The Church in the Darkness - recensione

Una storia oscura.

La storia di Jonestown, del suo leader Jim Jones e del suo culto (il People's Temple Agricultural Project), è una delle cose più bizzarre che ci sia capitato di leggere. Dopo essersi isolati per anni in una comune (di stampo prettamente agricolo e religioso), 909 persone decisero, il 18 novembre del 1978, di suicidarsi tutte insieme, per poi essere trovate così com'erano, morte, sparse in giro nella comune, dalle autorità.

La vicenda è piuttosto convoluta. Oltre al suicidio ci fu l'assassinio a sangue freddo di un senatore americano che aveva recentemente visitato la comune (in cerca di prove) e diversi elementi che puntavano in direzione di un suicidio non esattamente volontario. La verità è tutt'oggi avvolta da un alone di mistero, cosa che rende l'intera vicenda un ottimo materiale per eventuali drammatizzazioni. E The Church in the Darkness è esattamente questo: un videogioco liberamente ispirato a questa vicenda con grandi ambizioni, di gameplay e di narrativa.

L'idea di base è quella di offrire uno stealth game in cui la trama è molto presente e, soprattutto, talmente variegata da offrire ben diciannove (19) finali diversi. Tale narrativa assomiglia ovviamente alla storia di Jonestown: Isaac e Rebecca Walker, i due leader della comune religiosa, lasciano gli Stati Uniti per fondare questa sorta di setta (la 'Collective Justice Mission') nel mezzo della giungla, nello stato fittizio di Battuela. Voi vestite i panni di Vic, un inizialmente non meglio definito personaggio alla ricerca del nipote Alex; l'obiettivo è, per l'appunto, di portare Alex a casa.

Il gameplay è a base di stealth action. Questo vuol dire che, a meno che non utilizziate vestiti dei locali per camuffarvi (cosa che facilita le cose riducendo il cono di attenzione delle guardie), dovrete aggirarvi per la comune (che è sempre uguale, ma cambiano le disposizioni dei personaggi e degli oggetti da una run all'altra), senza farvi troppo notare. Le guardie proiettano il consueto cono visivo che dovrete evitare, pena farvi scoprire e dover iniziare una fuga o, peggio, una sparatoria.

È possibile entrare negli edifici (casette di legno molto semplici), frugare in giro alla ricerca di oggetti utili, nascondersi in contenitori di vario tipo e... basta. Se state pensando a titoli stealth come Shadow Tactics o Commandos, scordateveli subito. The Church in the Darkness vuole essere una sorta di open world in cui non esistono situazioni scriptate o locazioni in cui sono richieste particolari azioni o strategie. Semplicemente, dovete mantenere un profilo basso, esplorare la mappa per cercare indizi e personaggi usando una mappa su cui si aggiungono dettagli man mano che si scopre più storia. Evitando di essere uccisi.

La storia cambia ogni volta che giocate. Questo vuol dire che la personalità dei leader cambia e traina con sé l'intera narrativa che può essere più o meno violenta e quindi condurre, a seconda degli eventi, a derive più o meno disastrose. Potenzialmente è possibile completare il gioco in una ventina di minuti, raggiungendo Alex immediatamente (la sua locazione è comunque sempre sconosciuta all'inizio del gioco) e portandolo al sicuro (con le buone o con le cattive)... ma per fare questo serve comunque una certa esperienza nel gioco e, soprattutto, il focus di The Church in the Darkness è la curiosità riguardo alla storia.

1
La possibilità di zoomare è temporanea e rivela qualche dettaglio in più rispetto alla visuale normale, che però è quella funzionale per la stragrande maggioranza delle situazioni.

Quindi l'idea è che il giocatore dovrebbe esplorare, conoscere i personaggi, eseguire le loro quest e avvicinarsi insomma alla soluzione con un certa lentezza che lasci sviluppare gli eventi e quindi vi faccia scoprire la particolarità della vicenda, o meglio della particolare iterazione della vicenda (delle 19 disponibili).

L'atmosfera del gioco viene comunicata tramite oggetti che si trovano in giro (volantini, spille, cartoline, lettere), ma soprattutto tramite altoparlanti attraverso i quali possiamo ascoltare i deliri dei due leader mentre comunicano con gli abitanti della comune. Questa parte del gioco è ben fatta e in effetti la sensazione di trovarsi in mezzo a un campo di matti indottrinati c'è tutta, nonostante la grafica non sia particolarmente ispirata.

L'aspetto estetico infatti non permette una immedesimazione veramente efficace; la visuale dall'alto è decisamente poco adatta alla bisogna (troppo lontano dagli eventi) e poco aiuta lo zoom temporaneo e gli scarsi dettagli con cui sono realizzati i minuscoli personaggi poligonali. L'audio è invece ottimo, grazie soprattutto al parlato dei personaggi principali e al voice-over che sentirete quando troverete alcuni documenti.

2
Alcune situazioni che troverete avrebbero potuto essere interessati se collegate a un gameplay diverso; invece si tratta semplicemente di specchietti per le allodole e, al massimo, vi troverete un nuovo indizio per il proseguo della storia.

La parte narrativa è anch'essa molto interessante grazie alle diverse configurazioni possibili che rendono ogni partita diversa dalla precedente. I testi sono ben scritti e in generale le differenti varianti sono ben congegnate per incastrarsi nella struttura generale; ci sono sufficienti sorprese per mantenere il gioco interessante, almeno nella parte relativa alla storia.

Dove The Church in the Darkness è invece assolutamente insufficiente è nel gameplay vero e proprio, ovvero nello stealth game che è decisamente troppo banale e ridotto all'osso per tenere testa ai migliori prodotti del genere. Ma non solo: è talmente scialbo che potrebbe scoraggiare alcuni giocatori già dopo i primi minuti. L'intera esperienza ruota intorno al muoversi tra coni di attenzione, lanciare sassi per cercare di spostare le guardie e utilizzare lo scenario per interrompere la linea visiva delle guardie; questo, insieme con una visuale dall'alto ben poco immersiva, costituisce il cruccio principale del gioco.

Non ci sono abilità, le guardie sono di due soli tipi (e molto simili tra l'altro), gli oggetti hanno poca importanza e dopo quindici minuti avrete già visto tutto quello che dovrete fare nelle ore successive, sempre che decidiate di proseguire a giocare. Se poi decidete di proseguire vi accorgerete presto che la curva di difficoltà è decisamente poco ripida; in pochi minuti vi aggirerete tranquillamente nella comune eliminando guardie e nascondendole facilmente. Dove questo non è possibile troverete ben presto la strada giusta o vi farete strada con sassi o camuffamenti.

3
La maggior parte del tempo la passerete così, a navigare tra coni di attenzione colorati per raggiungere il punto d'interesse successivo.

È un peccato perché atmosfera e narrativa sono stati centrati in pieno dai developer, ma l'aver lasciato il gameplay in secondo piano nello sforzo profuso rende The Church in the Darkness un titolo che è difficilmente raccomandabile, a meno che non siate proprio curiosi di esplorare la storia, magari paragonandola ai fatti di Jonestown...magari anche quando il prezzo è dimezzato da qualche offerta speciale...

6 /10

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Riguardo l'autore

Davide Pessach

Davide Pessach

Redattore

Studia, scrive, videogioca da tanto, tanto tempo. Quando si annoia rimescola le carte e sposta le priorità, ma i tre ingredienti principali rimangono quelli . Obiettivi? Solo due: curiosità e divertimento.

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