"Ma è un simulatore di camminata!". "Uscirà nel duemilamai". "Death Stranding è tutto fumo e niente arrosto". Se state seguendo lo sviluppo della nuova esclusiva Sony firmata Hideo Kojima, vi sarà capitato almeno un centinaio di volte di leggere frasi di questo genere.

Nel corso degli ultimi mesi, infatti, decine di sviluppatori hanno scatenato le reazioni della community dopo aver commentato in modo lapidario le fugaci occhiate all'effettivo contenuto di Death Stranding, mostrato loro a porte chiuse dallo storico game designer.

Il creative director di The Division 2 l'ha definito "stupefacente" e "fuori dal tempo", il regista Jordan Vorgt-Roberts ha parlato di "un miracolo", Mizuguchi di Tetris Effect ha detto di aver "toccato il cuore del gioco", mentre Geoff Keighley ha immortalato la spiegazione di un concetto chiave avvenuta attraverso un paio di posate ed un piatto. Che fosse o meno una strategia di marketing, la stragrande maggioranza del pubblico ha scelto di stringersi attorno a Kojima, mentre una minoranza di scettici continuava addirittura a chiedersi se Death Stranding esistesse veramente.

Ed eccoci qui oggi: corposo trailer con elementi di gameplay, data di uscita fissata per l'8 novembre di quest'anno e una nuova mole di informazioni pronte a prendersi il palcoscenico pre-E3; se Sony dovesse continuare di questo passo, la scelta di saltare la kermesse potrebbe rivelarsi vincente, facendo per un attimo dimenticare agli appassionati l'esistenza stessa del momento più importante dell'anno.

Hideo Kojima c'è, Death Stranding pure. Tre anni fa non c'era un team, non c'era gameplay, non c'era neppure quel Decima Engine che arrivò grazie alla collaborazione inaspettata dei ragazzi di Guerrilla Games, pronti a condividere le proprie risorse nel momento del bisogno. Si tratta di una tempistica da record per l'eterno giovane Hideo perché, come abbiamo raccontato analizzando la storia della sua carriera, solitamente impiega anni per limare ogni componente delle sue opere.

Death Stranding si è presentato secondo una formula molto meno trascendentale rispetto alle ipotesi più visionarie: dopo la ninna-nanna canticchiata da Mads Mikkelsen alle orecchie dell'inquietante neonato che ha fatto capolino fin dal primo teaser, infatti, si parla proprio degli Stati Uniti d'America, o meglio, delle United Cities of America, nazione il cui destino è strettamente legato alle azioni di Sam Porter Bridges, il protagonista interpretato da Norman Reedus.

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Il presidente degli Stati Uniti, in fin di vita, chiede a Sam Porter Bridges di “riconnettere” il paese. Secondo il protagonista, ormai è troppo tardi.

Siamo dunque nel mondo reale, ovviamente in un futuro distopico ma pur sempre nel caro vecchio subcontinente a stelle e strisce, come testimoniato dal misterioso logo "Bridges: United Cities of America" che campeggia lungo le pareti delle strutture visitate da Sam, e come ulteriormente sottolineato dal discorso di una presidentessa morente al centro dello studio ovale.

Siamo in un mondo che, tuttavia, sembra essere andato incontro alla distruzione totale: nei primi istanti di gameplay, il protagonista fugge a bordo di una futuristica moto da una devastante tempesta elettromagnetica; mentre uno stormo di corvi precipita inesorabilmente al suolo, un cambio scena ci mette di fronte alle macerie di una metropoli, ennesima conferma del setting post-apocalittico.

Quelle che furono le prime speculazioni sul giocato vero e proprio hanno finalmente trovato una ragion d'essere: la mole di zaini trasportati da Sam non costituisce altro che l'interezza del suo inventario e, rovesciando l'assioma alla base della serie Metal Gear, bisognerà caricarsi addosso e conservare tutto il necessario per sopravvivere, fra scarpe, scale allungabili e corde per l'arrampicata.

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Le speculazioni erano giuste: la quantità di valige e zaini trasportati dal protagonista non sono altro che tutto l'inventario disponibile. In Metal Gear, Snake portava tonnellate di roba in tasca. E qui?

Un semplice simulatore di camminate? Non proprio: nel segmento di gameplay immediatamente successivo abbiamo visto Sam impegnato nel tentativo di passare inosservato agli occhi di un gruppo di soldati. Oltre all'ispirazione stealth, è stata mostrata una sezione di combattimento corpo a corpo nella quale, assieme ai sacrosanti cazzotti, il protagonista sfruttava una valigetta rubata ad un avversario per menare qualche fendente.

Da questi pochi elementi è già emerso un primo contorno ben definito: anzitutto Death Stranding sarà un titolo open-world, e la presenza di veicoli, oltre che di un bioma innevato e di uno verdeggiante, suggerisce un mondo particolarmente vasto e complicato da esplorare. Inoltre, il combat system spalanca le porte all'ipotesi di un vero "tactical espionage action" in puro stile Metal Gear, un'esperienza nella quale l'approccio stealth e lo scontro diretto riescano a correre su binari paralleli, senza disdegnare il furto di equipaggiamento agli avversari.

Il problema è che, proprio quando ci sembrava di aver capito tutto, Kojima ha fatto uno dei suoi classici giochi di prestigio, gettando una fitta coltre di nebbia su quanto visto in precedenza. Gli inseguitori di Sam si sono improvvisamente dileguati a causa dell'arrivo della pioggia, evento che scatenerebbe le cosiddette "BTs", Beached Things, 'esseri arenati'. Quel che è certo, è che il temporale noto come 'Timefall' porta con sé le misteriose e letali presenze intraviste nei vari teaser, entità che il protagonista "non può vedere ma solamente percepire".

Così il neonato viene finalmente definito "Bridge-Baby", ovvero bambino ponte, e sfruttandone l'energia pare sia possibile "connettersi all'altro lato". Un messaggio criptico che suggerisce l'esistenza di due piani dimensionali paralleli e interconnessi, separati da un sottile velo che distingue i vivi dai morti. Ovviamente siamo nel regno delle speculazioni ma possiamo dare quasi per certa la presenza di due sezioni di gameplay distinte, una nel mondo "reale" e una "dall'altra parte", fra ombre che scompaiono e ricordi del passato.

Proprio all'interno di questi confini ci siamo trovati di fronte ad una fase stealth che correva sul filo del survival horror, un momento in cui Sam doveva nascondersi dalle inquietanti creature invisibili, scorgendone solamente i contorni grazie all'enigmatico apparecchio integrato nello zaino. Come se non bastasse, poco più tardi è stato mostrato uno spaventoso campo di battaglia in cui il protagonista sparava qualche colpo di fucile d'assalto, nascondendosi al tempo stesso dalla furia dei carri armati.

Quanta carne c'è al fuoco? Diversi piani temporali e dimensionali, entità misteriose che tentano di divorare Sam, bambini ponte che "squarciano il velo" e gruppi paramilitari che non temono neppure i "voidout", ovvero i misteriosi crateri che abbiamo incontrato nei precedenti filmati. Eppure, qualcosa non torna. Abbiamo visto Sam morire almeno tre volte solamente nel corso di quest'ultimo trailer, pertanto sembra ormai evidente che alla "morte" non corrisponda il "classico" esito, ma vi siano invece conseguenze del tutto inedite.

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Questo misterioso equipaggiamento sembra segnalare la posizione delle misteriose “BTs”. Le perciolose entità arrivano solo assieme alla pioggia o c'è dietro qualcosa di più grosso? Per scoprirlo, dovremo aspettare ancora.

L'elemento emerso sopra tutti gli altri è proprio l'apparente strettissima correlazione tra universo narrativo e giocato, ed è per questo motivo che è molto complicato speculare con sicurezza: anche se abbiamo finalmente posato gli occhi su più di una sequenza interessante, le dinamiche alla base della trama sono ancora troppo acerbe per farsi un quadro che sia anche lontanamente chiaro.

Abbiamo sentito chiacchierare degli "Homo Demens", gruppo paramilitare che tenta di impedire a Sam di "riconnettere" alcune città degli Stati Uniti, e abbiamo visto diverse entità sovrannaturali alternarsi sullo sfondo di ciò che appare una finestra sul passato o un velo su un'altra dimensione, per non parlare dei neonati e dei corpi umani sfruttati come fonti di energia e strumenti di sopravvivenza. Nel frattempo, il discorso iniziale della presidentessa morente incontrava un fil rouge nelle parole udite da un Sam in fin di vita sul finire del trailer, con la "speranza" pronta ad emergere quale motore dietro il tentativo di ricostruzione.

Kojima, nel suo manifesto, ha poi fatto riferimento a "nuovi legami, o Strands, da formare con i giocatori di tutto il mondo", dichiarazione che ha definitivamente spalancato le porte all'ipotesi delle funzionalità multigiocatore, non solo da intendere come un elemento di contorno ma come vere e proprie colonne portanti dell'intera opera. Insomma: anche se quella che abbiamo potuto intravedere non è certo una formula di gameplay rivoluzionaria, la straordinaria mole di meccaniche sembra capace di riscrivere interamente le regole del videogioco tradizionale, mettendoci di fronte a qualcosa di mai visto prima.

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La “versione militare” di Cliff, il personaggio interpretato da Mads Mikkelsen, continua ad essere uno degli elementi più nebulosi dell'opera, specialmente dopo averlo visto più volte nella sua forma “umana”.

Questo il pensiero completo di Hideo: "Le persone hanno costruito 'mura' e si sono abituate a vivere nell'isolamento. Death Stranding è un videogioco action di un genere completamente nuovo, uno in cui l'obiettivo del protagonista è 'riconnettere' città isolate e ricomporre una società frammentata. Tutti gli elementi, inclusi la storia ed il gameplay, trovano un punto in comune nel tema della connessione, del legame. Nel ruolo di Sam Porter Bridges tenterete di colmare queste divisioni, creando legami con giocatori di tutto il mondo. La mia speranza è proprio che, giocando Death Stranding, tutti capiscano l'importanza del forgiare nuovi legami".

Chi si figurava un imponente film interattivo potrebbe ricevere un inaspettato schiaffo morale, perché è la prima volta che Kojima, solitamente restio a questo genere d'interpretazione, si lascia andare nel commentare l'impatto del gameplay sul piano narrativo, chiamando in causa addirittura i confini del multiplayer.

Se fino a 24 ore fa avevamo visto poco e nulla ed eravamo pieni di domande, ora che abbiamo finalmente posato gli occhi sul cammino di Sam Porter Bridges gli interrogativi non sono assolutamente diminuiti, anzi, probabilmente sono raddoppiati. Se prima, secondo il classico 'se non vedo non credo' in stile San Tommaso, vivevamo della sola fede nel lavoro di Kojima, ora abbiamo qualcosa di concreto, qualcosa che, per quanto confuso e nebuloso, proietta un'ombra degna di una vera e propria rivoluzione.

È evidente che il nascituro, quello a cui il personaggio interpretato da Mads Mikkelsen si rivolge nel finale del trailer, rappresenta proprio noi; Cliff, questo il nome del personaggio, fissa la capsula e dice: "Presto ti mostrerò tutto, te lo prometto". Dopodiché, si ferma un istante per togliere gli occhiali da vista e prosegue: "L'intero mondo sarà tuo, tutto da esplorare, e sarai libero di andare ovunque vorrai - persino sulla Luna". Rullo di tamburi. Sipario. Kojima Productions. 8 novembre 2019. Applausi.

Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.