Amy Hennig: "l'idea che il nostro medium semplicemente accetti che la maggior parte delle persone non vedrà la fine della storia che narriamo è bizzarra"

La creative director di Uncharted su un fenomeno sempre più diffuso.

Red Dead Redemption 2 è considerato uno dei migliori giochi dell'attuale generazione e da molti anche una delle opere videoludiche più eccelse mai realizzate. Ma quanti giocatori hanno effettivamente visto la fine della storia narrata da Rockstar Games? Come può l'industria accettare tranquillamente il fatto che l'arco narrativo di un gioco venga ignorato?

Queste sono alcune delle domande che si è posta Amy Hennig all'interno di un'intervista pubblicata da IGN. La veterana dell'industria conosciuta soprattutto per il lavoro svolto come creative director sulla serie di Uncharted ha spesso discusso dei problemi dell'industria AAA e ora si concentra su un'altra questione riguardante i giochi prettamente narrativi.

"Il problema non è tanto che i single-player siano morti ma che l'aspetto narrativo sia sempre meno centrale. A volte l'esperienza narrativa è solo una piccola parte di un prodotto molto più grande e in altri casi invece è centrale ma l'esperienza è così lunga! Red Dead Redemption 2 quanto dura? Più di 40 ore? E quante persone arriveranno effettivamente alla fine? E si tratta di un gioco molto bello. La maggior parte di noi, compresa io, non vedrà mai la fine di quel gioco. Non c'è tempo, ci sono così tante altre cose che richiedono la nostra attenzione.

"Questo in quanto "narratrice" è qualcosa di profondamente sbagliato per me. L'idea che il nostro medium semplicemente accetti il fatto che la maggior parte delle persone non vedrà mai l'intero arco narrativo di un gioco, per me è bizzarro. L'era in cui potevamo realizzare giochi che non facessero parte dello spazio indie di 6-8 ore, che non avessero modalità secondarie, un servizio live, il multiplayer, che sono semplicemente questa esperienza narrativa interattiva che lascia un segno ed è memorabile. Questo è qualcosa sempre più difficile da vendere.

"Sicuramente è sempre più difficile vendere questi giochi ai publisher oltre che ai videogiocatori, e non li voglio criticare. Loro guardano allo sviluppo che richiede sempre più soldi, sempre più persone e sempre più rischi. Tutta la distribuzione è cambiata. Posso capire l'appeal dietro al pensare 'possiamo creare un server su cui le persone continuano a tornare piuttosto che dare vita a un'esperienza finita che sembra più adatta al cinema o alla TV'. Tuttavia questo rende molto difficile raccontare storie.

"Certo la narrazione è importante per giochi come God of War, Spider-Man ma sembra diventare contro-intuitiva perché diventa così lunga e ci sono così tante cose che potrebbero davvero spingere il giocatore a non vedere mai l'arco narrativo completo. Ed è per questo che mi chiedo se per persone come me, che sono interessate a creare prima di tutto storie, non ci sia magari un posto diverso verso cui spostare la nostra attenzione che si tratti di VR, che ho esplorato e continuo a esplorare, o che sia guardare verso un futuro legato allo streaming".

Cosa pensate delle parole della Hennig e del fatto che sempre meno persone effettivamente arrivino alla fine di un arco narrativo proposto da un videogioco? Siete d'accordo con l'ex creative director di Uncharted?

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Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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