Alcune cose stanno perfettamente insieme, anche se sono molto diverse. Fragole e pepe nero, ad esempio, o pancetta e zucchero. O ancora, anguria e feta. Ok, l'ultima non l'ho ancora provato ma mi hanno detto che funziona alla grande.

Sekiro e Devil May Cry 5 hanno alcune discrete somiglianze: sono entrambi i primi candidati a gioco dell'anno ed entrambi sono prodotti di sviluppatori giapponesi al culmine delle loro produzioni videoludiche. I due titoli però scelgono approcci diametralmente opposti per quanto riguarda l'azione di gioco. Sekiro come tutti già saprete aggiorna la formula per molto tempo trascurata di Tenchu, che richiede pazienza, un preciso tempismo e controllate esplosioni di aggressività. Devil May Cry 5, d'altra parte, è più veloce e tosto, un'inarrestabile esplosione di furia e disordine.

Quindi se da un lato Sekiro mostra la sua eleganza da canto shomyo, Devil May Cry 5 invece contiene tutta la potenza del death metal urlato da un adolescente arrabbiato che ha appena chiuso la porta di camera sua sbattendola violentemente. E, si scopre, i due giochi si completano a vicenda in modo davvero eccezionale.

Forse questo dipende solo dal modo in cui io gioco ai videogiochi, anche se, considerando come la nostra attenzione si sia ridotta nell'era dell'informazione, sono sicuro di non essere il solo. Spesso infatti mi ritrovo a giocare a due o tre titoli contemporaneamente, a volte passando da uno all'altro nel corso della stessa serata. Resti bloccato in un certo punto? Nessun problema: solo una paio di menu ti dividono da altro.

Sekiro è un titolo in cui il confronto con le sue sfide severe è parte integrante dell'esperienza. Ha un ritmo che potrebbe frustrare ma sono sempre più che felice di dedicarmici, imparando ogni volta qualcosa di più da tutte le inevitabili morti e cercando ogni volta di sopravvivere ancora per un po'. Detto questo, a volte è bello rilassarsi e non c'è modo migliore di farlo se non con una rapida esplosione di colpi con Devil May Cry 5.

E, più nello specifico, parlando della modalità Bloody Palace di Devil May Cry 5 da poco implementata come parte di un aggiornamento gratuito, questa è diventata un caposaldo della serie dopo essere stata introdotta per la prima volta in Devil May Cry 2, offrendo una successione di piani senza fronzoli pieni di nemici tutti per noi. Il nostro compito è di ripulirli con una sola vita e una quantità limitata di tempo. È incredibilmente semplice, una modalità che sembra un ruggito gutturale in mezzo a tante urla. Il suo minimalismo aiuta a mettere a fuoco più nitidamente quello che è il cuore dell'incredibile gioco di Capcom.

Ci sono circa 101 livelli e io, per ora, ne ho visti solo quattro. Bloody Palace non è certo una passeggiata e in breve tempo richiederà tutte le nostre abilità e, ancora meglio, ci spingerà verso una più profonda comprensione delle mosse di ogni singolo personaggio. Sebbene siano trascorse solo poche settimane dall'ultima volta che ho giocato a Devil May Cry 5, avevo dimenticato quanto fosse bello il suo stile di combattimento: al suo apice c'è sicuramente Dante, che adesso è un'enciclopedia di punizioni, tuttavia sono presenti anche una miriade di possibilità offerte da Nero, grazie ai suoi Devil Breaker. E poi c'è anche V...

Con questo non intendo dire che giocare a Bloody Palace sia semplice o che si possa affrontare come un momento particolarmente rilassante, ma se messo in confronto a Sekiro è pura catarsi. Entrambi i giochi mostrano che c'è più di un modo di affrontare l'azione nei videogame: l'approccio di Capcom e quello di From Software si sono dimostrati entrambi validi. Quale modo migliore per godersi i due titoli più belli del 2019 usciti finora, se non giocarli insieme?

Riguardo l'autore

Martin Robinson

Martin Robinson

Features and Reviews Editor

Martin is Eurogamer's features and reviews editor. He has a Gradius 2 arcade board and likes to play racing games with special boots and gloves on.