Una sola settimana, dal 19 al 26 febbraio. Al team di Red Candle Games è bastato questo brevissimo periodo per vivere un ventaglio di emozioni ed esperienze estremamente ampio. Tutta colpa di un meme. Sarebbe bello poter parlare di Devotion concentrandoci solo sulla qualità dell'esperienza e sull'ottima accoglienza ricevuta da praticamente tutta la critica e da moltissimi giocatori soprattutto nei primissimi giorni sul mercato ma che ci piaccia o meno l'ultima opera degli sviluppatori dell'acclamato Detention è salita agli "onori" della cronaca per dei motivi di decisamente diversi.

Se oggi non troverete Devotion su Steam non dovrete dare la colpa a un accordo di esclusività con Epic Games Store o un altro store ma solamente a un asset che ha spinto gli sviluppatori ad annunciare la rimozione del gioco dalla piattaforma di Valve in vista di miglioramenti dal punto di vista tecnico e di una revisione dei contenuti. I problemi sono nati quando alcuni giocatori cinesi hanno scovato nel titolo un poster che faceva riferimento a un meme che accosta il leader cinese Xi Jinping a Winnie the Pooh seguito da una scritta che può essere tradotta come "moron", idiota o ritardato. Quando quell'immagine ha fatto il giro del mondo i contenuti, le emozioni e la qualità semplicemente non hanno più avuto alcuna importanza.

A importare sono stati il review bombing massiccio e capillare, il ban dal mercato cinese, i publisher che hanno abbandonato gli sviluppatori, le richieste di rimborso a valanga, la rimozione da Steam e la consapevolezza che forse il gioco non tornerà più e che il futuro stesso della software house taiwanese rimane decisamente incerto. Non sappiamo se la presenza di quell'asset sia davvero un errore e una iniziativa di uno sviluppatore isolato come garantito da Red Candle o un'aperta critica alla politica cinese, ciò che sappiamo con assoluta certezza è che Devotion avrebbe meritato una sorte decisamente migliore.

Un complesso di appartamenti, la banalità della vita di tutti i giorni e un marito e un padre come tanti, che davanti alla televisione attende il pranzo preparato dalla moglie. Poi all'improvviso qualcosa cambia, la quotidianità viene spezzata, il presente si mischia al passato e il confine tra ricordi e realtà diventa sempre più nebuloso mentre una domanda assillante dà vita a una inquietante cantilena che innesca un incubo a occhi aperti. È un oscuro viaggio nel tempo tra ricordi, errori, rimorsi e una devozione religiosa che sembra chiedersi e chiederci dove si ponga il confine da non valicare, dove si trovi il labile limite tra credo e fanatismo.

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Un solo corridoio. Milioni di ricordi e rimorsi.

Dire troppo sulla trama di Devotion sarebbe un errore imperdonabile da commettere perché precluderebbe la possibilità di immergersi in un setting che è in grado di trasportarci di peso in un luogo sconosciuto e di farci respirare una cultura e dei costumi che per quanto diversi diventano ben presto naturali. Quasi famigliari, verrebbe da dire, grazie a una capacità di favorire l'immedesimazione che lascia profondamente stupiti. Si respira Taiwan, si respira un modo di vedere la fede, la famiglia, la donna, la vita lavorativa e il concetto di reputazione e di "maschere" rappresentato in maniera certosina grazie ai dialoghi in lingua originale e solo sottotitolati in inglese e a un notevole quantitativo di documenti sparsi per le ambientazioni.

Come già dimostrato con Detention, gli sviluppatori di Red Candle Games sono dei maestri assoluti quando si tratta di rappresentare i costumi, il folklore e il modo di vedere il mondo taiwanesi. La ricercatezza visiva e la mole di dettagli garantiti da un ottimo utilizzo di Unity riescono a sopperire a un'ambientazione sulla carta molto limitante dato che per la maggior parte del tempo si esplora semplicemente l'appartamento del capofamiglia. Proprio questo nostro alter ego è un marito e padre che impareremo a conoscere, sostenere, compatire ma anche a condannare e a tratti a guardare con sdegno e disprezzo.

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Quando un libro delle favole si trasforma in una piccola oasi in un deserto di oscurità.

L'esplorazione è indubbiamente il fulcro del gameplay di un thriller/horror che si rifà palesemente a P.T e ai lavori di Bloober Team (soprattutto Layers of Fear) e che sfrutta egregiamente il concetto di spazi impossibili tanto caro al playable teaser del compianto Silent Hills. Dentro a un complesso di appartamenti si nasconde un mondo, più mondi ma soprattutto diversi piani temporali, diversi momenti di una vita che per un motivo o per l'altro fatica ad imboccare la strada giusta per incontrare la felicità, una sorta di chimera apparentemente irrealizzabile.

L'etichetta di walking simulator forse diventa azzeccata in certe fasi delle circa 3 ore di gioco ma la progressione non è sempre scontata e la necessità di interagire con certi oggetti e di risolvere qualche puzzle alimenta un'interattività di certo non profondissima ma sotto molti aspetti più complessa e presente rispetto ad altri esponenti di questo particolare tipo di horror.

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Qual è il confine tra devozione e ossessione?

Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma la sensazione che il gameplay e la tensione verso la varietà siano un elemento molto importante dell'esperienza si concretizza in alcune fasi ben precise. Come esattamente? Stupendo con un approccio visivo completamente inaspettato o con una sorta di hub centrale che allontana la linearità in favore di aree, certamente contenute, ma comunque esplorabili più volte, nell'ordine che desideriamo e caratterizzate da enigmi interconnessi. Il fatto che sia anche presente un semplicissimo inventario sottolinea questa voglia di non "dimenticarsi" del gameplay.

Che questo studio taiwanese ci sapesse fare con le atmosfere e la cura per i dettagli era ormai risaputo ma la decisione di spostarsi verso un progetto in prima persona comportava non pochi rischi. Certo, l'originalità è un'altra cosa e ci piacerebbe vedere un gameplay ancora più complesso ma Devotion meriterebbe tranquillamente un 8,5 e anche un 9 per chi adora la tipologia di horror "alla P.T" ed è disposto a chiudere un occhio sui limiti di questo genere di esperienza. In ogni caso ci troviamo alle prese con un'opera che sicuramente meritava miglior fortuna e che speriamo possa presto tornare su Steam e su tutti gli store.

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Le atmosfere e la cura dei dettagli sono di livello assoluto.

Devotion è PT se il teaser giocabile del compianto Silent Hills fosse un gioco vero e non solamente una demo di presentazione ben studiata. È Layers of Fear se il titolo targato Bloober Team avesse imboccato con un minimo di decisione in più la strada del gameplay piuttosto che quella di quasi sola, per quanto ottima, esperienza visiva. Senza girarci intorno è un horror imperdibile perché sa coniugare perfettamente il terrore psicologico e intimo con quello più fisico e tangibile creando un mix di orrore tanto raffinato quanto gore.

8 /10

Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.