Come Wolfeinstein: Youngblood riesce a passare da PC di fascia alta a Nintendo Switch - analisi comparativa

Con PS4 ed Xbox One nel mezzo.

Dopo aver provato Wolfenstein: Youngblood su tutte le piattaforme, è bene affermare che, almeno sotto il profilo tecnologico, l'ultimo sforzo di Machine Games si avvicina molto all'eccellente lavoro svolto con Wolfenstein: The New Colossus. Si ha infatti la sensazione che al set di caratteristiche dell'id Tech 6 siano stati aggiunti dei semplici miglioramenti rispetto a quanto visto in The New Colossus e che questa volta la vera innovazione provenga dal gameplay, con la possibilità di giocare in cooperativa, che rappresenta la nuova meccanica chiave, oltre ad un level design più attento probabilmente grazie all'influenza del co-sviluppatore Arkane Studios.

Youngblood è stato lanciato di recente con pochissima o quasi nessuna fanfara, il che è sorprendente, in quanto si tratta di un autentico lancio multipiattaforma con l'impiego di notevoli risorse e talento. Non stiamo parlando soltanto di versioni PC, Xbox One e PlayStation 4, ma anche di una versione Switch sviluppata, ancora una volta, dallo studio di Austin, Panic Button. Il gioco risulta differente sulle diverse console e, sebbene le vere e proprie sorprese siano limitate, le prestazioni non sono propriamente identiche a quelle dell'ultimo capitolo di Wolfenstein.

La versione PC è la più facile da analizzare in quanto se conoscete The New Colossus, saprete già che cosa aspettarvi qui. Il motore non ha pretese tecnologiche innovative, le impostazioni selezionabili sono del tutto identiche, le prestazioni sono praticamente le stesse, anche se la presenza di due giocatori nella stessa scena, che producono effetti pirotecnici pesanti, causa un carico aggiuntivo sulla GPU. La morale della favola è che, tecnologicamente parlando, è più o meno lo stesso: abbiamo semplicemente ottenuto molti nuovi livelli con un diverso approccio a livello di design e con l'ulteriore vantaggio del gameplay cooperativo.

Switch vs Xbox One X: le due estremità opposte nella scala di potenza delle console realizzano ciascuna la propria interpretazione dell'esperienza di Wolfenstein: Youngblood.

Prima del lancio, attendevamo impazientemente il supporto al ray tracing DXR (ora confermato per i riflessi e l'occlusione ambientale), ma il miglioramento non è ancora pronto, quindi dovremo aspettare per vedere come id Software ha affrontato questa affascinante tecnologia. Al momento possiamo contare sugli ultimi miglioramenti di Nvidia, il che significa che il supporto per le ombre a intensità variabile visto in The New Colossus è disponibile, con un aumento di circa il 10-15% di prestazioni per le nuove schede basate su Turing, a seconda della scena.

Abbiamo una certa familiarità anche con le varie versioni per console. Tutte, esclusa Switch, raggiungono il marchio di fabbrica di id Tech 6 dei 60 fps, ma viene impiegato lo scaling dinamico della risoluzione per sostenere le prestazioni. PS4 e Xbox offrono tre opzioni di rendering: il DRS può essere abilitato o disabilitato, mentre un'opzione “aggressiva” aggiuntiva consente di ridurre ulteriormente la risoluzione per sostenere meglio i 60 fps. Il DRS aggressivo è stato aggiunto a The New Colossus con una patch successiva ed è bello vederlo tornare in Youngblood in quanto offre un autentico miglioramento della fluidità generale.

Rispetto all'ultimo capitolo di Wolfenstein il gioco scala in modo diverso. Dando un'occhiata indietro alle nostre annotazioni, nel vecchio gioco sia l'asse X che Y scalavano contemporaneamente, mentre Youngblood sembra riservare la sua modalità DRS solo all'asse orizzontale. Interessante il fatto che sia Xbox One X che PlayStation 4 Pro sembrano offrire una risoluzione di 1440p, sebbene nel caso di Pro, 2176x1440 rappresenti il valore più tipico registrato durante l'azione.La PS4 standard impiega anch'essa il DRS con una risoluzione massima di 1920x1080, che cala a 1440x1080 sotto sforzo.

Le versioni PlayStation 4 e PS4 Pro di Youngblood sono il fulcro di questo video di analisi tecnica.

Un frame rate bloccato a 60 fps non si vede su nessuna console, ma nella maggior parte dei casi, riesce ad avvicinarsi abbastanza da offrire una buona esperienza, con il motion blur che aiuta a nascondere leggermente i cali di fluidità. Il miglior consiglio che vi possiamo dare è di mantenere attivo il DRS e se i cali di frame rate sono evidenti, attivate l'impostazione aggressiva: nonostante il calo della risoluzione, questo rappresenta il modo migliore per giocare il titolo.

Di tutte le versioni console, è probabilmente la versione Switch a rivelarsi la più interessante, tenendo conto degli enormi vincoli imposti al gioco per il fatto stesso che giri su un chipset orientato ai dispositivi mobile. Panic Button ha realizzato un porting impressionante, anche se, ancora una volta, se avete giocato The New Colossus, o Doom 2016, dovreste avere già un'idea di cosa aspettarvi. Il frame rate raggiunge i 30 fps anziché i 60 come sulle altre console e quasi tutti i combattimenti vedranno dei cali al di sotto di questo valore: nelle scene pesanti sono infatti abbastanza comuni i 25 fps.

Aspettatevi però un'esperienza un po' sfocata su Switch. Il marchio di fabbrica del motore, ovvero l'uso del temporal anti-aliasing integrato in una vasta pipeline post-processing offre un aspetto più cinematografico su tutti i sistemi, ma la risoluzione aggiuntiva offre anche un livello di chiarezza che risulta sostanzialmente assente sulla console ibrida di Nintendo. La risoluzione dinamica è presente anche su Switch con limiti massimi impostati a 720p in modalità docked e intorno ai 540p in modalità portatile. È interessante notare che, sebbene non possano essere del tutto esclusi, non abbiamo visto la risoluzione calare a 360p come in The New Colossus e, se da un lato i confronti pari a pari non siano ovviamente possibili, la presentazione nel suo complesso risulta leggermente più pulita in Youngblood.

Tutto si basa sul gameplay cooperativo, giusto? John Linneman e Alex Battaglia ci presentano Wolfenstein: Youngblood con un'RX 480 di AMD e una RTX 2080 Ti di Nvidia.

Aspettatevi di vedere una serie di downgrade grafici: è stata ridotta (se non completamente rimossa) l'occlusione ambientale, mentre la precisione volumetrica e il motion blur sono stati ridotti al minimo, i riflessi screen-space sono assenti e la qualità delle texture non è per nulla paragonabile a quella delle altre build, cosa che aggiunge ulteriore mancanza di chiarezza. Per tutti questi motivi, Youngblood si comporta effettivamente meglio come esperienza portatile: la penalità da pagare con le prestazioni rispetto alla modalità fissa è sostanzialmente inesistente e, nonostante il taglio della risoluzione, i compromessi sono molto più difficili da notare quando si gioca in movimento. Visualizzata sulla TV del salotto, l'esperienza non è sicuramente all'altezza, ma in modalità portatile regge piuttosto bene e, ovviamente, la sua essenza da “gioco takeaway” della versione Switch lo distingue da tutte le altre versioni del gioco.

Sono poi presenti alcune variazioni interessanti nelle build per console quando si confronta Youngblood a The New Colossus. Al livello più basso, la versione Switch ha le stesse prestazioni, ma sembra esserci stato un miglioramento nella chiarezza dell'immagine. Allo stesso tempo, la build di Xbox One X sembra girare ad una risoluzione generalmente inferiore rispetto al suo predecessore e le prestazioni non sembrano essere così stabili. È disponibile come opzione un'esperienza autentica in 4KUultra HD, che però girando a circa 40 fps non rappresenta proprio l'ideale, anche se sarà interessante rivisitarla tramite la retrocompatibilità dei futuri hardware Xbox.

In generale però, vale la pena dare un'occhiata a Wolfenstein: Youngblood, che si presenta quasi come un'espansione dei vecchi giochi di id Software. La vera innovazione in questo caso è sicuramente la modalità cooperativa, che rappresenta sia una forza che una debolezza. Molti punti del gioco richiedono che i due personaggi uniscano le forze per progredire, ed è molto più facile con due giocatori umani, rispetto ad affidarsi all'IA che può aggiungere un po' di macchinosità all'esperienza. Sostanzialmente, Youngblood è un'esperienza solida, anche se non rappresenta il grande salto di qualità che avremmo sperato dopo i progressi tecnici mostrati in The New Colossus.

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Riguardo l'autore

Richard Leadbetter

Richard Leadbetter

Technology Editor, Digital Foundry

Rich has been a games journalist since the days of 16-bit and specialises in technical analysis. He's commonly known around Eurogamer as the Blacksmith of the Future.

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