ASUS Strix RTX 2080 OC Edition - recensione

ASUS sfodera le armi pesanti per la sfida dei 4K e del RayTracing in tempo reale.

Sono ormai passati circa cinque mesi dall'annuncio della nuova serie di schede video Geforce di Nvidia, che tutti abbiamo imparato a riconoscere con il nuovo titolo RTX, a simboleggiare la grande novità dell'elaborazione RayTracing in tempo reale. È solo in questo periodo però che abbiamo potuto testare con mano le effettive capacità della nuova architettura Turing, con l'aggiornamento di Battlefield V e l'arrivo di Metro Exodus, i primi due giochi a supportare questo rivoluzionario effetto nella gestione dinamica della luce. Capita quindi nel momento giusto la prova della ASUS Strix RTX 2080 OC Edition, edizione "pompata" di una normale RTX 2080, già di per sé tra le schede video più potenti attualmente sul mercato.

Ignorando infatti le vecchie schede con chip Pascal, tra quelle che equipaggiano il chip Turing, la 2080 si pone sulla fascia più alta insieme alla sorella maggiore RTX 2080 Ti. ASUS, come al solito, cerca di spremere al massimo le prestazioni, e con la OC Edition porta le frequenze sopra lo standard settato da Nvidia. Nello specifico, la Strix è "armata" di una tecnologia Turbo Boost capace di portarla a circa 1,890Mhz, più o meno 90MHz in più di quelle standard Nvidia. Inoltre, grazie ad uno switch fisico presente direttamente sulla scheda, è possibile passare dalla modalità Performance alla modalità Quiet: una variazione di circa 60Hz che permette di gestire meglio le alte temperature alla prima e di fermare le ventole sotto i 55 gradi alla seconda, a favore della totale silenziosità.

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Temperature e rumorosità sono nella norma, a riprova dell'ottimo lavoro fatto da Nvidia con i chip Turing e di ASUS per quanto riguarda il sistema di dissipazione.

La Strix RTX 2080 OC Edition è imponente nelle dimensioni. Il peso di oltre 1,4 chili, la lunghezza di 29,8cm e l'altezza di 6cm, sono dati da tenere in conto se state assemblando un PC con un case che non offre molto spazio. Anzi, possiamo dire che è necessario averne uno abbastanza generoso visto che potrebbe dar fastidio allo slot PCI Express sottostante la scheda video. Il sistema di raffreddamento differisce molto da quello delle Founder Edition e monta ben tre ventole che coprono tutto il PCB, pronte a girare alla massima velocità una volta che il gioco si fa duro e la velocità di clock sale oltre una certa soglia. Di fianco ad ognuna, gli immancabili led RGB personalizzabili a piacere e coordinabili con il resto del sistema grazie all'ormai noto sistema Aura di ASUS. Addirittura, è presente un pulsante fisico che fa da interruttore per i led e li spegne con un click.

Sul fronte delle connessioni abbiamo a disposizione due porte HDMI 2.0b, due Displayport 1.4 e una USB-C Virtual Link, che finalmente inizia a diffondersi nel mercato, pronta per ospitare i futuri connettori della prossima generazione di visori di realtà virtuale. Per le connessioni in entrata invece avremo bisogno di ben due cavi di alimentazione da 8 pin ciascuno, necessari per generare i 225 Watt di potenza di picco che la Strix richiede per funzionare a frequenze più elevate del normale. I consumi potrebbero anche salire nel caso si decida di overcloccarla.

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Grossa e pesante, la scheda ha bisogno di spazio nel case e della giusta alimentazione. Non temete, si farà ripagare in termini di brutale potenza di calcolo.

Una volta piazzata nel nostro case di prova, abbiamo avviato il software Tweak II per controllare le opzioni offerte, e scoprire che è presente una ulteriore modalità tra la Performance e la Quiet chiamata semplicemente Gaming. Questa si piazza a metà tra le due come frequenze, consumi e rumorosità. Approfittiamo subito però del boost datoci dalla modalità OC, pronti a rifarci gli occhi con le meraviglie del RayTracing in tempo reale. Non avendo a disposizione al momento della recensione una copia PC di Metro Exodus, ci siamo buttati a capofitto nella guerra reale di Battlefield V. Come avrete già visto dai video e letto nella prova del Digital Foundry questa tecnica permette alla luce di diffondersi in maniera decisamente più realistica rispetto a quelle che abbiamo visto in azione fino ad oggi nei videogiochi, riflettendo sulle superfici e proiettandosi sulle altre con un calcolo in tempo reale. Praticamente tutto un altro modo di renderizzare la scena.

Il risultato è effettivamente di livello superiore. Basta guardare le superfici metalliche o liquide per comprendere al volo l'impatto di questa evoluzione: i riflessi del mondo circostante sono riprodotti con fedeltà impressionante, millimetrica, con la luce globale che avvolge i corpi e viene diffusa o ostacolata in modo naturale. È però con gli effetti grafici che il RayTracing dà il meglio, soprattutto in un gioco di guerra come Battlefield V, dove esplosioni e fiamme sono presenti un po' ovunque. Le variazioni di luce generano ombreggiature mai viste, migliorando la resa di tutti i modelli 3D presenti in scena, che godono di conseguenza di volumi e profondità molto più credibili.

Facendo uso delle 46 RT Units, la ASUS Strix RTX 2080 OC Edition può gestire questo calcolo in tempo reale. Un compito decisamente oneroso. La gestione della luce è una delle materie più complesse dei motori grafici dei videogiochi e il RayTracing spreme al massimo i chip Turing di Nvidia. Con tutti o quasi i settaggi impostati al massimo, in termini di frame per secondo la fatica si fa sentire ed il contatore che non arriva ai fatidici 60, a meno che la scena non sia decisamente buia. In quelle più concitate abbiamo tenuto una media spesso superiore ai 30fps con una risoluzione impostata a 1080p, anche se accade qualche calo quando i nemici e le esplosioni sono in tanti.

Bisogna quindi rinunciare a qualche dettaglio in favore delle prestazioni. Portando le impostazioni del DXR (DirectX RayTracing) su "basso" i risultati sono migliori, sacrificando un po' l'impatto generale. Un risultato che ci aspettavamo, e che rimanda il discorso RayTracing a opinioni legate più alla scelta personale di preferire la massima qualità visiva alle performance pure, un po' come quando ci troviamo su Xbox One X e PS4 Pro a scegliere tra i 60fps a 1080p o i 30fps a 4K, per farci un'idea.

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I benchmark ci hanno lasciato soddisfatti. Quando si parla di 4K, la Strix ha retto bene il colpo.

RTX a parte, nella scelta della risoluzione dell'immagine, di sicuro non avrete troppi dubbi con la Strix RTX 2080 OC Edition. Finalmente con la nuova generazione il 4K non grava così tanto come in passato e abbiamo raggiunto gli 60fps su quasi tutti i titoli che abbiamo provato al massimo dettaglio, tra cui Forza Horizon 4, Forza Motorsport 7, The Witcher 3, Total War: Attila, Battlefront 2 e Deus Ex Mankind Divided. Scendendo con la risoluzione ai 2K o FullHD poi, gli fps aumentano vertiginosamente, dandoci così l'opportunità di sfruttare a dovere schermi ad alto refresh rate, anche a 144Hz, visto che nei titoli di stampo competitivo come Overwatch, Fortnite o CS:GO i picchi superano facilmente i 200fps.

Altro ambito in cui l'abbiamo testata è con i giochi in realtà virtuale usando un HTC Vive, e anche qui i risultati sono stati eccellenti. I 90 fps minimi per garantire fluidità ai due schermi presenti nel visore, che hanno una frequenza di aggiornamento di 90Hz, sono sempre stati superati, anche in Project Cars 2 in competizione con un'altra decina di vetture in pista.

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Il RayTracing in tempo reale è una tecnologia nuova, capace di mettere in ginocchio anche l'hardware più recente. Guardate l'approfondimento del Digital Foundry per saperne di più.

Durante le partite abbiamo prestato attentamente orecchio alla velocità di rotazione delle tre ventole della ASUS Strix RTX 2080 OC Edition, e possiamo dire con tranquillità che il rumore prodotto non è mai stato fastidioso, anzi. Complice anche il nostro case ben isolante dall'esterno, la rotazione è appena udibile quando siamo nel mezzo di una battaglia o una corsa concitata, ma mai così tanto da distrarci. Indossando delle cuffie da gaming ce lo si dimentica tra esplosioni e derapate. A tal proposito possiamo dire di esserci trovati anche meglio rinunciando a qualche Mhz per avere le ventole completamente ferme quando non stiamo giocando, grazie alla modalità Quiet, che dopotutto perde di pochi frame rispetto alla Gaming o OC, rendendo il compromesso facilmente accettabile.

Attualmente, data la situazione ancora acerba sul fronte RayTracing, le schede RTX fanno fatica a trovare pane per i loro denti in questo specifico ambito e sceglierle oggi in attesa di essere sfruttato in futuro non ha molto senso. Più che altro la valutazione è resa più soggettiva dalla situazione in cui vi trovate ad assemblare nuovi componenti. Partendo con una configurazione da zero e con in carrello uno schermo 4K, le RTX sono un'ottima scelta: garantiscono prestazioni superiori alla vecchia generazione, e anche un'ottima longevità vista l'assenza di competizione ancora per diverso tempo. Se invece avete a disposizione una GTX di alta fascia, può valere la pena aspettare di capire come il mercato si evolverà nel prossimo futuro, potendo comunque contare su schede che se la cavano bene con la maggior parte dei giochi in circolazione.

Tornando a noi, possiamo giudicare la ASUS Strix RTX 2080 OC Edition molto positivamente. La qualità costruttiva del PCB e del sistema di raffreddamento è ottima e non lascia spazio a dubbi, mentre le prestazioni eccellenti controbilanciano peso e dimensioni. La OC Edition si fa preferire per le frequenze più alte e le possibilità di intervenire direttamente sui parametri per tentare un overclock maggiore, ma che già di per sé spinge più in alto l'asticella di una normale RTX 2080. Sta a voi decidere se queste caratteristiche possono valere il prezzo di cartellino di circa 899,00€ nel momento in cui scriviamo, comunque ancora distanti dalle cifre astronomiche di una RTX 2080Ti, unica soluzione (a meno che non puntiate a una Titan) per ottenere performance migliori. Sul mercato sono poche le alternative che riescono a pareggiare i risultati della Strix che, tra le 2080, svetta tra le migliori esponenti.

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Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora è passato a Outcast 2.

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