Layers of Fear 2 - recensione

Quando metti troppa carne al fuoco rischi di scottarti.

Ripensando a Layers of Fear la paura non è di certo l'archetipo che salta subito alla mente. Pur trattandosi di una serie horror, il filo conduttore che lega l'originale a questo secondo capitolo è infatti la follia. Una follia antica e radicata, quella che fonda le proprie radici nell'orrore dei ricordi.

Se il primo gioco narrava le intricate e spaventose memorie di un pittore attraverso la mostruosità della sua arte, Layer of Fear 2 ci catapulta a bordo di una nave nelle vesti di un attore dai mille volti. Sarà proprio il cinema (e qualche volta il teatro) il vero protagonista dell'incessante flusso onirico che caratterizza l'opera, tra citazioni pirandelliane ed easter egg per cinefili.

In effetti gli sviluppatori polacchi di Bloober Team, dopo essersi concessi una "trasgressione" con Observer, tornano sui propri passi riproponendo un "walking simulator" piuttosto lineare caratterizzato da una follia visiva senza precedenti, che getta il giocatore in uno spaesante turbinio da cui è difficile uscirne sani.

Dall'esperienza cyberpunk di Observer, gli sviluppatori hanno però tratto alcune ispirazioni a livello di gameplay, che sulla carta avrebbero dovuto offrire una maggiore varietà. Diciamo "avrebbero dovuto" perché, ad esempio, gli enigmi appena accennati hanno delle banalissime meccaniche trial and error estremamente tediose.

Anche la sceneggiatura ha in qualche modo tentato un'evoluzione, con quattro bivi narrativi gettati in faccia al giocatore, che conducono a tre diversi finali. Proprio il lato narrativo dovrebbe essere, in un'avventura come questa, il cardine dell'esperienza. Chi ha giocato il primo Layers of Fear saprà che lo sviluppo della trama è volutamente confusionario, proprio come il resto del gioco, ma mano a mano che si procede per i corridoi della caleidoscopica casa dell'artista, il giocatore inizia a prendere consapevolezza degli eventi trascorsi.

In questo secondo capitolo, invece, il senso di confusione prosegue fino ai titoli di coda in un intreccio narrativo ricco di stimoli e continuamente mutevole. Forse però era proprio questo lo scopo degli sviluppatori: mostrare le innumerevoli maschere che un attore deve esibire di fronte alle telecamere o sul palcoscenico. Il risultato, comunque, è estremamente spaesante e criptico.

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Tutto ha inizio da qui: dal camerino dell'attore.

E forse è anche questa incessante ermeticità a rendere le sei ore necessarie per portare a termine la prima run particolarmente flemmatiche. Senza dubbio a provocare tale lentezza contribuiscono anche gli enigmi da risolvere in modo del tutto casuale, alcune scene e figure (come i manichini) ripetute incessantemente, ma anche la nemesi stessa del gioco.

In effetti la presenza di un'entità che ci dà la caccia dovrebbe sulla carta aumentare la varietà di situazioni, portando ad una tensione orrorifica di livello superiore. E questo è vero almeno le prime due volte che ci si trova di fronte (o meglio, di spalle) a questo spaventoso essere, che ha la facoltà di mettere la parola fine al nostro procedere confusi. Solo che, come per tutto il resto del gioco, anche questa meccanica è ripetuta allo stremo, fino a quando il senso di oppressione svanisce totalmente lasciando spazio alla sola insofferenza.

Resta comunque di altissimo livello il comparto artistico nella sua totalità. A partire dagli incredibili scorci che l'opera dona dopo ogni porta spalancata, per passare al comparto sonoro: incredibilmente importante in un gioco horror, anche in quelli, come Layers of Fear, caratterizzati più da jump scare che da reali momenti di tensione. Di ottimo livello anche il doppiaggio inglese. Ricordiamo comunque che il gioco è fortunatamente sottotitolato in italiano e sottolineiamo "fortunatamente" perché è già sufficientemente difficile comprendere la narrazione così.

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L'estetica è semplicemente sublime: ogni scorcio è un'opera d'arte.

Paradossalmente è stata proprio la ricerca di un gameplay vagamente più profondo e di un'esperienza più complessa ad infangare lo splendore di Layers of Fear. Tralasciando gli irrinunciabili jump scare, Layers of Fear è molto più di un semplice gioco horror e se questa filosofia è ancora ben visibile nel secondo capitolo, la ricerca (probabilmente) di un pubblico più allargato ha spinto gli sviluppatori a percorrere nuove strade che non hanno prodotto i risultati sperati.

Non possiamo quindi che consigliare Layers of Fear 2 solo a chi ha davvero apprezzato fino in fondo il primo capitolo e non vuole perdersi un'altra terrificante avventura onirica nei malati mondi di Bloober Team.

6 /10

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Riguardo l'autore

Pier Giorgio Liprino

Pier Giorgio Liprino

Redattore

Per far felice Pier Giorgio basta parlargli di politica, scienza e videogiochi. A questi ultimi s'è avvicinato da bambino giocando ad Age of Empires 2 e da allora è rimasto un appassionato PC gamer, con uno sguardo attento alle console.

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