Tra i vari "istinti" posseduti dall'uomo, troviamo l'interesse per l'orrore, il male ed il caos. E sono proprio i videogiochi a dare sfogo a queste pulsioni innate. Shakedown Hawaii è l'esempio di come la trasgressione umana possa essere veicolata in videogioco, al netto di successi globali come GTA e Saints Row, riportando sensazioni vintage e una voglia di anni '80: la West-Coast sarà investita da un'ondata di violenza come mai prima d'ora.

La somiglianza di Shakedown Hawaii, sequel dell'irriverente Retro City Rampage, ai primi due capitoli di GTA, per gameplay e mood, non può essere ignorata. Il protagonista, il CEO, è un imprenditore ritrovatosi sul lastrico, dopo il fallimento delle sue aziende quotate in borsa, costretto a riabbracciare il mondo malavitoso per il bene dei suoi affari. A spalleggiarlo vedremo il figlio Scooter e il Bodyguard, caratterizzati dai compiti impartiti dal capoccia e dal legame che questi hanno con lui.

La trama di gioco si delinea attraverso le missioni assegnate ad ognuno, all'insegna dell'action-movie e del mantra "spara-scappa-spara". Ognuno degli anti-eroi che impersoneremo avrà dei compiti personali in linea con la caratterizzazione del personaggio, differenti per età, fisionomia e ideologia. L'elemento comune, a quasi ogni fase di gioco, è la possibilità di distruzione che è concessa al giocatore, a prescindere dal personaggio utilizzato, coinvolgendo le forze dell'ordine, che ostacoleranno la divenuta della città in un inferno terrestre, riprendendo la meccanica cara a GTA, per l'appunto.

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I tre protagonisti hanno come compito il dominio malavitoso della città.

Sotto quest'aspetto, la libertà di cui è intriso questo titolo è ai massimi storici, dando la possibilità di annientare la qualsiasi sfruttando scontri fisici, inseguimenti, armi di distruzione di massa e tanta fantasia. La caratteristica migliore del gioco è il feeling che si ha con l'intero arsenale, che risulta sempre veloce e immediato, al netto di un utilizzo che forse si differenzia ben poco da arma in arma.

Anche la guida sfrutta delle meccaniche già viste, ma che non mancano di farsi apprezzare grazie alla velocità d'azione, che è alla base di tutto il sistema di movimento, arricchito proprio da una vasta scelta di mezzi di trasporto, il cui utilizzo è immediato ed intuitivo.

L'impostazione arcade e i ritmi convulsi causano ben presto un esaurimento delle azioni da compiere, sia a livello narrativo che in free-roaming: l'opera soffre di un apprendimento troppo rapido e, dopo pochi minuti di gameplay, l'unico nuovo spunto sarà la ricerca di nuovi strumenti del caos.

Sotto tutte queste macerie, però, la città ed il mondo open-world in generale, sono coadiuvati da luoghi d'interesse, esplorabili e interagibili, dando occasione di personalizzare i nostri pg a livello estetico e di migliorare il contenuto del nostro conto bancario.

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Il mondo di gioco è vivacissimo e con spunti d'interazione affascinanti.

Vi è anche la presenza di vari minigiochi, da svolgere durante l'avventura, che annulleranno la frenesia per pochi minuti, fornendo un respiro di pausa, che ai più potrebbe anche far storcere il naso. Finita la campagna, Shakedown Hawaii prova a farci restare incollati offrendo altre due modalità: Free-Roam e Sfida, per poter circolare liberamente in città, escludendo le missioni principali, e affrontare challenge a tempo per l'ottenimento di punti.

Tecnicamente, l'opera targata VBlank è croce e delizia, scegliendo per questo seguito un 16-bit coloratissimo e vivace, che non manca di qualche miglioria, come la reazione degli alberi al vento e l'animazione delle esplosioni, che funzionano e arricchiscono il comparto visivo. Abbiamo però riscontrato qualche sbavatura con la telecamera e con le compenetrazioni, che richiederanno addirittura il riavvio in alcuni frangenti.

Ripulendo ciò che rimane delle Hawaii, è possibile scorgere una critica ed una denuncia all'influenza che anche l'e-commerce ha portato nella delinquenza e nell'illecito, sfruttando canali che il titolo espone molto bene. Shakedown Hawaii è un'opera ben confezionata, con un gameplay solido, anche se stantio e monotono alla lunga, e allungato grazie alla libertà di azione concessa, che si unisce ad un mondo ricco di elementi soggetti alla bellezza del 16-bit, che tengono botta nonostante l'arretratezza tecnica che si portano dietro. Il caos non attende altro che voi!

7 /10