Molte volte su questo pagine abbiamo fatto l'elogio dell'originalità, del non prendere la strada battuta per provare nuove formule, anche a costo di intaccare i pilastri sacri di un videogioco come il gameplay, il divertimento, l'accessibilità, la longevità.

In un settore come quello dei videogiochi, ormai fuori dalla gioventù e nettamente maturo, la competitività e/o la mera lotta per la sopravvivenza sono sempre più dure e questo porta fisiologicamente ad affidarsi a formule che funzionano, una volta identificate. Da qui il proliferare di seguiti, cloni e in generale una certa mancanza di originalità.

Il comparto indie funziona invece proprio da controcanto e serbatoio, apparentemente infinito, di nuove idee e prospettive, su generi, temi e, in alcuni casi, anche sulla stessa idea di videogioco. Insomma, meno male che ci sono gli indie e meno male che si tratta di un comparto non isolato ma ben in contatto con sviluppatori e publisher più grandi e strutturati: questa è la ricetta per un settore creativamente sano, cosa che non può che aiutare anche sul lato economico.

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Durante I processi dovrete sbloccare domande associando gli elementi del caso alle categorie giuridiche classiche; la meccanica è semplice, ma a volte ci si sente un po' traditi dalle definizioni non sempre precise.

We. The Revolution è una produzione indie del team Polyslash, al loro primo gioco. Si tratta di uno sviluppatore polacco (uno dei tanti nati in questa nazione negli ultimi anni - altro argomento interessante - ) pubblicato da Kablater (publisher anch'esso polacco). Il gioco ha iniziato a mostrarsi qualche mese fa e ha subito attirato la curiosità di stampa e pubblico, soprattutto per il suo stile grafico potente quanto raffinato; ma anche per il tema, poco battuto dai videogiochi, e per le meccaniche (che hanno fatto pensare, erroneamente, a Papers Please).

Ora che il gioco è stato rilasciato possiamo finalmente cercare di capire cosa è esattamente We. The Revolution, cosa fa bene, cosa fa male e chi esattamente dovrebbe giocarlo.

Questa introduzione è necessaria perché We. The Revolution è un titolo che sfugge alle categorizzazioni ed è quindi difficilmente definibile. Innanzitutto il giocatore riveste i panni di un giudice ambizioso all'epoca della Rivoluzione Francese.

Il gioco inizia proprio pochi giorni prima degli avvenimenti clou (evitiamo spoiler rimanendo sul generico) e ha il pregio di introdurvi velocemente e chiaramente nel ruolo e nelle decisioni che dovrete prendere.

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Lo stile grafico eccelle nel comunicare la drammaticità del periodo e il senso di tragedia incombente.

Innanzitutto c'è il vostro lavoro, quello di giudice. Ogni giorno avrete un processo da presiedere o una serie di piccoli casi su cui decidere sommariamente (!), oppure entrambe le cose nello stesso giorno.

I processi sono indubbiamente la meccanica più importante poiché sono in grado di spostare la vostra reputazione in maniera più drastica, e anche perché, semplicemente, vi troverete a spenderci più tempo rispetto alle altre meccaniche.

Prima di parlare dei processi però bisogna dire che tutto in We. The Revolution si misura con la vostra reputazione. C'è una reputazione generale, punti influenza e poi reputazioni specifiche per i gruppi sociali con cui vi rapportate: il popolo, i rivoluzionari, la nobiltà e la vostra famiglia.

Nei processi il popolo, i rivoluzionari, la nobiltà (e a volte la vostra famiglia) hanno un parere ben preciso e 'tifano' per una soluzione (liberazione, incarceramento o ghigliottina); queste preferenze sono ben visibili, e fisse, fin dall'inizio del processo. Poi c'è la giuria che, invece, cambia idea a seconda delle domande che porrete a imputati e testimoni; le domande vanno sbloccate tramite un mini gioco in cui si associano gli eventi alle categorie giuridiche (testimone, movente, circostanze attenuanti...).

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Ogni vostra decisione, soprattutto nei processi, cambierà l'opinione che hanno di voi le fazioni in gioco.

Ora, è importante chiarire fin dall'inizio che We. The Revolution non vi spinge né a cercare cosa è giusto né ad applicare il vostro parere personale; anzi, se vi azzardate a incaponirvi sulle vostre posizioni, facilmente penalizzerete troppo una fazione e questa farà di tutto per farvi fuori, in un modo o nell'altro.

We.The Revolution è invece un intrigo di relazioni in cui vi viene richiesto di barcamenarvi tra una fazione e l'altra mentre vi fate largo nella piramide sociale disegnata sullo sfondo della Rivoluzione Francese. In cima c'è ovviamente Robespierre, ma durante il percorso di salita dovrete vedervela anche con altri personaggi storici come Danton e Marat, per esempio.

Quindi, per tornare ai processi, quello che dovrete fare sarà decidere ancor prima di iniziare il processo quali fazioni vorrete accontentare, sbloccare quante più domande possibili e poi scegliere quelle giuste per 'pilotare' la giuria verso la vostra scelta. Scontenterete una o più fazioni ma ne accontenterete altre, e se i vostri calcoli sono corretti il risultato netto sarà positivo.

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I dialoghi serali con la vostra famiglia e con eventuali ospiti non sono mai banali; anche la qualità dei testi è ottima.

Ma la vostra giornata non finisce qui perché We. The Revolution vi mette di fronte, ogni giorno, ad altre meccaniche. La sera in famiglia dovrete scegliere che attività svolgere; una scelta semplice ma che accontenterà alcuni e scontenterà altri. Avete una moglie, due figli, un padre, amici e conoscenti illustri e non tutti vogliono la stessa cosa.

Ma non basta perché come giudice impegnato nei mille intrighi della Rivoluzione Francese avrete altre incombenze. Gestirete sgherri di tipo diverso (militari, diplomatici, spie) su una mappa di Parigi per guadagnare influenza e potrete poi decidere di spendere questa influenza nella costruzione di edifici (che vi daranno bonus e nuove azioni disponibili). Oltre a questo ci sono battaglie rappresentate tramite un semplice mini gioco di miniature: scegliete una strategia e, a seconda, della scelta dell'avversario otterrete più o meno risultati (una sorta di carta, forbice, sasso).

Poi ci sono scelte da compiere nei vari episodi della trama: semplici testi, sempre comunque accompagnati da splendide illustrazioni e, a volte, da brevi animazioni e parlato.

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Gli imputati scortati alla ghigliottina vi dedicheranno sempre un pensiero; niente di lusinghiero il più delle volte…

Infine ci sono i colloqui e i discorsi in cui dovrete scegliere il tono delle vostre argomentazioni nei vari momenti dell'interazione a seconda delle emozioni di chi vi sta di fronte; in caso di successo convincerete la parte avversa e sbloccherete il proseguo della trama e bonus di influenza e reputazione.

Ecco, questa insalata di meccaniche fa di We. The Revolution un gioco particolare in cui si mescola strategia, tattica, avventura e molta narrativa. Ci sono bivi ma non sono così tanti; il più delle volte c'è una decisione giusta da prendere, sia di fronte a un evento, sia in una meccanica. Va da sé che la longevità non è il punto forte del gioco visto che una seconda run sarebbe comunque facilitata dalle scelte prese (e dalle conseguenze viste) nella prima. Una run completa si attesta sulle 15/20 ore a seconda del vostro stile e di quanto tempo decidete di dedicare a studiare i casi dei processi.

Le meccaniche sono di qualità varia. La migliore è sicuramente quella legata ai dialoghi e ai discorsi. Comprendere le motivazioni di chi ci sta di fronte e far leva sulle argomentazioni e sui toni giusti è veramente soddisfacente ed è probabilmente il miglior sistema che abbia avuto modo di giocare finora, per quanto riguarda la simulazione delle dinamiche di un discorso. I processi sono tutto sommato resi in maniera semplicistica: il mini gioco di scoperta delle domande è semplice anche se, in certi casi, poco chiaro, ma il bilanciamento dell'influenza e delle reputazioni è intrigante, soprattutto quando ci si rende conto che ottenere giustizia non è proprio in cima alla vostra lista di priorità.

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We.The Revolution gioca abilmente con le vostre capacità analitiche mentre stuzzica l'emotività e i sentimenti.

L'aspetto estetico è di prima qualità. Ogni evento ha scene realizzate con lo stesso stile che potremmo definire 'arte poligonale' in cui sfumature e cambi di profondità sono resi attraverso l'impiego di poligoni colorati diversamente. Si tratta di una tecnica interessante per la sua capacità di accentuare la drammaticità delle scene creando diversi punti di contrasto. Ma non si tratta solo di questo, l'intera art direction è eccellente per come riesce a mescolare interfaccia di gioco e racconto degli eventi dando al tutto un valore molto più alto della mera somma delle singole parti.

Proprio questa espressione 'un complesso il cui valore è più alto della somma delle parti' ben descrive We.The Revolution, un gioco in cui non tutte le sue meccaniche funzionano in maniera interessante ma in cui il tutto riesce a immergerci in un intrigo dal sapore storico deciso ma in cui è la vita del vostro personaggio a contare più di tutto.

La narrativa è di prim'ordine, anche se a volte un poco sopra le righe. I temi più scottanti sono trattati con maturità e la piega che prendono gli eventi non è mai banale. Testi e parlato sono entrambi lavoro di professionisti che hanno ben compreso il taglio che i designer volevano dare al gioco.

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Ecco la piramide sociale che dovrete scalare, anche in modo crudele e disonesto. Pochi giochi hanno saputo rappresentare intrigo e scalata sociale come We.The Revolution.

Insomma We.The Revolution è un titolo sorprendente e originale. Uno di quei giochi di cui il settore ha sempre bisogno per continuare a migliorarsi e proporre ai giocatori gameplay nuovi e interessanti. Il gioco di Polyslash ha i difetti di gioventù classici di un indie, tra cui un certo desiderio di strafare includendo troppe meccaniche, alcune di queste realizzate in maniera affrettata. Ma l'esperienza di gioco rimane unica, intrigante e dotata di un fascino e di un'atmosfera uniche.

Il voto in calce è anche un attestato di stima per il coraggio e il talento. Chi è meno interessato a prodotti così 'sperimentali' e vuole invece un'esperienza più tradizionale e più longeva può tranquillamente considerare un punto in meno.

8 /10

Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

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