Gamescom 2019: Borderlands 3 - prova

Un'ultima, fugace occhiata al gioco prima della sua uscita.

Per anni è stato atteso, durante la presentazione è stato acclamato a gran voce, e ormai siamo al capolinea: Borderlands 3 è quasi realtà. A distanza di ben sette anni dall'ultimo "grosso" capitolo, volendo considerare il Pre-Sequel come una sorta di versione 2.5, finalmente ci siamo.

E pur mancando così poco al lancio ufficiale, la curiosità è incontenibile, e quale occasione migliore della Gamescom per avere un ultimo assaggio, e scoprire ancora qualche altro segreto, prima di rilassarsi nell'attesa della recensione?

L'idea con cui nasce questo Borderlands 3 è sostanzialmente quella di voler proporre un "more of the same" ma senza lasciare nulla al caso, un ampliare ulteriormente una formula, già di per sé caotica, fino al raggiungimento di un ipotetico limite: più nemici, più veicoli, più personaggi e più armi. Un più di tutto, insomma.

È ancora presto per predire dove andrà a culminare la narrazione, quali colpi di scena aspettarci o a quali amici dover dire addio, perché se una cosa è certa, è che i momenti di dolore non mancheranno. Quel che è altrettanto certo è che questo Borderlands 3 rappresenterà un punto di contatto tra tutti gli altri capitoli, in cui convergeranno storie e personaggi non soltanto dei giochi principali, ma anche di produzioni secondarie come i Tales from The Borderlands dell'ormai compianta Telltale Games.

Se da un lato però ci risulteranno familiari molti dei volti che incontreremo, lo stesso non si potrà dire delle location, visto che abbandoneremo Pandora alla volta di nuovi pianeti, come Promethea. I villain di questo capitolo sono invece i gemelli Calypso, che a detta degli sviluppatori sono stati creati, a livello di caratterizzazione, ispirandosi alla cultura degli streamer, e agli aspetti più fastidiosi che la riguardano.

Lei, Tyreen, è una delle sei sirene esistenti, come Lilith, Maya e Amara; lui invece, Troy, pur non essendo ufficialmente dotato di poteri riesce comunque a manifestarli grazie forse al legame di sangue con la gemella, o forse grazie per via delle rune incise sul proprio corpo. I due gemelli sono al comando dei Figli della Cripta, una sorta di culto che accoglie tutti i fanatici pronti a seguire i leader in battaglia.

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Nuovi mondi attendono l'arrivo dei cacciatori della Cripta, e tra questi vi è Promethea.

In un certo senso, però, il nemico spirituale dei gemelli non risiederà nei cacciatori della cripta ma nel retaggio lasciato da Jack il Bello, il villain del secondo capitolo, che nonostante gli anni ancora attanaglia la memoria dei giocatori, grazie a un carisma tale da riuscir a reggere l'intera produzione a suon di commenti pungenti e insulti velati. Ed è proprio questo "ostacolo" che i gemelli dovranno superare, se vogliono conquistare i giocatori.

Per quanto la narrazione, o ancor meglio, la caratterizzazione dei personaggi e del mondo di gioco, abbiano da sempre giocato un ruolo chiave all'interno delle produzioni, l'aspetto principale che ha tenuto i giocatori incollati alle terre di Pandora è notoriamente il gameplay unico che i Gearbox è riuscita a creare, un insieme di elementi che convergono in quello che ormai è un marchio di fabbrica di Borderlands. Primi tra tutti, i Cacciatori della Cripta, i personaggi giocabili e gli strumenti di morte con cui massacrare i migliaia di nemici che si porranno sul nostro cammino.

Come di consueto, al lancio, i personaggi saranno quattro e negli ultimi mesi Gearbox stessa ha ben pensato di rilasciare sul proprio sito i builder con tutte le abilità dei personaggi, così da permettere ai giocatori di scoprirle anticipatamente e di crearsi ipotetiche build da sperimentare una volta uscito il gioco. Grazie a esse è anche possibile farsi un'idea del ruolo che i personaggi potranno ricoprire in un gruppo di amici, che stile adottare, ma soprattutto, in che modo si diversificheranno le quattro classi.

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Sul sito ufficiale di Borderlands, è possibile esaminare gli skill tree completi dei quattro nuovi cacciatori della Cripta.

Perché sì, per la prima volta la gestione delle abilità sarà diversificata, con ben tre abilità speciali tra cui scegliere, uniche per ogni cacciatore, e ogni personaggio vanterà una build più personale. Ad esempio Fl4k, il Domatore, sarà accompagnato in battaglia da una delle sue fide bestie, che sia uno skag, un formiragno o un Jabber armato. Oltre a questo, si potrà equipaggiare un'abilità d'azione, e fino a due suoi potenziamenti. Intuitivamente il suo stile di gioco sarà incentrato sulla sinergia con il companion e il supporto reciproco.

Moze rappresenta il classico soldato, come furono Axton e prima ancora Roland. Giocherà un ruolo principalmente di supporto, per se stessa e per la squadra, questo però senza rinunciare a una discreta potenza di fuoco, con la possibilità di evocare un grosso mech che, oltre a combattere, fornirà anche la possibilità di far salire qualcuno a bordo a sparare con una minigun. Moze può equipaggiare ben due abilità d'azione, e almeno un upgrade per entrambe.

Zane viene classificato come operativo, una sorta di specialista che fa affidamento principalmente sulle sue abilità, tutte incentrate principalmente sul supporto personale e sull'aumentare l'efficacia dei propri colpi, sfruttando uno stile di gioco elusivo. Potrà infatti lanciare un minidrone in grado di supportarlo negli scontri o di spawnare un clone per disorientare e distrarre i nemici. Come Moze può equipaggiare fino a due abilità d'azione, ma per entrambe, potrà aggiungere ben due potenziamenti.

Amara infine, l'immancabile sirena, vanterà di una discreta versatilità per quanto ne riguarda le abilità d'azione e la gestione degli skill tree, ma sarà piuttosto limitata nei potenziamenti utilizzabili. Infatti potrà equipaggiare solo un'abilità d'azione, solo un suo upgrade e selezionare solamente un elemento. Il tutto suggerisce uno stile di gioco molto specializzato, da scegliere con cura.

I cacciatori da soli, però, non saranno sufficienti a creare il disastro desiderato, ed è qui che entrano in gioco le milioni di armi a disposizione dei giocatori, pronte a essere lootate e collezionate e dai concept sempre più insoliti. Si sono già viste ad esempio armi in grado di cambiare modalità di fuoco, da semplici proiettili a missili, o armi senzienti che una volta posizionate prendono vita, estraggono le gambe, e inseguono i nemici per portarseli nella tomba. In apparenza, il team di sviluppo si è sbizzarrito nel tentativo di rendere reali le idee più folli.

Sempre restando nell'ambito del gameplay, segnaliamo altre piccole e felici introduzioni che rientrano nel così detto "quality of life", come ad esempio la possibilità di arrampicarsi quando si giunge vicino ai bordi o l'abilità di scivolare per compiere brevi spostamenti molto rapidamente, magari da una copertura all'altra o per raggiungere velocemente un nemico. Piccole aggiunte che, seppur non rivoluzionando il gameplay, riescono a rendere il tutto più fluido e frenetico.

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Alla Gamescom 2019 abbiamo provato Fl4k nella modalità Trial of Survival.

Un altro aspetto molto interessante riguarda le modalità cooperative, siano esse in locale o attraverso i servizi on-line, uno dei capisaldi di queste produzione. È stato introdotto un sistema di bilanciamento tale da rendere il titolo meno punitivo per quei giocatori un po' troppo sotto con il livello, dando così a chiunque la possibilità di prendere parte alla partita di un amico, senza rendergli le cose troppo complicate. Inoltre, e per la prima volta, in Borderlands 3 si potrà decidere se avere il loot condiviso con la propria squadra, com'è sempre stato, o se dividerlo, così che ognuno possa vedere soltanto il proprio e non si debba più litigare per quelle sporadiche armi leggendarie.

Altre novità da dire non ce ne sono, e quindi non resta che accennare velocemente alla nostra prova avvenuta alla Gamescom, che ci ha visto scegliere Fl4k ed entrare in una sorta di modalità orda, giocata nel nostro caso in singolo, chiamata Trial of Survival. A farci compagnia abbiamo avuto uno Skag e dobbiamo dire che, nonostante i 20 punti abilità messici a disposizione da 2K Games prima d'iniziare il gioco, abbiamo trovato il pet efficace sì, ma proprio il giusto.

Rispetto ad altri titoli che prevedono la presenza di un pet, questo infatti non ha mai generato particolare aggro e in più di un'occasione ci siamo trovati con dei mob che lo hanno ignorato bellamente, venendoci addosso.

Essere però catapultati direttamente in gioco senza avere avuto modo prima di farci la mano, non è mai l'ideale e potrebbe essere che ci sia sfuggito qualcosa nelle meccaniche che avrebbe potuto tornarci.

Tolto questo, la nostra prova della Gamescom ha confermato tutto quanto di buono già si sapeva di un gameplay rimasto sostanzialmente immutato negli anni, eppure capace come sempre di catturare e intrigare grazie a una serie di limature e migliorie che l'hanno reso sempre attuale. E con questo, non resta che rimandare alla recensione, per la quale è ormai una questione di poche settimane.

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Riguardo l'autore

Stefano Silvestri

Stefano Silvestri

Editor in Chief, EG.it

Il suo passato è costellato di tutto ciò che è stato giocabile negli ultimi 30 anni. Dal ’95 a oggi riesce a fare della sua passione un mestiere, non senza una grande ostinazione e un pizzico di incoscienza.

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