Death Stranding: il tempo per “spiegarlo” sta finendo - editoriale

Kojima sembra perdere tempo aspettando l'inevitabile: “scoprire” che Death Stranding è soltanto un videogioco.

Qualcuno dovrebbe dire a Hideo Kojima che il tempo per far capire cosa si faccia in Death Stranding sta finendo. A meno di tre mesi dal lancio sul mercato del gioco (programmato l'8 novembre su PS4) ancora non sappiamo cosa si debba fare in Death Stranding. E qui, proprio qui, probabilmente giace un grosso problema di Death Stranding: deve fare i conti sul suo essere "solo" un videogioco. E sembra che Hideo Kojima voglia fare il possibile affinché tale momento arrivi il più tardi possibile, perdendo tempo con video molto deboli come quello mostrato alla Gamescom.

Il video di gameplay trasmesso durante l'Opening Night Live potrebbe essere visto come un gesto sfrontato: Sam, il protagonista, fa pipì per terra, nasce un fungo, trasporta un carico (sfruttando la fedele scala), incontra il personaggio virtuale interpretato da Geoff Keighley (con cui c'è un breve scambio di gesti variopinti) e poi cade rovinosamente da diversi metri di altezza; placa le lamentele del bimbo che porta con sé. Fine del gameplay. Concretamente, Kojima sembra voler evitare di affrontare una domanda apparentemente molto semplice: cosa bisogna fare in Death Stranding?

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In Death Stranding, Margaret Qualley interpreta il personaggio di Mama.

Lo sviluppatore ha sempre avuto un suo modo di fare videogioco e, soprattutto, raccontare storie. Ma Metal Gear Solid, la sua opera principale, è una saga che, al di là che possano piacere o meno le storie e le narrazioni "kojimiane", avevano una forte componente ludica. Chiara, netta, ben definita. Con Death Stranding, invece, fino a oggi Kojima ha dato l'impressione di voler evitare quanto più possibile l'ingombro del "gioco" e di concentrarsi invece sul "video". Problema: l'essenza di un videogioco è, purtroppo per Kojima, fondamentale nella fruizione di questo tipo di opera. Per questo ai giocatori interessa se un dato gioco ha i combattimenti in tempo reale oppure a turni; se il mondo è liberamente esplorabile o se il proseguimento è lineare; se la visuale è isometrica oppure da dietro le spalle. L'aspetto ludico muta enormemente la fruizione del videogioco, al di là dell'interesse della storia e del fascino della lore.

Sin dal lancio, Kojima ha giocato incredibilmente bene le sue carte. Come pochissimi altri giochi hanno saputo fare nell'intera storia recente dell'industria videoludica, Death Stranding ha unito una solida comunità di appassionati nel provare a comprendere cosa voglia comunicare il gioco; persino cosa voglia essere. La nebbia che avvolgeva l'ambientazione e la storia si è parzialmente diradata soltanto negli ultimi mesi man mano che Kojima ha introdotto più chiaramente i personaggi. E se a meno di tre mesi dal lancio sarebbe anche ora che Kojima spiegasse un po' di più cosa si deve fare in Death Stranding, alla Gamescom abbiamo avuto un video di gioco banale, piatto e che, a voler essere cattivelli, pare quasi una presa in giro.

Per mesi, abbiamo letto dichiarazioni di amore molto forti da esponenti dell'industria videoludica (e non solo) che hanno potuto vedere Death Stranding giocato prima degli utenti. Per Troy Baker, che nel gioco interpreta uno dei personaggi, Death Stranding innalzerà gli standard del settore. Per la veterana Jade Raymond, è un "capolavoro". Secondo Tetsuya Mizuguchi, "è fantastico". Secondo Sam Lake di Remedy, Death Stranding "osa superare i limiti". Ancora più forti le parole di Jordan Vogt-Roberts, regista dell'adattamento cinematografico di Metal Gear Solid: "Voi non siete pronti". Ha parlato addirittura di "un miracolo".

Esternazioni incredibili. Ma dopo trailer di gameplay che, nei mesi scorsi, hanno spiegato ben poco e la "beffa" del video mostrato alla Gamescom, viene il dubbio che ci siano tante chiacchiere di marketing e poca sostanza. Il problema in sé non è nemmeno Sam che urina: di "scherzi" del genere ne sono pieni i giochi di Kojima. Dalle scatole di cartone alle guardie in Metal Gear Solid che leggono riviste pornografiche. Ma sono "dettagli" di un'esperienza ben definita o quanto meno leggibile. Fino a ora, invece, abbiamo perlopiù Sam vagare per lande desolate e bastonare qualche soldato con le armi che capitavano sottomano.

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Il video di gameplay mostrato alla Gamescom 2019 sa un po' di beffa dopo mesi di forti esternazioni su Death Stranding e le sue 'meraviglie'.

Si dice che il vero godimento del viaggio sia il viaggio stesso e non la sua destinazione. Con Death Stranding, l'impressione (a oggi) è proprio questa: che la parte che ha anticipato l'uscita sia stata quella migliore. Le ipotesi, gli indizi, le cose non dette, le anticipazioni. In questi anni, Death Stranding è stato tutto e il contrario di tutto. È stato pura magia: intangibile, fantastica, meravigliosa. Ma a un certo punto - anzi, molto presto - dovrà fare i conti con un fatto, molto semplice: è "soltanto" un videogioco. Con una struttura tipica di tantissimi altri videogiochi: missioni, un mondo da esplorare, menu di navigazione, comprimari più o meno riusciti. E a quel punto la magia sarà spezzata.

Non siamo qui a giudicare un gioco che ancora deve uscire e ci sentiamo liberare di cambiare opinione una volta che avremmo potuto, finalmente, toccare con mano l'ultima fatica di Kojima e comprendere appieno la sua esperienza di gioco. Sicuramente, il game designer nipponico sta sfruttando molto la leva della passione sfrenata che i suoi affezionati hanno verso gli enigmi. In questo, lo ha dimostrato più volte, Kojima è molto, molto bravo: sa creare attesa attorno a un suo prodotto come pochissimi altri nell'industria. Anzi: forse in questo è il migliore.

Il tempo dei "giochi", però, è finito. Che a Kojima piaccia oppure no, gli utenti vogliono capire (anche a grandi linee) cosa bisognerà fare in Death Stranding.

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Massimiliano Di Marco

Massimiliano Di Marco

Redattore

Aspetta la pensione per recuperare la libreria di giochi di Steam. Critica qualsiasi cosa si muova, soprattutto se videoludica, e gode alla vista di Super Mario e Batman.

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