa sud. Io, vestito soltanto con la mia t-shirt, sparo disperatamente nella tua direzione da 400 metri di distanza. I nostri occhi si sono incontrati tra i fili d'erba dei campi, ma poi te ne sei andato. Cosa farei per avere un'altra possibilità...

...perché, diamine, ho scoperto che tre minuti dopo sei stato tu ad uccidermi.

Con l'uscita della versione 1.0, Playerunknown's Battlegrounds registra tutto quello che accade intorno a noi all'interno del raggio di un 1 Km durante le nostre partite e, successivamente, abbiamo la possibilità di rivederne il replay. Questa nuova caratteristica ci consente di tenere traccia della discesa di dozzine di altri giocatori durante il salto iniziale dall'aereo, permettendoci così di utilizzare la telecamera libera per controllare quante occasioni abbiamo sprecato contro altri giocatori che magari erano lì a pochi passi da noi, ma di cui non ci eravamo accorti. Possiamo anche seguire quel giocatore che sembrava essersi allontanato velocemente, ma che poi era tornato indietro per colpirci di nascosto con un headshot.

È fantastico, dei venti minuti che si passano a giocare, si trascorre poi un'altra ora a rivivere la partita in decine di modi diversi con la visuale replay.

I replay attualmente sono diventati una caratteristica piuttosto consueta nel panorama degli sparatutto multiplayer e a volte risultano essenziali in caso di cheater o del semplice sospetto che si faccia uso di cheat.

I replay sono però uno strumento particolarmente profondo in PUBG, dal momento che le partite coinvolgono un centinaio di giocatori e si svolgono all'interno di un'area di 8x8 Km.

Ad esempio, giocando “da codardi” proprio come faccio io, si può sopravvivere per 15 minuti senza combattere con un altro giocatore. Si corre, si raccolgono oggetti e poi si muore, colpiti da qualcuno che non abbiamo visto. Anche se non accade nulla, questo tipo di partita resta comunque elettrizzante per la tensione che ci accompagna per tutto il tempo, visto che potrebbe accadere qualcosa in qualsiasi momento. Potrebbe esserci un altro giocatore in agguato dietro l'angolo e, grazie al replay, potremo renderci conto che sì, effettivamente quel giocatore era proprio lì dietro quell'angolo in attesa, e che c'erano altri giocatori appostati, rendendo così ancora più giustificabile l'agitazione che sentivamo.

Adoro gli incidenti scampati in una partita. Se parte della popolarità di PUBG risiede nella tradizionale quanto fantasiosa abilità di poter vedere i giocatori che non possono vederci, l'altro elemento di successo è rappresentato sicuramente da quello strano ed eccentrico brivido che ci coglie nello scoprire che anche gli altri giocatori possono vederci. Forse, nella fabbrica da cui ci siamo allontanati, c'era un altro giocatore che stava ascoltando e monitorando i movimenti del nostro veicolo dal momento in cui ci ha sentiti arrivare sino a quando siamo scomparsi all'orizzonte. O, forse, degli occhi ci scrutavano dalle finestre del piccolo villaggio in cui eravamo andati a frugare. Non ci eravamo accorti della presenza di questi giocatori perché avevano deciso, dopo un rapido calcolo, che fosse meglio non rischiare, agendo invece da testimoni di quei momenti di passaggio della nostra vita. Attimi che prima sembravano del tutto insignificanti.

Adoro anche le coincidenze perse. Tramite il replay possiamo seguire una persona dal momento in cui ci ha uccisi fino a quando si trova ancora ad un chilometro di distanza, prima di aver premuto il grilletto. Entrambi abbiamo preso sempre strade tortuose e sconnesse, mentre decine di decisioni minori e poco importanti ci hanno condotti al nostro incontro finale. I videogiochi spesso riescono ad eliminare la frustrazione, mostrando gli errori che ci hanno condotto alla morte, scoprendo che la colpa è dovuta soltanto ad un nostro errore. In PUBG invece, si prova quasi la sensazione opposta. Forse non c'era davvero nulla che avremmo potuto fare. Se ci si pensa dopo l'accaduto, la morte sembrava qualcosa di inevitabile, qualcosa che assomiglia molto al destino. È però possibile che io sia una frana nel gioco.

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Questi giocatori sono comprensibilmente arrabbiati con il possessore di questa jeep per aver parcheggiato nel bel mezzo di un ponte e proprio accanto a dei barili avvolti dalle fiamme.

Persino quando pensavamo di essere stati attenti e pienamente coinvolti durante la partita, guardando i replay possiamo scorgere tutte le azioni e le situazioni che sono accadute attorno a noi, e questo vale per ogni match di PUBG. Premendo il tasto “tab” mentre guardiamo il nostro replay, potremo far apparire infatti una lista di tutti i giocatori presenti ad un certo range di distanza. Cliccando sul loro nome, potremo poi raggiungere la loro posizione e vedere il mondo circostante tramite i loro occhi.

Durante una partita ho deciso di evitare un lungo ponte, dirigendomi invece a nuoto attraverso un fiume per raggiungere l'altra sponda. Guardando i replay in seguito, ho scoperto di aver preso la decisione giusta: c'era un uomo che se ne stava in attesa proprio su quel ponte con una potente mitragliatrice pesante. L'ho visto invece tendere un'imboscata ad una donna che aveva attraversato il ponte su una moto. Ha aperto il fuoco, facendola sterzare e poi schiantare. Lei è saltata giù dalla moto, si è riparata dietro ad un'auto incendiata e ha risposto al fuoco, ma era senza speranze. L'assalitore ha avuto la meglio, cosa che sarebbe accaduta anche a me se non fossi stato 20 metri più in basso, ignaro di tutto, mentre nuotavo per raggiungere l'altra riva.

In un gioco in cui gli incontri con gli altri giocatori tendono ad essere brevi, i replay riescono a dare un contesto ed una continuità. Questo scontro sul ponte è adesso diventato parte della mia storia interiore, così come i passi fatti dal mio assassino nei minuti che precedevano il nostro incontro. Dove hanno trovato quel fantastico fucile da cecchino? Posso guardare e capirlo.

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Prendersi il proprio tempo per riguardare le scene di gioco può anche non essere un bene per la grafica, come si può notare in questi documenti sul pavimento che non sono altro che una macchia vaga e poco definita.

I replay sembrano quindi rappresentare uno strumento fantastico per migliorarsi nel gioco, anche se questo forse può valere per gli altri. Per me invece, è stato di conforto sapere che altre persone giocano come me: nascondendosi in un bagno per un sacco di tempo per poi sparare sul pavimento impanicati ogni volta che incontrano un altro essere umano.

I replay offrono anche un ultimo vantaggio, sempre più comune nei videogiochi: trasformano PUBG in un parco giochi per fotografi. Con “Ctrl+U” si nasconde infatti l'interfaccia utente, con “P” si mette in pausa l'azione e la barra spaziatrice ci permette d'impostare la telecamera libera e muoverci nell'ambiente di gioco. Ci si può avvicinare ai personaggi in combattimento, cosa impossibile durante una partita, o innalzarsi in volo per ottenere una vista panoramica del gioco. PUBG si porta appresso il marchio delle sue grigie radici di simulatore militare ed è spesso definito proprio da grigi fabbricati di cemento e da personaggi dall'aspetto di quattordicenni che faticano a trovare la propria identità.

Ci sono però anche delle zone di una certa bellezza. I replay ci permettono di apprezzare tutte quelle foreste che fiancheggiano le montagne, che prima avevamo soltanto attraversato, di soffermarci sui dettagli dei villaggi allagati di Erangel e di osservare il modo in cui la luce del sole si irradia verso la costa, dove il mio corpo giace immobile. È questo il problema dei replay di PUBG: finiscono come tutte le mie partite, con la mia morte.

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