Tutte le favole hanno un lieto fine. Ma non sempre, non del tutto. Quindi quando ci siamo ripresi dall'aver visto metà dei nostri amati eroi soffiati nel vento (e già in precedenza un paio di colpi al cuore ce li eravamo presi), con un certo patema d'animo ci siamo posti in attesa per vedere chi ci sarà restituito, a chi davvero dovremo dire addio. E se ci sarà qualche nuova perdita.

Il meraviglioso multi-verso che ci sta facendo compagnia dal 2008 potrà averci entusiasmato o deluso, a seconda degli attori scelti e del taglio dato ai personaggi e alla narrazione. Ci ha però avvinti e resi dipendenti, affettivamente, il che crediamo sia la vittoria più grande per i creatori di qualcosa di tanto effimero come un prodotto di puro intrattenimento.

Ci sarà chi sarà stato contento dell'indirizzo shakespeariano impresso da Kenneth Branagh, perché si attendeva trasposizioni d'indirizzo drammatico e/o pensoso; e chi avrà accolto con favore la piega più goliardica dei film di Jon Favreau, esaltandosi per le parentesi umoristiche. Le quali, negli ultimi film di Marvel, sono aumentate in modo esponenziale, supponiamo in base alla percezione di un certo gradimento da parte delle masse.

Poi è arrivata la mossa geniale di fondere con i più drammatici Avengers una saga meno drammatica, più tamarra se vogliamo: I Guardiani della Galassia. E così si è formato, film dopo film, un gruppo di personaggi indimenticabili per una vasta fascia di pubblico capace d'immergersi nel fantastico, di farsi portare per mano in mondi bizzarri, di appassionarsi alle sorti di eroi incredibili e di umani superuomini. E di palpitare sotto gli attacchi di malvagi di epiche dimensioni, di complotti galattici devastanti. Di esclamare Wow!, insomma.

In questa enorme trama che si sviluppa attraverso tempo e spazio, ciascuno di noi sarà stato al fianco del suo personaggio preferito, spostandosi magari nel corso degli anni dall'uno all'altro. Grazie alla presenza di Robert Downey Jr./Iron-Man, attore che fa la differenza, ci siamo subito entusiasmati per il supremo narcisista Tony Stark, un uomo che ha mostrato di avere un cuore solo dopo che se n'è impiantato uno artificiale, con la sua patina da play boy, bell'uomo sempre a caccia di avventure, con un Martini in mano, party esclusivi e belle auto, una villa spettacolare sulla costa di Malibu.

Poi ci siamo appassionati a Thor, Il Dio erede di Odino (che ha fatto decollare la carriera del poco noto Chris Hemsworth), un super-eroe viziato anche dal suo ruolo, che saprà trarre insegnamenti preziosi dalla scoperta di un nuovo mondo, di persone diverse e di sentimenti mai provati, conoscendo la realtà della semplice provincia americana, dei deboli e indifesi umani, capaci però di incredibili eroismi per amicizia, amore e lealtà.

Tutto questo mentre gestisce il suo difficile rapporto con uno dei villain più riusciti della storia, l'infido fratello Loki, che ha dato fama universale al meritevole Tom Hiddleston. Rapporto sul quale nel primo film dedicato al Dio del Tuono, Kenneth Branagh aveva posto l'accento con uno scontro che pareva Loki-Caino contro Thor-Abele, dando una lettura psicanalitica del rapporto fra i due fratelli. E facendo del film anche e soprattutto un viaggio iniziatico, una storia di formazione in chiave psicanalitica seppure epicadall', andazzo poi abbandonato in favore di una lettura di rivalità sempre accanita ma dalle molte parentesi umoristiche (una delle "violazioni" che più hanno fatto infuriare i fan).

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Anche i supereroi hanno un cuore...

Ma come non affezionarsi all'austero e dolente Captain America (vincente la scelta di Chris Evans), al quale i nostri tempi proprio non piacciono (come dargli torto?), con la sua lotta dolorosa contro l'Hydra e i suoi sensi di colpa nei confronti del Winter Soldier, tornato in un mondo nel quale non si riconosce, dov'è solo perché ha perduto ogni riferimento affettivo?

Un gran lavoro è stato fatto anche su Hulk, che dopo i due film diversamente deludenti per mano di Ang Lee e Louis Leterrier, è stato riscritto come un simpatico, complessato e umanissimo Bruce Banner, l'uomo qualunque privo di certezze ma ricco di principi morali, passato saggiamente a Mark Ruffalo dopo essere stato sicurissimo di sé e cattivissimo nelle interpretazioni di Eric Bana e Edward Norton. Questo ha reso plausibile il suo rapporto non detto con una donna davvero al suo opposto come Vedova nera, personaggio che dopo l'esordio in Iron Man 2 ha acquistato spessore e affidabilità in corso d'opera.

Poi sono stati aggiunti film dopo film altri notissimi eroi, tutti in riscritture riuscitissime fra cui svetta l'adolescente irruento e imprudente Peter Parker (Tom Holland, dalla faccetta giusta), un ragazzino incosciente al quale Stark cerca invano di mettere la testa a posto, comparso in Civil War, nel suo ritorno in casa Marvel. E come non provare simpatia per il simpatico omino Ant-Man (Paul Rudd al suo meglio), il meno eroe degli eroi, nella sua alleanza con Hank Pym (Michael Douglas in forma smagliante), vecchio geniale ricercatore, fortunatamente miliardario, ex agente dello S.H.I.E.L.D?

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Hulk quando è in buona.

Ma ci siamo entusiasmati anche per Dottor Strange, uomo scettico e freddamente razionale, spolverato però da un'ironia connaturata al personaggio, cui ha attribuito tutto il suo carisma Benedict Cumberbatch. Poi sono arrivati gli abitanti di Wakanda con Black Panther, film di enorme successo mondiale che ci ha lasciato però abbastanza freddi.

E poi Clint Barton/Occhio di Falco/Jeremy Renner, Sam Wilson/Falcon/Anthony Mackie, James Rhodes/War Machine/Don Cheadle, i tragici gemelli Wanda e Pietro Maximoff (Elizabeth Olsen e Aaron Taylor-Johnson). E Jarvis/Vision (Paul Bettany), l'umanissima intelligenza artificiale ai servizi di Stark. E l'ineffabile Nick Fury, cui Samuel L. Jackson ha dato tutta la sua ironia. E, per concludere, Pepper Potts, la sempre amata da Iron Man, volitiva e ironica grazie a Gwyneth Paltrow.

Il wild bunch è stato costruito lentamente a partire da Iron-Man e poi via via attraverso Thor, Captain America e i successivi sequel, e poi Ant-Man, Dottor Strange e Spider-Man. Nel 2018 esplode sugli schermi Black Panther e arriviamo a pochi giorni fa con l'ultima speranza riposta in Captain Marvel, subito prima della "fine del gioco". Intanto, parallelamente, prendeva il via la saga de I Guardiani della Galassia (2014 e 2017). La fase 4 del Marvel Cinematic Universe inizierà con Spider-Man: Far from Home, in uscita quest'estate (sono in lavorazione anche i sequel su Vedova Nera, Black Panther, Doctor Strange e un film nuovo sugli Eterni). Tutto questo con andirivieni continui nel tempo, nello spazio, in un intreccio sempre perfetto di personaggi vecchi e nuovi, trame, eventi.

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Si può sempre risorgere dalla polvere.

È stupefacente la capacità di trovare sempre (con minime eccezioni) il regista giusto, anche contro ogni previsione. Di Kein Feige infatti, Presidente dei Marvel Studios dal 2007, si cita questa affermazione: "Non devi aver diretto un film enorme e pieno di effetti speciali per fare un film enorme e pieno di effetti speciali per noi. Devi aver fatto qualcosa di unico e singolare". Impossibile non ammirare la sua capacità di visione, creativa oltre che manageriale, inizialmente secondo in carica dopo Avi Arad, che era però dubbioso sulla sua strategia.

Si narra che per raccogliere fondi, Feige ottenne da Merryill Lynch un finanziamento di 525 milioni di dollari. E nell'agosto 2015 il colpo grosso, l'integrazione con Disney che ha permesso la realizzazione del sogno, la creazione di un universo condiviso, il Marvel Cinematic Universe, rastrellando personaggi e diritti concessi ad altre major (tattica adottata poi anche da altri studios).

Non più un blockbuster per volta, dunque, ma un progetto armonico di mega-franchise, che però ha suscitato qualche dubbio sulla tenuta del pubblico, bersagliato da troppi prodotti simili. Anche perché nel frattempo gli Avengers, oltre a essere diventati oggetto di studi universitari, protagonisti di speciali TV, libri, videogiochi e attrazioni nei parchi, sono dilagati anche su altri schermi, di TV e computer, grazie alle serie per il piccolo schermo con Marvel Television di Jeph Loeb. Abbiamo avuto Agents of S.H.I.E.L.D, Marvel's Inhumans e Marvel's Runaways, Cloack & Dagger, come non bastasse arricchiti dai Difensori, Daredevil, Jessica Jones, Iron Fist e Luke Cage.

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Fratelli coltelli.

Su tutti però brilla il supereroe vero, l'uomo che dal nulla ha posto le fondamenta di un universo fantastico, solo grazie alla sua immaginazione e alla sua ostinazione a credere nei sogni: Stan Lee, The Man, The Smilin, Excelsior, in campo dal 1941 e passato attraverso decenni esplosivi per la cultura pop sempre espandendosi e rinnovandosi, inglobato dopo la sua morte (pensiamo per sempre) nel marchio Marvel. Personalmente evitiamo ogni anticipazione e ogni trailer per non farci "bruciare" nemmeno una battuta, uno sguardo, una mossa. Quindi aspettiamo pazienti. Il momento si avvicina: April 24 is coming (cit.)

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Giuliana Molteni

Giuliana Molteni

Redattore