Resident Evil 4 ha condotto la serie verso una spirale negativa da cui è appena riuscita a risollevarsi - editoriale

Tra orrore e azione.

È sempre un piacere riprendere in mano un vecchio classico, e cosa c'è di meglio di poterli rispolverare tutti e tre in un'unica volta? E questo è quanto è accaduto sull'eShop di Nintendo Switch, con Resident Evil Zero, il remake del 2002 dell'originale e Resident Evil 4 improvvisamente resi disponibili tutti insieme.

Un fantastico spaccato della serie di Capcom non facile da reperire. Sono presenti infatti entrambi i capisaldi della prima era di Resident Evil, definiti da quelle angolazioni della telecamera leggermente scomode e dai fondali pre-renderizzati. La sorpresa più grande è quanto i giochi reggano bene oggi.

L'originale Resident Evil, nella sua sontuosa forma rifatta ovviamente, è in ogni sua parte un vero classico senza tempo, che conserva molta della sua maestosità e malignità. È divertente che gran parte delle lamentele che gli sono state rivolte negli anni successivi (le angolazioni fisse della telecamera, i comandi lenti) adesso sembrano scelte di design consapevoli, che giocano tutte sul senso di impotenza e paura.

Si tratta di misteri (come accade in realtà in tutti gli horror fatti bene) che il primo Resident Evil riesce a trasformare in pura arte: dalle famose idiosincrasie a dettagli più sottili, come il modo in cui i nostri punti vita vengono sempre mostrati nello schermo di un oscilloscopio, o il fatto che non si possa mai prevedere esattamente quanti proiettili ci vorranno per abbattere uno zombie.

Resident Evil 0 è un piccolo e stravagante gioiellino, con il suo personaggio che cambia meccanica e una certa attenzione rivolta a tutti gli aspetti del gioco originale che si sono estesi verso qualcosa di simile ad una conclusione logica. Giocato oggi è un vero piacere, sebbene nel 2002 non fosse stato recepito molto bene (forse qualcosa che aveva a che fare con quanto velocemente Capcom avesse replicato e ri-replicato la formula nei sei brevi anni trascorsi).

La serie doveva cambiare, e così nel 2005 il cambiamento è avvenuto con Resident Evil 4. Ed è stato radicale. Ormai tutti sapete la storia dello sviluppo che si è trasformato e poi ancora ri-trasformato, con versioni abbandonate e vari tentativi errati di riavviare la formula. Nonostante tutto questo, è sorprendente che Resident Evil 4 sia riuscito così bene: un capolavoro moderno, dal ritmo eccezionale e fatto di un'azione pura ed elettrizzante.

È ancora fantastico da giocare oggi, anche se per riuscirci bisogna un po' amarlo. Il tempo non è stato generoso con Resident Evil 4 come ha fatto con alcuni dei suoi predecessori: le sue texture torbide e alcune delle sue primitive geometrie lo derubano di quella qualità senza tempo che avevano sia Resident Evil che Resident Evil 0. Ha bisogno dei leggeri disturbi di un monitor CRT per soddisfare la sua estetica “autunnale” e con tutte le riedizioni che sono state pubblicate nel corso degli anni, è un peccato che non sia stato fatto nient'altro per mantenere l'aspetto originale sul nuovo hardware.

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La versione per Switch è, purtroppo, soggetta a “Switch tax” e non offre nulla di eccezionale oltre alla possibilità di giocare in movimento. Questo ovviamente non gli impedisce comunque di essere un grande gioco.

Resident Evil 4 è divertente, sicuramente uno dei punti più elevati della serie, ma da quell'altezza, il salto verso una spirale negativa è stato velocissimo. Probabilmente si può tracciare il passaggio dall'horror tradizionale all'azione più roboante di Resident Evil 4, e ogni gioco successivo si è allontanato sempre di più da ciò che avevo reso così amata la serie. Resident Evil 5 e 6 non sono giochi brutti: il primo l'ho sempre trovato niente male sebbene dimenticabile, l'ultimo ingiustamente accusato per la sua trasandatezza, ma che io ho comunque apprezzato per la sua follia. Entrambi però sono ben lungi dall'essere i migliori capitoli della serie.

Si può davvero accusare Capcom per aver continuato a ripetere la formula di Resident Evil 4 quando era così tanto amata? Non penso, dopotutto la formula ha funzionato per i primi tre giochi. Forse è accaduto perché Resident Evil 4 ha fatto talmente bene le cose, da lasciare poco spazio di innovazione ai giochi successivi. Tuttavia, se si potessero dividere questi primi sei capitoli numerati perfettamente in due, è evidente che la prima metà vanta una qualità migliore rispetto alla seconda.

Ci sarebbe voluto qualcosa di nuovo per fermare questa spirale negativa e, fortunatamente, Resident Evil 7, con la sua drastica prospettiva in prima persona, la sua fantastica implementazione per VR e la forte componente horror era proprio quello di cui aveva bisogno la serie. Il remake di Resident Evil 2 di quest'anno è stato ancora più impressionante, per quanto mi riguarda, poiché è riuscito a trovare il perfetto equilibrio tra l'horror dei primi tre giochi e l'azione dei secondi tre, e questo suggerisce che Capcom abbia finalmente trovato la chiave per Resident Evil e che il suo futuro ora è più luminoso che mai.

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Martin Robinson

Martin Robinson

Features and Reviews Editor

Martin is Eurogamer's features and reviews editor. He has a Gradius 2 arcade board and likes to play racing games with special boots and gloves on.

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