Fallout 76: Nuclear Winter - prova

La Battle Royale che non ti aspetti.

Mentre il Fallout radioattivo provocato dal lancio di 76 incedeva delicato e inesorabile sui PC e le console di tutto il mondo, Bethesda sottolineava dai palchi dell'E3 di non avere alcuna intenzione di abbandonare il progetto.

Una notizia che non poteva far altro se non lasciarci sorridenti, perché dietro la mole di bug e la giusta dose di critiche fiorite attorno alla prima fatica online dei Game Studios, si nasconde pur sempre l'anima dell'intramontabile serie di Fallout.

Proprio mentre eravamo impegnati fra gli stand di Los Angeles, infatti, ha esordito Nuclear Winter, add-on di Fallout 76 che porta la formula della Battaglia Reale dritta al centro della zona contaminata, allegando al pacchetto una serie di gradite modifiche per migliorare l'intera esperienza legata allo shooting.

Così, prima di gettarci nel vivo della lotta per la sopravvivenza, abbiamo preso confidenza con le limature meccaniche, notando fin dai primi istanti una maggiore responsività dei comandi di mira, un passaggio dall'ADS allo scatto molto più veloce ed un feed dei colpi nettamente migliorato. Se il netcode deve ancora fare più di qualche passo avanti e dimenticare gli istanti di stuttering, le texture sono invece più dettagliate che in passato, e l'avventura può considerarsi tutto sommato godibile.

Ma passiamo a Nuclear Winter, che non è una semplice modalità ma un'intera struttura stand-alone dotata di un sistema di progressione, un contesto narrativo ed un gameplay unici e personali. L'idea stessa di accostare la Battle Royale all'universo di Fallout potrebbe sembrare una follia, ma dobbiamo ammettere che il risultato ci ha piacevolmente stupiti, e le meccaniche tradizionali della serie hanno trovato un terreno estremamente fertile fra tempeste e conti alla rovescia.

Tutto ha inizio fra i corridoi del Vault 51, esperimento alla base della modalità, luogo che schiera 52 squadre composte da quattro sopravvissuti al centro della lotta per la sopravvivenza. Ovviamente non è possibile usufruire delle S.P.E.C.I.A.L. così come sono nei confini dell'avventura, ma prima di ogni partita si ricevono venticinque Perk scelti casualmente fra i quali selezionare la propria dotazione; viene da sé che avere in squadra un hacker, uno scassinatore, un medico ed un artigliere incrementa notevolmente le chance di vittoria.

Il Vault 51, che funge da classico hub prepartita, è ricco di corridoi nei quali l'ingresso è sotteso all'ottenimento di un determinato Grado di Soprintendenza, nuovo elemento alla base del sistema di progressione; tra i meandri della struttura, infatti, si nasconde una storia da svelare passo dopo passo, imparando ogni volta qualcosa di nuovo sulla natura dell'esperimento post-apocalittico. Insomma, Bethesda è riuscita a lasciare un'impronta della classica narrativa in single-player anche nell'apparato di gameplay più distante dalla formula tradizionale.

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La regione boschiva dell'Appalachia si presta benissimo alla Battle Royale, mettendo in scena foreste, colline e punti di osservazione.

Le differenze rispetto agli altri esponenti del genere sono evidenti, ancor più limpide nell'istante in cui si lancia una partita. Niente paracadute, niente lanci dal cielo: in Nuclear Winter, mappa alla mano, bisogna selezionare il proprio punto di spawn in totale libertà. Il problema è che, a pochi istanti dal via, vedremo anche la posizione d'ingresso scelta da ciascun altro giocatore in gara, pertanto tattica e velocità di esecuzione avranno un ruolo di primaria importanza.

Altri sopravvissuti hanno scelto di partire dallo Slocum Joe del quartiere? Bene, dovrete procurarvi un'arma il prima possibile e prepararvi per lo scontro. La vostra zona è libera ma il nemico si annida sull'altra sponda di un fiume? Saprete fin da subito di dover imbastire la linea difensiva lungo il corso d'acqua. Questa piccola componente strategica disegna un "early game" profondamente diverso da quello dei tradizionali Battle Royale, ritmandolo attraverso decisioni fulminee.

Ad un primo sguardo, le meccaniche legate al loot potrebbero sembrare familiari, con casse di diverse rarità pronte ad offrire armi, armature ed equipaggiamenti di ogni genere; le sottigliezze, in realtà, non si limitano all'inclusione dell'intero arsenale di Fallout, fra granate nuka, Tesla e fucili artigianali, ma toccano l'intero sistema, spingendoci ad aprire ogni singolo armadietto in cerca di Stimpak e Rad-Away, questi ultimi fondamentali quando si è colpiti dalle radiazioni.

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Alcuni segmenti della battaglia reale funzionano a meraviglia, ma le fondamenta del sistema di combattimento di Fallout sono piuttosto traballanti.

A volte, tuttavia, è meglio far ticchettare il contatore Geiger per subire una mutazione e sfruttarne gli effetti benefici, come la possibilità di spiccare salti sovraumani; l'importante è non rimanere a secco di strumenti di distruzione, perché talvolta sono sufficienti uno Psycho e un'ascia di Grognak il Barbaro per capovolgere le sorti della battaglia.

Meccanica totalmente inedita, invece, quella che mescola l'esperienza del PvP con la presenza di nemici ed elite controllati dall'intelligenza artificiale: un'orda di Ghoul può essere un bell'ostacolo, specialmente se non volete farvi sentire dai gruppi di superstiti circostanti, ma ogni cadavere lasciato a terra nasconde sempre qualcosa di utile, che sia un'arma, qualche proiettile o un codice di lancio nucleare.

Avete capito bene: un codice di lancio nucleare. Raccogliendone cinque nel corso del match si guadagna la possibilità di sganciare una sempreverde bomba atomica per "ristrutturare" una sezione della mappa, non solo spazzando via qualsiasi essere vivente nell'area di detonazione ma soprattutto avvolgendo l'intero segmento in una terrificante nube di radiazioni, portando allo scoperto numerose creature ostili ed eliminando decine di giocatori in un sol colpo.

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Trovare un'armatura atomica non significa assolutamente mettere in tasca la vittoria.

Mentre ci si fa largo nel cuore della tempesta radioattiva, la fortuna si può manifestare nella forma di un'armatura atomica, strumento quasi indispensabile per arrivare indenni verso l'ultima safe-zone. Ovviamente, anche una semplice Tuta Hazmat consente di sopravvivere ai postumi dell'impatto, pur non essendo altrettanto efficace contro le pallottole.

Un'ulteriore novità risiede nei terminali che s'incontrano esplorando catapecchie e resort abbandonati, perché violandoli con successo si avranno a disposizione tre semplici opzioni: ottenere in premio un'arma, spesso molto potente, farsi consegnare uno Stimpak potenziato, oppure segnalare sulla mappa il gruppo di nemici più vicino all'attuale posizione, funzione utilissima per evitare visite indesiderate o prendere qualcuno alla sprovvista.

Tutte queste meccaniche s'intrecciano sullo sfondo della sola regione boschiva dell'Appalachia, piccola frazione dell'originale mappa di gioco che si snoda in un labirinto di foreste, vallate, fiumi e montagne da conoscere in ogni anfratto per riuscire a controllare il campo di battaglia. Al netto di qualche piccolo singhiozzo tecnico, l'esperienza ha le carte in regola per dire la sua, e Bethesda ha dimostrato di saper riunire 52 giocatori all'interno di un singolo server.

Il vero punto di forza di Nuclear Winter risiede nella contaminazione dell'atmosfera di Fallout, viva e vegeta grazie a decine di armi che gli appassionati riconosceranno al primo sguardo, fra scaffali e scrivanie in pezzi che ospitano statuette S.P.E.C.I.A.L. e riviste di ogni genere. A giudicare dalla velocità del matchmaking e dalla quantità di personale impegnata nel Vault 51, quella di Bethesda si è dimostrata una scommessa vincente, pur essendo costruita su fondamenta estremamente traballanti.

Insomma, la battaglia reale che non ti aspetti è riuscita a divertirci parecchio, e ancor di più quando affrontata assieme ad un team di amici. Questo secondo passo verso il "nuovo" Fallout 76, procedimento iniziato con l'aggiornamento Wild Appalachia, si è dimostrato una piacevole sorpresa, ma ci ha fatto sentire la mancanza di una limatura del comparto PvE, probabilmente in arrivo con Wastelanders, profonda al punto da permettere all'opera di esprimere almeno la metà del suo reale potenziale.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.

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