Nel panorama videoludico, di tanto in tanto, emerge la voglia di creare un binomio di personaggi, in grado di sorreggere una storia basata sul loro rapporto. Gli esempi sono tanti, da The Last of Us a The Last Guardian passando per Life is Strange. Questo solo per citarne alcuni. Cosa hanno in comune?Lo stesso cavallo di battaglia: una narrativa d'impatto.

Falcon Age, sviluppato dal team Outer Loop, prova a combinare una trama avvincente, basata sul rapporto col nostro amico pennuto, tra diversità etniche e un clima d'oppressione.

La storia catapulta il giocatore in un'atmosfera distopica in cui una fazione di soli robot vuole imporre il suo dominio sulla tribù indigena del luogo, in una miscela tra una cultura primitiva e tecnologicia, in stile Horizon: Zero Dawn.

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Il mondo di gioco e il suo character design è ispirato e gradevole.

La protagonista si chiama Ara e la dovremo aiutare a scappare da un campo di lavoro gestito dai robot e a ritrovare la gente del suo popolo, in lotta da tempo contro gli esseri che li hanno ridotti in schiavitù, anche grazi all'aiuto dei falchi, nobili pennuti con cui hanno ormai creato una relazione di aiuto reciproco. Dopo avere ottenuto il nostro falchetto, il gameplay vero e proprio ha inizio, tra fasi esplorative e di combattimento.

L'esplorazione vanta, dal suo canto, un mondo aperto, che alterna ambienti collinari, villaggi e complessi più moderni. Visitare questi scenari attraverso un sistema di movimento libero, grazie al VR, è una gioia per gli occhi.

Unica, ma dolente, nota è l'assenza quasi totale di dettagli e di elementi interattivi. Questo rende l'esplorazione vuota e monotona.

L'accesso alle varie aree dovrà essere sbloccato attraverso il proseguimento con la storia principale o l'apertura di alcuni cancelli, utilizzando il bastone hi-tech di cui saremo dotati.

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Il bastone a nostra disposizione è l'unica arma su cui fare affidamento.

Questo fungerà sia da arma che da strumento per la risoluzione di enigmi, grazie alle due modalità d'uso: forma base e forma frusta. La prima risulta utile nel combattimento contro i robot, oltre che per attivare dispositivi sparsi per la mappa; la seconda invece permette di raggiungere oggetti e nemici sopraelevati ed aprire casse e cancelli.

L'efficacia dei Move compensa la poca frenesia del combattimento, data la monotonia delle azioni da compiere e la scarsa varietà di nemici, e dà il meglio di sé nella risoluzione degli enigmi e dei minigiochi presenti nel pacchetto di Falcon Age.

Se da una parte i Move mostrano aspetti positivi e negativi del gioco, questi sono il fulcro per il comando del falco, che potremo ammirare da vicino e posarsi sulla nostra mano sinistra, grazie alla precisione dei controller di movimento.

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La personalizzazione del falco è profonda e offre vari spunti a seconda dei nostri gusti.

Il legame che instaureremo con il pennuto è alla base di tutta la produzione, riproducendo in parte l'esperienza ottenuta con The Last Guardian, e la cura del nostro amico sarà uno dei pensieri ricorrenti per tutta l'avventura. Spesso capiterà di dover aiutare il falco nei momenti di battaglia o di dover rimuovere manualmente aghi e proiettili che i robot avranno sparato, oltre che nutrirlo e coccolarlo, in una dinamica simile a quella alla base dei Tamagochi.

Ultima chicca è la possibilità di abbellirlo con ritocchi estetici, per personalizzare l'aspetto visivo e renderlo un poco di più affine ai nostri gusti.

In compagnia del volatile vi è anche una fase di ricerca di materiali e ingredienti per la preparazione di alcuni cibi; il gameplay presenta la possibilità di cucinare pietanze per la nutrizione nostra e del nostro amico, attraverso la quale aumentare temporaneamente i parametri.

Falcon Age dà più volte la sensazione di essere una sorta di test, un tentativo di creare una storia coinvolgente sfruttando l'immersività della realtà virtuale, grazie a un mondo che assorba e interessi il giocatore, ma questo viene ostacolato dall'assenza di idee originali. Le fasi più concitate, come gli assalti alle roccaforti, si concludono rapidamente, così come tutta l'opera, e nella trama si notano palesemente dialoghi e situazioni per allungare il brodo. Gli unici spunti interessanti, come l'utilizzo del falco, divengono monotoni troppo presto.

Alla chiusura del cerchio, di questa produzione rimangono una bella resa visiva, le buffe espressioni dell'amico pennuto e una forte sensazione di incompletezza.

Spiccheremo il volo un'altra volta.

5 /10

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