Sognando The Last of Us 2 - editoriale

Cosa dobbiamo aspettarci dal sequel del capolavoro di Naughty Dog?

Molti di noi avevano lasciato The Last of Us più di sei anni fa, dopo aver assaporato un finale pericolosamente vicino al limite della perfezione, una sequenza che avrebbe scoraggiato persino il miglior sceneggiatore al mondo di fronte alla semplice prospettiva della stesura di un sequel. Ma non i ragazzi di Naughty Dog.

Eccoci qui, dunque: The Last of Us Part 2 ha finalmente una data d'uscita fissata per il 21 febbraio 2020, nel cuore di una stagione che si prospetta come una fra le più incredibili nella storia del mercato dei videogiochi, essendo affiancato da decine di imponenti colossi assetati di vendite e successi internazionali. Ellie, tuttavia, sembra non temere alcun rivale.

I tempi di sviluppo sono quelli del kolossal, e la scelta di saltare un evento di grande scala come l'E3 2019 sta pian piano generando i suoi frutti. Molti avevano accusato l'ultima presentazione di aver messo in scena un gameplay scriptato, minuziosamente studiato per gonfiare le aspettative. Ma i segmenti di giocato emersi dallo State of Play sembrano voler lasciare poco spazio all'immaginazione, confermando una profondità dei sistemi che, apparentemente, si pone anni luce avanti rispetto alla concorrenza.

L'unico elemento discutibile, probabilmente, risiede nella scelta di aver mostrato un Joel che era l'oggetto del desiderio della maggior parte dei fan. Sarebbe un po' come se, durante il trailer d'annuncio di God of War, Santa Monica avesse alzato il sipario sulle Lame del Caos, gettando al vento il potentissimo effetto sorpresa che abbiamo assaporato vivendo l'avventura in prima persona, quando ci siamo improvvisamente trovati al cospetto di Athena

D'altra parte, risulta difficile criticare prematuramente una software house che ha riservato un tale livello di cura alle espressioni facciali dei suoi protagonisti, corrucciando la fronte di Ellie al punto da bucare lo schermo e plasmando lacrime tanto vivide stringere il cuore degli appassionati. A prescindere dal contesto, quello di The Last of Us è un universo che mette al centro del palcoscenico l'umanità in quanto tale, la profondità delle relazioni e la potenza dei sentimenti.

Così, nel rispetto della tradizione della letteratura classica, la storia di sopravvivenza sembra voler cedere educatamente il passo ad un racconto di vendetta, sapientemente intarsiato nel paradigma del romanzo di formazione. L'atto di coraggio dimostrato dagli autori mettendo in scena un bacio omosessuale in un'epoca di assalto ingiustificato al 'buonismo' e di grande chiusura mentale, infatti, diventa il pretesto perfetto per scatenare nel mondo la nuova anima della protagonista, una giovane valchiria forgiata dallo sguardo disilluso di Joel.

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L'impressionante apertura degli orizzonti è l'elemento che più di ogni altro fa volare la fantasia. Quale struttura dobbiamo aspettarci dall'opera?

Certo, speculare su un trailer di un minuto e mezzo è quasi un suicidio, ma non potevamo esimerci dal mettere sotto la lente d'ingrandimento le poche certezze emerse dalla presentazione. La vendetta, dunque, sembra proprio diventare il motore alla base della vicenda, egregiamente sostenuta da tutti i piccoli strascichi portati dal capitolo passato.

In qualche sequenza, infatti, si può scorgere Ellie mentre indossa una maschera protettiva, pertanto è plausibile supporre che la notizia della sua immunità al parassita sia tutt'ora un segreto da svelare, custodito gelosamente dalla combattiva ragazza. Anche se, a dirla tutta, siamo convinti che ciò che abbiamo visto sia solamente un gioco di prestigio di Naughty Dog, un amo gettato nell'oceano per farci pacatamente intuire una deriva narrativa tangenziale, nascondendo ai nostri occhi il cuore della vicenda.

Il pretesto della morte di Dina per spingere Ellie ad inseguire strenuamente un gruppo di superstiti sembrerebbe piuttosto blando, ma è anche vero che l'impostazione dell'intreccio alla base di The Last of Us non ha mai cercato di ingrovigliarsi più di tanto, trovando i suoi punti di maggior forza proprio nei confini della semplicità, come nella dicotomia fra le figure Tommy e Joel.

È vero: già a partire da domani sapremo molto di più riguardo la struttura del gameplay, l'impostazione del world design ed altri elementi dell'opera, eppure siamo rimasti storditi dall'apparente rivoluzione introdotta da Naughty Dog. A prescindere dalla presenza dei nuovi infetti, dal dettaglio tecnico dietro le armi da fuoco e dalla straordinaria cura per le animazioni, è stata proprio la gestione della scenografia a lasciarci di stucco.

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I sistemi che sorreggono le animazioni ed il gameplay hanno spinto il dettaglio estetico molto, molto vicino al limite dell'attuale generazione. Il gameplay era registrato direttamente da PS4 Pro.

Orizzonti ampissimi, stagioni che si susseguono, cavalli e veicoli di fortuna, panorami post apocalittici e ampie aree navigabili si sono armoniosamente alternati agli stretti e claustrofobici corridoi tipici della proprietà intellettuale. Il messaggio che traspare dalle scelte fotografiche è quello di un'apertura persino superiore al passato, capace di coniugare il seme della scoperta con la più tradizionale esperienza survival, oltre che gli elementi stealth con l'impatto visivo delle classiche cartoline mozzafiato.

La dinamica delle ferite sui corpi dei nemici rappresenta qualcosa di mai visto prima, e l'intera gestione del sistema di combattimento sembra volersi ritmare attraverso gli affannosi sospiri della protagonista, sempre sull'orlo del baratro e impegnata prima di tutto a vender cara la pelle. Le cicatrici si accumuleranno una dietro l'altra, in un vortice di duelli all'ultimo sangue e scontri a fuoco che vogliono spostare ancora una volta l'attenzione sul lato più oscuro dell'istinto di sopravvivenza.

In effetti, non è né dall'ambientazione né fra i meandri della tecnica che nasce un The Last of Us. Dobbiamo ammetterlo, la chiusura dell'episodio precedente è stata talmente efficace da farci dimenticare per anni l'ipotesi di un sequel diretto. Ma quando ci si perde nelle smorfie di Ellie, intenta ad estrarsi una freccia dalla spalla, o nell'inaspettato sguardo di un eroe invecchiato e volenteroso di tornare lottare al nostro fianco, non si può fare a meno di rimanere ipnotizzati di fronte allo schermo, contando le caselle del calendario che ci separano dal prossimo febbraio.

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Se andate da un 3D artist e gli chiedete cosa lo spaventa di più del suo lavoro, vi risponderà senza dubbio che sono le mani. Bene, in Naughty Dog non hanno paura neppure di quelle, men che meno delle espressioni facciali.

Ve lo diciamo noi: sono esattamente 149. È inutile girarci intorno, per Sony si prospetta la seconda chiusura generazionale consecutiva al limite dell'impeccabile, fra un Death Stranding, un Final Fantasy VII Remake, un The Last of Us Part 2 ed un Ghost of Tsushima che promettono di spingere al massimo le ultime ore di PS4, salutando quest'era gloriosa con qualche strabiliante fuoco d'artificio.

E Naughty Dog, in particolare, si presenta ancora una volta di fronte al pubblico come una fra le più grandi innovatrici tecniche nel panorama del medium, mettendo in scena meccaniche ed animazioni talmente spiazzanti ed elaborate da aver fatto nascere, persino fra gli addetti ai lavori, più d'un dubbio riguardo la veridicità della proposta.

Mani tremolanti, voci spezzate, ferite palpabili e giochi di sguardi, invece, vogliono dimostrare con prepotenza il nuovo traguardo artistico raggiunto dalla software house. Ma non solo: mirano anche a scatenare in tutti noi quella rabbia e quella fame che già in passato ci hanno spinti a desiderare di poter attraversare il limite dello schermo, per offrire una mano o una semplice parola di conforto a personaggi che, pur rimanendo evidentemente artificiali, mostrano nelle pupille sofferenti il luccichio tipico dell'animo umano.

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Riguardo l'autore

Lorenzo Mancosu

Lorenzo Mancosu

Redattore

La fiamma per i videogame nasce quando a 3 anni subito il battesimo del fuoco col Super Nintendo. Ex QA tester, oggi è diviso tra la giurisprudenza e una comunicazione che non è solo quella delle proprie opinioni.

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