The Great Perhaps - recensione

L'atmosfera conta, ma non è tutto.

La corsa allo spazio ha sempre affascinato l'uomo e spesso è stata teatro di sfide tra superpotenze, che hanno fatto a gara a chi raggiungeva il traguardo più prestigioso. Se la memoria non ci inganna fu l'Unione Sovietica ad addentrarsi per la prima volta oltre la stratosfera ma gli Stati Uniti vinsero la corsa mettendo piede sulla Luna.

Ora la sfida si è placata, almeno per il momento, perché la corsa a Marte è dietro l'angolo e ai sognatori non rimane che affidarsi ai videogiochi. Proprio in questi giorni l'espansione Beyond di No Man's Sky ha raggiunto nuovi confini, grazie anche e soprattutto al supporto VR, ma esistono progetti meno ambiziosi che ci permettono di vivere affascinanti avventure spaziali.

In realtà di affascinante l'avventura di Kosmos, il protagonista di The Great Perhaps, non ha molto. Durante una missione volta a prolungare il funzionamento di una stazione orbitante, il malcapitato cosmonauta russo è testimone diretto di un evento catastrofico. Una misteriosa esplosione sul suolo terrestre taglia ogni tipo di connessione con la base, e le successive eruzioni vulcaniche fanno svanire ogni speranza che qualcuno sia sopravvissuto.

Kosmos è solo, non ha più nessuno e dopo un sonno criogenico di 100 anni chiede alla sua unica compagna di viaggio, l'Intelligenza Artificiale L9 (velato omaggio ad Hal 9000 di 2001: Odissea nello Spazio) di togliere l'ossigeno dalla stazione. Vuole farla finita. Sua moglie e sua figlia non ci sono più, e non ha più nulla per cui vivere. Sfortunatamente L9 non è stata programmata per attuare un simile protocollo e non rimane che un'opzione: tornare sulla Terra per tentare di capire cosa diavolo sia successo.

Dopo aver caricato l'I.A. nel suo equipaggiamento, Kosmos scende su un pianeta ormai ridotto in macerie. L9 lo avverte che nel giro di 1000 chilometri viene rilevata la presenza di un solo essere umano, una notizia non particolarmente buona ma comunque meglio di niente. Da quel momento inizia un'avventura che miscela con un ritmo piuttosto lento elementi puzzle e platform. Lo stile grafico è piacevole, disegnato a mano, e ricorda vagamente quello di XXX. Le interazioni con l'ambiente circostante sono invece molto semplici e hanno un vago richiamo a Limbo e soci.

L'elemento portante del gameplay di The Great Perhaps risiede in una lanterna di cui verrete in possesso dopo pochissimi minuti di gioco. Il suo misterioso potere vi permetterà di viaggiare nel tempo, visitando i luoghi distrutti in cui vi trovate ma in un'altra epoca. Non è una trovata del tutto nuova e come potete immaginare gli sviluppi in termini di gameplay sono molteplici.

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La durata dei viaggi nel tempo è limitata. Durano circa 15 secondi ma il potere della lanterna si ricarica piuttosto velocemente.

Un passaggio ostruito nel presente può diventare accessibile nel passato; in una delle due epoche potreste trovare un oggetto che vi tornerà utile nell'altra ma attenzione, perché anche i pericoli a cui andrete incontro dipenderanno dal "momento" in cui vi trovate. Una linea della metro abbandonata sulla Terra post-olocausto diventerà improvvisamente attiva nel passato, aumentando ovviamente il rischio di farvi finire sotto il convoglio. Allo stesso modo, un ponte su cui state camminando nel passato potrebbe non esistere e il brusco ritorno al presente potrebbe concludersi con un tuffo mortale.

Caligari Games ha utilizzato il cliché dei viaggio nel tempo in maniera piuttosto efficace, anche se non particolarmente originale. Se vi siete già imbattuti in giochi simili gli enigmi che affronterete non saranno una sfida particolarmente ostica. The Great Perhaps eccelle però nel far sentire il giocatore al centro di una storia desolante e apparentemente senza speranza, in fondo alla quale però brilla un lumicino di speranza. Grazie alla "lanterna magica", Kosmos riuscirà a scoprire cos'è successo o addirittura a cambiare il corso della storia?

Le risposte a queste domande arrivano fin troppo presto. Spesso i giochi come The Great Perhaps soffrono le gravi carenze di budget del team di sviluppo e la prima cosa a farne le spese è la longevità. Nel caso di The Great Perhaps, l'epilogo non impiega più di un paio d'ore ad arrivare, un tempo assolutamente insufficiente a dare uno svolgimento esaustivo all'intrigante premessa narrativa iniziale.

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Nel gioco ci sono svariati riferimenti alla storia e alla cultura sovietica, ma anche richiami alla cultura pop.

Un'ultima nota prima di chiudere: The Great Perhaps non è localizzato in Italiano ma la cosa non influisce più di tanto sulla godibilità del gioco perché i sottotitoli in Inglese sono piuttosto semplici e permettono di seguire facilmente la storia. Per una fruizione più consona alle atmosfere consigliamo ASSOLUTAMENTE il doppiaggio in russo: non possiamo ovviamente giudicarne la qualità ma rende sicuramente più affascinante l'avventura.

5 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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