Steel Division 2 - recensione

Un RTS poderoso e ponderoso

Steel Division Normandy 44 è stato, nel bene e nel male, una grande sorpresa per gli amanti degli RTS. Gli appassionati della serie 'Wargame' attendevano con grande impazienza un seguito di Red Dragon (titolo tuttora apprezzatissimo e molto giocato) e Eugen System decise di buttarsi nella WWII; già qui c'era parecchio materiale per discussioni più o meno polemiche. Ma il developer francese non deluse e, con la consueta professionalità, tirò fuori dal cilindro un RTS rispettoso delle dinamiche tematiche della WWII, veloce e furioso, competitivo e anche molto interessante a livello tattico.

Le polemiche non sono comunque mancate, soprattutto dai fan di Red Dragon, abituati a una sontuosa campagna singola e a dinamiche di gameplay che in Steel Division sono state abbastanza stravolte. Se il discorso sul gameplay pare opinabile, sulla mancanza di una campagna singola all'altezza delle precedenti non ci piove: le campagne singole di Steel Division erano semplici battaglie tattiche progressive (precedute da un briefing in CG) senza scelte né mappa strategica su cui agire, molto, molto vecchio stile.

1
Le introduzioni delle campagne singole presentano efficacemente la situazione e la sfida tattica.

Eugen System ha ascoltato i suoi fan e con una discreta velocità ha tirato fuori un seguito cambiando le carte in tavola in maniera abbastanza drastica. Niente più fronte ovest con americani e inglesi ad affrontare la 'fortezza Europa' dall'Atlantico, ma via libera alle ampie praterie dell'est nell'operazione Bagration, ovvero l'offensiva russa in Bielorussia e Polonia che ha prodotto lo sfondamento decisivo delle forze tedesche, che avrebbe poi a sua volta aperto la strada per Berlino. Si tratta di un cambiamento drastico perché ai combattimenti localizzati e limitati tra i bocage della Normandia (grosse siepi invalicabili), con conseguenti linee di tiro corte e frequentemente interrotte, subentrano ora spazi aperti e combattimenti a lungo e lunghissimo raggio.

Ma andiamo con ordine e diciamo subito che la ricetta di base di Steel Division 2 è cambiata solo in parte rispetto all'originale. Le battaglie tattiche sono presenti con la stessa possente qualità e quantità dell'originale (25 mappe), con la consueta flessibilità in termini di multiplayer (fino a 10 contro 10 giocatori umani o misti a intelligenza artificiale) e tanta varietà geografica con cui sperimentare. Gli skirmish rimangono una ottima modalità di gioco anche per chi voglia sempre giocare da solo, senza nemmeno toccare la campagna singola, e questo grazie a una grande varietà di unità (600) assemblate in 28 diverse divisioni dal sapore molto differente una dall'altra. Mettere insieme i battlegroups con il deck building rimane una gioia con la consueta formula di sfogliare i modelli in 3D, consultare le schede e decidere, considerando costi e benefici, cosa portare sul campo di battaglia.

A questo giro però è possibile decidere per tutte le unità in quale delle tre fasi farle arrivare e con quale grado di abilità dei tre disponibili; ovviamente si compra immediata disponibilità e skill sacrificando numero di unità disponibili e pagando un costo di deployment più alto. E' anche possibile decidere il mezzo di trasporto con cui tali unità entrano (nel caso della fanteria); una considerazione strategica che riguarda la velocità, la protezione delle unità all'interno e l'abilità di rispondere al fuoco nemico.

10
Scendendo nel dettaglio della mappa strategica potrete studiare posizionamento, action point e caratteristiche di ogni battlegroup nel conflitto. E' soprattutto importante consultare la scheda relativa alle unità contenute in ogni divisione.

Assemblare il proprio deck è un momento di delizia tattico-strategica. Ogni divisione permette di concentrarsi su unità di tipo diverso e questo si combina con le considerazioni relative alla mappa su cui si combatte e con la distribuzione delle unità nelle tre fasi della battaglia. Ad esempio, se nei primi 10 minuti (la durata di ogni fase) si dispone solo di fanteria leggera, e magari si gioca in uno scenario molto aperto, bisognerà fare molta attenzione alla protezione delle proprie unità; mentre se si dispone solo di tank la situazione può essere altrettanto pericolosa se il nemico è dotato di buone unità AT e fanteria armata di bazooka e simili. Ma questo è solo un esempio a cui vanno ad aggiungersi considerazioni relative all'artiglieria, all'aviazione (e relativa contraerea), ai rifornimenti, alle unità leader (che conferiscono un bonus di skill), ai ricognitori e, soprattutto, alla gittata delle armi. Questo secondo aspetto è particolarmente importante perché Eugen System, pur avendo infuso uno sforzo incredibile nella ricerca storica, si è anche presa qualche libertà riguardo alle gittate. Ora infatti è molto comune disporre di unità che colpiscono a due chilometri di distanza (il doppio rispetto al titolo originale) e questo fa sì che l'analisi delle linee di tiro sia sempre fondamentale. A questo riguardo Steel Division 2 sfoggia quello che oggi è probabilmente il miglior strumento per verificare la linea di tiro nei videogiochi strategici: premendo 'C' si sovraimpone alla mappa un cerchio a tacche concentriche (fino a 2km) che mostra cosa si vede dal punto in cui si trova il puntatore del mouse, anche considerando le diverse altitudini presenti (novità rispetto al primo Steel Division).

E siamo quindi arrivati alle battaglie tattiche che hanno ora un sapore diverso, più spostato verso grandi scontri in cui i protagonisti sono i carri armati e le unità anti-tank. La fanteria ha perso un po' il ruolo centrale che aveva in Normandia, pur rimanendo comunque una forza importante utile per catturare gli edifici e occupare le foreste. Ma il clou delle battaglie ruota quasi sempre intorno a confronti di stat fra carri, posizionamenti veloci per evitare ostacoli alla linea di tiro (e magari colpire i tank nemici ai fianchi dove hanno meno armatura) e conquista di posizioni favorevoli. Il resto del proprio esercito è in supporto, ma è comunque importante perché non c'è niente di meglio di un battage di artiglieria per seminare il panico tra le linee nemiche prima di colpirle...oppure per creare una cortina di fumo prima di un assalto...o per bloccare un'ondata di fanteria particolarmente pericolosa.

Come nel titolo originale, anche Steel Division 2 è un RTS che si focalizza sul 'combined arms', ovvero sulla costante analisi della situazione con relativa risposta basata sul mescolare le forze giuste contro il nemico giusto nel posto giusto. E' un esercizio tattico splendido, molto difficile da padroneggiare e incredibilmente faticoso a livello mentale, anche perché il tutto avviene in tempo reale e su un fronte molto ampio (a meno che non ci si faccia aiutare dalla pausa e non si assegni alla IA una porzione della battaglia, un'opzione splendidamente utile).

Le modalità di gioco si differenziano per il posizionamento iniziale delle unità (che può avvenire più o meno all'interno della mappa) e la meccanica principale è ora basata sulla cattura di punti specifici (contrassegnati da bandierine). Oltre a questo, il sistema permette di scegliere la larghezza delle mappe, le risorse di partenza (che servono a schierare le unità), la durata della partita e il ritmo con cui suddette risorse arrivano. Il sistema del fronte mobile è ancora presente per dare un'indicazione generale di come procede la battaglia e sostenere la meccanica dell'accerchiamento. Eugen System ha anche inserito sei battaglie storiche precostituite legate a situazioni-chiave dell'operazione Bagration, un'ottima aggiunta che farà piacere ai giocatori appassionati di storia della WWII.

E veniamo ora alla campagna singola, la grande novità di questa seconda puntata di Steel Division. Innanzitutto le sub-campagne sono quattro, caratterizzate da mappe diverse, unità diverse coinvolte e, quindi, anche un livello di difficoltà diverso. Ogni turno corrisponde a mezza giornata e i battlegroup si muovono sulla mappa utilizzando action point che si rigenerano solo parzialmente al termine del turno. La manovra sulla mappa va considerata in relazione alla prossimità delle unità che si desidera coinvolgere; partecipare alle battaglie costa tre action point e, a seconda di quanto vicina è l'unità al nemico, potrete schierarla subito (fase A) oppure nelle due fasi successive (B e C), rispettivamente dieci e venti minuti dopo.

2
Come nel titolo originale, la telecamera può essere gestita a piacere, anche portando la visuale a livello del terreno.

A queste considerazioni vanno aggiunte quelle relative ai rifornimenti (gli accerchiamenti li tagliano fuori), l'appoggio aereo, l'uso del terreno (bonus per posizionamento nelle foreste ad esempio) e i rinforzi che si rendono disponibili in giorni precisi.

Gli scontri vengono ovviamente gestiti con le battaglie tattiche ma è sempre possibile farli risolvere dalla IA in maniera completa o limitata (scegliamo noi quali unità utilizzare all'interno di ogni battlegroup).

Ecco, i battlegroup di cui disponete sono facilmente ispezionabili ed è fondamentale usarli in relazione alla situazione specifica, tornando alle considerazioni tattiche che abbiamo fatto precedentemente.

Bisogna ora essere molto chiari nel dire che Steel Division 2 è diventato un RTS atipico, estremamente dettagliato e complesso in cui, se non è proprio necessario conoscere tutte le 600 unità, poco ci manca. Il raggio, lo spessore delle armature sui quattro lati, la capacità di penetrazione del pezzo principale si combinano con la velocità e la qualità delle ottiche nel giudicare la qualità di un tank. Similmente vi sono diversi aspetti attraverso cui comprendere le abilità, ad esempio, di un'unità di fanteria visto che possiamo vedere le armi e gli accessori di ognuna di queste unità. Bazooka, lanciafiamme, TNT, granate, molotov...ma anche mitragliatrici e fucili a raggi e potenze diverse, capacità di nascondersi e livello di esperienza. Tutto questo moltiplicato per le otto categorie di unità (ricognitori, fanti, anti-tank, tank, antiaerea, artiglieria, supporto e aviazione).

Conoscere il proprio battlegroup è fondamentale negli skirmish, in cui ne usate uno solo, ma diventa incredibilmente importante, e impegnativo, anche nella campagna singola in cui ne gestirete decine di pre-confezionati che subiranno perdite persistenti.

4
Gli scontri per villaggi e piccoli insediamenti sono meno rilevanti rispetto al titolo originale. I tank sono anche poco adatti a questo tipo di confronto in cui, invece, la fanteria eccelle.

La campagna singola è quindi azzeccata e molto intrigante perché riesce a usare tutti gli elementi del gioco per proporre una sfida strategica fresca e coinvolgente in cui ci si sente veramente al comando di enormi corpi d'armata alle prese con situazioni spinose. La comparazione immediata è con Graviteam Tactics, ma il titolo Eugen ha dalla sua una scala più ampia e, francamente, una UI molto più comprensibile e funzionale.

A livello estetico siamo sugli stessi ottimi livelli del titolo originale con mappe molto dettagliate e immersive e con un motore 3d ben ottimizzato; basta una scheda grafica di fascia media per avere di fronte campi di battaglia dai panorami mozzafiato, soprattutto quando il tutto è accompagnato da esplosioni, avanzamenti, artiglieria e aviazione in movimento.

Le mappe strategiche della campagna singola sono invece piuttosto scialbe e non proprio eccitanti. L'interfaccia manca di immediatezza: troppi click per fare cose semplici e un affollamento di informazioni che è tipico dei wargame, ma che ci aspetteremmo almeno un po' temperato da chi sviluppa RTS da anni. Il sonoro è una gioia per gli appassionati di militaria, mentre le voci delle varie unità sono simpatiche ma a lungo andare ripetitive, un problema tipico del genere. Buona la musica ritmata e incalzante, una scelta corretta per il compito impegnativo (a livello cerebrale) che attende i giocatori.

Eugen System porta quindi la sua serie in una direzione bizzarra perché in controtendenza al trend semplificatore recente. Si strizza l'occhio in maniera pesante a una categoria commercialmente problematica, ovvero i wargame...una mossa coraggiosissima, anche perché il gioco non prevede modalità semplificate... semplicemente se non ci si impegna a studiare tattiche e unità si perde brutalmente, contro altri giocatori umani, ma soprattutto contro l'ottima IA che a livello medio è già mostruosamente competente.

Steel Division 2 è un RTS mastodonte per stomachi forti e appassionati che non hanno problemi a dedicare decine (se non centinaia) di ore al gioco per riuscire a estrarne delle soddisfazioni. Al di là della scelta di campo, si tratta di un titolo di assoluta qualità, con pochissime sbavature, e in grado di divertire per tanto, tanto tempo, sia in singolo che in multiplayer.

8 /10

Leggi la nostra guida al punteggio

Vai ai commenti (3)

Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

Contenuti correlati o recenti

Nowhere Prophet - recensione

Pellegrinaggi a base di mazzi di carte.

Fire Emblem: Three Houses - recensione

Intelligent System torna a scuola.

Conan Unconquered - recensione

Uno spin-off dell'universo di Conan un po' RTS e un po' tower defense.

Hearthstone: L'Ascesa delle Ombre - recensione

La legione del M.A.L.E. è giunta su Hearthstone: siete pronti a unirvi?

Articoli correlati...

Commenti (3)

I commenti ora sono chiusi. Grazie per avere partecipato!

Nascondi i commenti coi punteggi più bassi
Ordine
Visualizza