Chi è cresciuto videogiocando con le console di sesta generazione (PlayStation 2, la prima Xbox ed il Gamecube) ricorderà senz'altro la serie di racing arcade Burnout.

Il primo gioco della serie ha portato qualcosa di nuovo nel settore, il sequel ha aggiunto interessanti meccaniche e modalità al mix, ma è stato Burnout 3: Takedown che ha reso celebre e ricercatissimo il suo studio di sviluppo Criterion Games.

La serie Burnout diventò così famosa e desiderata, e i suoi titoli venivano pubblicati a cadenza quasi annua. Sono quindi arrivati Burnout Revenge e Dominator, Burnout Paradise (primo open world della serie di cui è stato recentemente pubblicato una versione remastered) e vari spin-off per console portatili e dispositivi mobile.

La serie Burnout però si è persa nel tempo. EA, che aveva acquisito Criterion nel 2004, voleva spingere su Need for Speed e altre serie non inerenti al racing, e così Alex Ward e Fiona Sperry, fondatori di Criterion nel 1993, decisero di mollare lo studio da loro stessi creato per fondarne uno nuovo, Three Fields Entertainment.

L'obiettivo era ridare ai fan quello che tanto avevano amato. Dopo un primo progetto un tantino bizzarro, Dangerous Golf, sono arrivati Danger Zone e Danger Zone 2, titoli ispirati alla modalità d'incidenti stradali introdotta in Burnout 2. Ma è Dangerous Driving il primo vero successore spirituale di Burnout, e in questa recensione andiamo ad analizzarne pregi e difetti.

Avviando il titolo per la prima volta, l'impressione è incredibilmente nostalgica, visto che sembra proprio di accendere nuovamente la PS2 e lanciare un sequel di Burnout 3. Il pattern scelto è infatti identico: una modalità single player chiamata World Tour, ci propone gare di varia natura in sequenza suddivise per classe di auto e che devono essere sbloccate in maniera sequenziale, ottenendo almeno una medaglia di bronzo in ciascuna di esse. Anche la struttura dei menu è veramente ispirata alla storica serie.

Si parte dalla classe sedan per poi passare ai SUV e andare via via crescendo di categoria (e cavalli) arrivando alle supercar e persino alle vetture di classe Formula DD. Ma si tratta di modelli immaginari (seppur ispirati a quelli celebri del mondo reale) e privi di licenza. Pad alla mano, già le prime gare (le più lente) danno al giocatore un grandissimo senso di velocità. Le vetture disponibili inizialmente non raggiungono nemmeno i 200 all'ora, ma l'impressione è di viaggiare almeno al doppio della velocità.

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I tracciati e le ambientazioni sono davvero ben fatti.

Tutto si muove così velocemente che non si fa davvero in tempo a schivare le vetture del traffico o gli ostacoli del tracciato. I crash però sono il nostro peggior nemico. A prescindere infatti dalla modalità di gara, è assolutamente vietato rallentare e anzi il gioco ci invita a guidare in modo aggressivo per riempire la barra del turbo. Più tempo guideremo col turbo attivato e più possibilità avremo di arrivare al traguardo vittoriosi.

Così com'era nel DNA di Burnout, infatti, In Dangerous Driving (del resto lo dice il nome stesso), guida contromano, derapate, veicoli schivati per un pelo, sportellate con gli avversari e voli in aria, premiano il guidatore con dei bonus che si rivelano vitali per riuscire a vincere la gara. Ritornano i Takedown, introdotti per la prima volta in Burnout 3, che si realizzano quando buttiamo fuori strada un rivale. Ogni takedown riempie ed aumenta di molto la barra del turbo. Ci sono poi i takedown doppi e tripli, i takedown di vendetta e tutte le dinamiche caratteristiche della serie di racing di Criterion.

Le modalità di gioco sono varie e tante. Ce ne sono ben 9 e la struttura della carriera è congegnata in modo tale da farcele apprendere e gustare poco a poco, alternandole ciclicamente tutte quante e senza quindi rischiare di farle venire a noia. C'è persino una modalità hot pursuit che ricorda molto quella introdotta in Need for Speed: saremo infatti alla guida di varie Cop Car (di potenza sempre crescente), e dovremo fermare il veicolo di un fuggitivo entro un tempo limite.

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I takedown rappresentano nuovamente il centro dell'esperienza di guida. Proprio come in Burnout.

Particolarmente interessante è pure la modalità Heatwave, che rimuove dalla formula i takedown invitando l'utente a concentrarsi sulla pura velocità e sull'ottenimento di strisce vincenti di barre del turbo. E con le vetture Sedan Custom, ad ogni ondata completata aumenta anche la velocità massima del veicolo.

Vincere gli eventi non è affatto semplice. Bisogna guidare andando sempre al massimo, schiantandosi il meno possibile e sfruttando ogni possibilità di guadagnare secondi preziosi. Eliminare (nel vero senso della parola!) gli avversari è pure fondamentale per un buon piazzamento al traguardo. Ma non basta. Man mano che andiamo avanti nella carriera ci vengono proposte nuove modalità di gioco, che possono essere superate con successo solo utilizzando le vetture adatte, che a loro volta vanno sbloccate ottenendo medaglie d'oro. E le regole delle varie modalità di gioco mutano pure nel prosieguo della carriera, aggiungendo restrizioni o dinamiche in modo da rendere più alta e interessante la curva di difficoltà e apprendimento.

Dal punto di vista tecnico Dangerous Driving è ben fatto. Pur essendo sviluppato da un piccolo studio, il risultato visivo è soddisfacente. Di questo ce ne si accorge quando si parte da fermi o si subiscono incidenti, perché nel bel mezzo delle gare si sfreccia talmente veloci che è quasi impossibile scorgere veicoli contromano o curve da imboccare, figuriamoci ammirare il paesaggio.

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La modalità Heatwave è una delle più interessanti e adrenaliniche. Ogni incidente è seriamente penalizzante.

La versione che abbiamo testato è quella PC, che può girare a qualsiasi risoluzione, frame-rate bloccato a 30 o 60fps oppure sbloccato. Le versioni console base girano a 1080p30, quella PS4 Pro a 1080p60, mentre quella Xbox One X a 1440p e 60fps. Inutile dire che a meno di 60fps il gioco non rende il suo estremo senso di velocità, per cui conviene procurarsi una delle versioni che girano più veloci.

Bisogna però segnalare una grave assenza, ovvero quella della musica, visto che è disponibile solo collegando un account Spotify Premium. Gli sviluppatori motivano la scelta come un modo per venire incontro all'utente, che in questo modo può scegliere le proprie playlist preferite piuttosto che accontentarsi di una preimpostata che potrebbe potenzialmente non gradire. Ma in realtà sembrerebbe una scelta legata a motivi di budget e di tempi di sviluppo.

Un'altra grave assenza è la modalità online. Nel 2019 un racing game senza il multiplayer online è assimilabile a un'eresia, ma Alex Ward ha promesso che verrà aggiunto con un aggiornamento entro un mese dal lancio del gioco. La domanda che sorge spontanea è però un'altra: perché non slittare la pubblicazione e includerla nel gioco al lancio?

Dangerous Driving cavalca l'onda della nostalgia dei giocatori cresciuti negli anni '80 e '90, quando i racing arcade erano in grande spolvero. Poco a poco Three Fields Game è riuscita a rimettere in piedi la formula di Burnout senza possederne più gli asset né tanto meno la forza lavoro di Criterion. Dangerous Golf e Danger Zone sono stati piccoli progetti con lo scopo di migliorare le risorse economiche dello studio e permettergli di creare il vero successore spirituale di Burnout.

E Dangerous Driving è il prodotto che mira a raccogliere il testimone. Ci riesce pienamente? Non proprio. Avremmo gradito la presenza della modalità crash, su cui è basato Danger Zone, e la modalità multiplayer online presente sin dal lancio. La versione fisica include almeno il gioco Danger Zone 2 ma a un prezzo maggiorato rispetto a quella digitale.

Le emozioni che si provano giocando a Dangerous Driving sono incredibilmente nostalgiche per chi ha amato Burnout, e adrenaliniche per i nuovi giocatori. Tuttavia la sensazione di già visto è preponderante. Nonostante le novità introdotte, il feeling è quello di un team troppo ancorato al passato, con idee che piacevano vent'anni fa ma che forse ora sono superate.

Ne concludiamo che Dangerous Driving è un racing game consigliatissimo agli amanti dei racing arcade di un tempo, ma che potrebbe non incontrare i gusti dei giocatori più giovani e moderni.

7 /10