The Surge 2 - recensione

Il ritorno delle macchine assassine

La lunga scia del genere dei Souls-like che ha segnato ormai due generazioni videoludiche sembra non essere ancora terminata. Sono tanti, ancora oggi, i titoli che si ispirano o ripropongono direttamente gli stilemi e gli arabeschi che Miyazaki ci ha fatto amare ed odiare allo stesso tempo, oltre ovviamente alle opere che portano la sua firma, come il recente Sekiro. Due anni fa invece, ci ha provato Deck13 a reinventarsi la formula con The Surge, action-RPG che portava in dote gli stessi capisaldi di un gameplay a dir poco spietato, ma in una salsa fantascientifica utile ad introdurre qualche spunto originale. Con The Surge 2 si torna nello stesso inferno metallico, pronto a farci perdere la pazienza tra le innumerevoli e inevitabili morti a scandire il nostro viaggio a Jericho City.

Ambientare il tutto in un ipotetico futuro è stata la trovata giusta di Deck13 per distinguersi in maniera efficace e per evitare di bollare la serie come semplice clone, non solo per porre uno sfondo completamente diverso dai soliti toni oscuri e medioevali, ma per la meccanica innovativa alla base della progressione di The Surge, che oggi ritroviamo in pompa magna anche in The Surge 2, ovvero la possibilità di appropriarsi dell'equipaggiamento dei nemici tagliando di netto la parte del corpo a cui siamo interessati. In un futuro dove le macchine la fanno da letteralmente da padrone, ha decisamente senso diventare più forti rubando componenti ai robot avversari e installandoli poi su noi stessi.

Nel nuovo capitolo però, non troviamo (solamente) gli automi assassini ad essere i principali avversari, bensì gli umani potenziati da questi innesti, che hanno messo Jericho City a ferro e fuoco dopo un incidente catastrofico che ha gettato nel caos più totale la civiltà moderna, ormai trasformata in una violenta anarchia fatta di gruppi indipendenti che cercano di difendere o conquistare i distretti e i dintorni della città. Più che una storia di fantascienza dai toni sanguinolenti, stavolta The Surge 2 vira su una sfumatura decisamente più cyberpunk e post-apocalittica, soprattutto per via delle entità con cui avremo a che fare, tra sette e santoni che praticano il culto della Scintilla, corporazioni che operano in incognito e sostanze illegali smerciate nei bassifondi.

Temi che in questi anni sono stati decisamente abusati, ormai contiamo decine di titoli che ne approfittano, e The Surge 2 non fa altro che riproporli senza eccellere in nessuno ambito specifico. I cliché sono troppi, si è anche andato a perdere il valore aggiunto dal protagonista della prima avventura, Warren, un paraplegico che ritrovava la mobilità proprio grazie agli innesti robotici. Stavolta possiamo decidere noi le caratteristiche fisiche del nostro personaggio, sesso compreso, ma è una personalizzazione (peraltro scarna) che non aggiunge nulla di veramente concreto a trama o gameplay, neanche tramite la scelta del suo background.

Risvegliati dal profondo coma in cui versavamo, siamo liberi di esplorare e comprendere cosa sia successo alla metropoli di Jericho, ormai un futuristico far west. A seguito del disastro generato dalle nanotecnologie, la regola del più forte regna sovrana, e dovremo applicarla al più presto per farci largo tra i tanti nemici presenti nella rinnovata mappa, decisamente più ampia rispetto al passato. La progressione segue i modi che già conoscevamo, e ci ritroveremo dopo poco tempo a passare dalla semplice tuta con cui siamo stati ricoverati a diventare dei veri e propri Robocop armati di tutto punto, con tante alternative a disposizione.

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L'originale sistema per appropriarsi di armi e armature altrui torna in grande e sanguinolento stile.

Gli innesti tecnologici che ora abbiamo in corpo ci permettono di gestire armi e armature in modo calcolato e profondo, già dopo un paio d'ore in cui l'inventario si popola di diversi tipi di pezzi e categorie, da combinare a piacimento per trovare la build più utile allo scenario con cui faremo i conti. È l'energia del nostro nucleo che limita l'utilizzo di pezzi troppo potenti e tutti insieme, che vanno quindi gestiti al meglio per sfruttarne il più possibile. Riuscendo ad unire più pezzi dello stesso set si ottengono bonus che vanno implementati alle statistiche di attacco, difesa e cambio di status. In più, stavolta, abbiamo un piccolo amico a farci da spalla nella battaglia, un piccolo drone volante che possiamo richiamare ed equipaggiare a piacimento. Il drone gioca un ruolo interessante: possiamo usarlo per attirare i nemici a noi, per curarci o anche per lasciare dei graffiti agli altri giocatori, segnalando minacce e segreti nascosti, molto utile.

Il sistema di recupero dell'equipaggiamento dei nemici si conferma essere il punto di forza di tutta la produzione. L'implementazione, già notevole nel primo episodio, funziona fluidamente durante i combattimenti, nei quali potremo mirare ad una parte del corpo specifica per poi amputarla una volta ridotto in fin di vita il nemico, e fare nostro l'upgrade. Il controllo è deputato allo stick analogico destro che si comporta egregiamente, senza complicare e ostacolare le mosse che abbiamo in mente. Torna poi anche la terza barra oltre a vita e stamina, quella della batteria, da tener d'occhio quando vogliamo approfittare dei vantaggi degli innesti per recuperare energia o indebolire i nemici.

Un sistema che funziona e spicca per varietà di soluzioni e situazioni proposte, nonostante un design non sempre raffinato, ma che riesce ad essere appassionante nell'ottimizzazione delle build o nel superamento di scenari dove l'impianto giusto farà la differenza tra la vita e l'ennesima morte. Non abbiamo poi riscontrato squilibri nell'utilizzo dell'una o dell'altra arma, e c'è spazio per il gusto del giocatore nello scegliere l'archetipo che trova più adatto a sè. Altro punto forte, infatti, è la quantità di strumenti offensivi e difensivi a disposizione, che stimolano il giocatore ad un farming sì ripetuto e leggermente ripetitivo, ma appagante quando si completa un set o si riesce a potenziare al massimo.

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Ogni arma ha il suo move-set specifico, che si rifà ai soliti archetipi che già conosciamo: martello, lancia, due spade...

Dopo diverse ore di gioco si capisce come The Surge 2 non abbia cercato di calcare la mano sulle meccaniche da souls-like oppure di evolverle, anzi sembra quasi averle tralasciate a favore di un ritmo più rapido e caotico rispetto a quello compassato del predecessore, e delle opere da cui trae ispirazione. Il level design, per quanto non risulti alla lunga pienamente convincente, favorisce la rapidità nella sequenza degli scontri, frapponendo poco spazio tra un nemico e il successivo, spesso anche esagerando tra la loro quantità e la distanza verso la prossima MedBay, che fanno da checkpoint dove poter spendere gli scarti tecnologici.

Le variazioni del combat system si contano sulle dita della mano. Come da copione, tutti gli scontri, se presi alla leggera, possono essere fatali, e bisogna tener conto delle diverse variabili in gioco per eventuali vantaggi o svantaggi, come l'equilibrio, che cambia di molto in base alla stazza del nemico e dell'arma che usate. Tra move-set e archetipi ogni strumento ha i suoi tempi e i suoi spazi, e morire un paio di volte in più è semplicemente istruttivo per il prossimo tentativo. Quello che però non ci è piaciuto è l'IA dei nemici, incapaci di sorprenderci o semplicemente di difendersi come si deve, ad eccezione di un paio di tipologie con abilità speciali.

Fatta eccezione per qualche cambiamento nell'interfaccia, rimasta però caotica, le meccaniche sono praticamente le stesse del primo, e si vede che le innovazioni più tangibili sono gli stimoli del level design che ci spingono ad agire diversamente dal passato. A posteriori, The Surge 2 si allontana ancora di più dalla formula originale, più facilmente accostabile ad un action che integra degli elementi souls-like, piuttosto che un Dark Souls in chiave futuristica come invece era, o meglio cercava di essere, il predecessore.

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Il motore di gioco non ha fatto grandi passi in avanti e sembra invecchiato male. Diverse imperfezioni sono ricorrenti e la qualità generale non stupisce.

Peccato però che sul piano della personalità risulti ancora decisamente carente. Al contrario di due anni fa Deck13 ha posto più enfasi sul mondo circostante, cercando di caratterizzare Jericho City e i suoi sopravvissuti tramite una serie di espedienti che, come già detto in apertura, si riducono a cliché tipici del genere Cyberpunk e post-apocalittico. Questo permette qualche variazione al tema sci-fi aggiungendo toni mistici e sacrali ai dialoghi, soprattutto nella parte iniziale quando abbiamo a che fare con la (solita) setta che millanta la salvezza dal decadimento, ma non c'è davvero nulla di emozionante e sorprendente. I discorsi che affrontiamo sono piatti e banali come gli interlocutori, per non parlare delle quest che li coinvolgono, in cui dobbiamo interpretare il solito ruolo di fattorino o killer. Più in generale si avverte una mancata cura dei momenti e degli hub dove incontriamo gli NPC con il quale relazionarci, scarni e statici al punto da ricordare titoli di una generazione fa.

Questo accade sia a livello di esperienza sia a livello tecnico, che appare inspiegabilmente peggiorato rispetto al primo The Surge. La modalità grafica che predilige il dettaglio rispetto al framerate non salva la situazione, essendo chiaramente sfavorevole agli alti ritmi dei combattimenti. Se l'aggiornamento tardivo delle texture (e qualche crash) possono essere imputabili alla versione "prematura" del gioco e facilmente risolvibili con una futura patch, la modellazione sembra essersi impoverita con il tempo, forse messa in secondo piano per favorire le dimensioni totali della mappa. Anche questa però alterna scenari interessanti a luoghi dove gli elementi di scena sembrano accozzati in un aggregato confusionario e decisamente poco suggestivo. Tra interfaccia che propone decine di icone tutte insieme e scenari inutilmente pieni di elementi, The Surge 2 non riesce a mettere insieme uno scenario coerente e a fare proprio uno stile efficace e distintivo.

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I combattimenti sono sempre molto cruenti, tra smembramenti e sangue a fiotti.

Il level design è sicuramente superiore al primo, ora si articola in maniera decisamente meno lineare facendo leva su mappe più verticali e ramificate, dove scorciatoie, corridoi, rampini e addirittura ascensori gravitazionali ci permettono di spostarci tra una zona e l'altra senza dover affrontare ogni volta gli stessi nemici, a vantaggio della progressione. Jericho City si dipana tra sobborghi ed altre strutture che, per quanto mal caratterizzati, variano molto tra un livello e l'altro come aspetto e minacce, anche questo a contribuire alla profondità nella scelta dell'equipaggiamento più adatto.

The Surge 2 alterna alti e bassi durante tutta l'avventura. Il buon combat system, abbastanza fluido e capace di divertire con le meccaniche di recupero dell'equipaggiamento, ben si fonde con lo sviluppo del personaggio profondo e strategico, ma hanno come contraltare una trama e una narrazione abbozzata, di livello decisamente scarso, che passa presto in secondo piano. Il nuovo approccio al level design fa un buon lavoro nell'estendere i confini della mappa e dà un ritmo più rapido e personale, ma si generano anche situazioni estremamente concitate in cui si rischia di rimanere troppo a lungo incastrati, fino alla noia. Per questi motivi The Surge 2 non può certo competere con i campioni del genere souls-like.

Tuttavia, il gameplay di buona fattura può rappresentare una buona sfida per gli appassionati che cercano un nuovo action-rpg dopo aver terminato Sekiro, dove spendere tempo e pazienza per battere gli ostici boss e costruire la build perfetta, magari in attesa di NiOh 2.

7 /10

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Riguardo l'autore

Michele Sollazzo

Michele Sollazzo

Redattore

Provenendo dalla leggendaria regione del Molise, non poteva fare a meno di vivere avventure in mondi virtuali. Dopo un'infanzia vissuta tra gli arcade dei bar diventa adulto firmando petizioni per far uscire Shenmue 3. Ora è passato a Outcast 2.

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