The Sojourn - recensione

Shifting Tides ci dā i mezzi per viaggiare, ma la vera meta č la scoperta di noi stessi.

La prima domanda che ci si deve porre quando s'inizia a giocare ad un puzzle game è molto semplice: cosa stiamo cercando? Il genere può offrire esperienze diametralmente opposte, dall'essere una fonte di relax all'offrire sfide da spremuta di meningi, fino al tenerci svegli la notte. In questo caso l'esperienza è molto più particolare, perché il "rischio" principale nel giocare il titolo dei Shifting Tides è di trovarci dentro noi stessi.

The Sojourn è infatti un viaggio, non inteso in senso spaziale o temporale. È un viaggio introspettivo. Volendolo paragonare ad un'opera d'arte, è come trovare una tela bianca in mezzo ad una sconfinata galleria. Avvicinandoci notiamo una didascalia, che ci spiega che quella tela è vuota perché deve essere lo spettatore a riempirla con le proprie emozioni. Scettici ci si avvicina, salvo poi trovarsi abbagliati dal riconoscere in quella tela sensazioni che consideravamo sopite.

Non si sta urlando alla rivoluzione, The Sojourn rimane comunque un titolo ben inscritto all'interno del suo genere. Tuttavia rimane un tentativo, anche riuscito, di inserire qualcosa in più dei semplici puzzle. Vuole farci pensare, vuole farci riflettere su noi stessi, e l'esperienza totale di gioco riesce a centrare questo obiettivo, pur prendendosi il suo tempo per farlo.

L'esperienza risulta incredibilmente soggettiva, e il tentare di recensire le sensazioni che il gioco regala è qualcosa d'impossibile da fare, perché significherebbe dover cercare di predire cosa ognuno sarà in grado di trovare in questo viaggio. Tuttavia, alcuni chiari ed oggettivi elementi saltano certamente all'occhio.

La grafica è piacevole, per quanto elementare. L'Unreal Engine garantisce una fluidità delle animazioni che si accosta ad una palette di colori molto morbida e l'obiettivo è di rendere dei concetti chiave in ogni livello, senza distrarre il giocatore dalle sensazioni che il livello stesso vuole suscitare.

Le ambientazioni sono ben curate e, per quanto superflue allo svolgimento degli enigmi, vanno a creare un effetto molto suggestivo. È consigliato il giocare con le cuffie, perché la colonna sonora e gli effetti rendono il tutto ancora più immersivo, portando a godersi al 100% l'esperienza di gioco.

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Ecco l'inizio vero e proprio del nostro viaggio. Una volta trovata l'illuminazione della nascita attraverso il tutorial, inizia il processo di crescita vero e proprio.

La meccanica centrale è l'alternarsi del mondo della luce con quello dell'oscurità. Alcune abilità sono disponibili sono in un mondo o nell'altro, e ogni livello si basa sull'utilizzare correttamente l'alternarsi di queste possibilità. Nonostante non ci sia una suddivisione netta dei livelli e il gioco si vada a sviluppare come un continuum, la struttura a capitoli va a creare delle categorie macroscopiche di enigmi. Ogni nuovo capitolo introduce non solo nuove meccaniche per la risoluzione, complicando il tutto, ma ambientazioni e sensazioni suggerite completamente diverse.

È un gameplay da vivere in maniera rilassata. L'impossibilità di velocizzare la camminata ci porta, in caso di errore, a dover ripercorrere i nostri passi esattamente come li abbiamo fatti: non ci sono scorciatoie per l'apprendimento. La difficoltà è crescente, fino ad arrivare ad enigmi decisamente intricati con decine di elementi diversi da concatenare correttamente. Esiste inoltre un modo di impostare una "difficoltà personale" con sfide opzionali aggiuntive che vanno ad accostare tutti i livelli centrali. Si può scegliere se godere dell'esperienza principale di gioco o mettersi DAVVERO alla prova.

Da criticare è però la mancanza di uno sviluppo creativo degli enigmi. Ogni puzzle va risolto in un modo e in un modo soltanto, il che limita da un lato la capacità di pensiero laterale e dall'altro aggiunge la possibilità di risolvere alcuni puzzle "a tentativi", ovvero continuando a provare combinazioni diverse finché non si trova l'unica plausibile.

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Le ambientazioni sono particolarmente varianti e variopinte. I vari passi del processo di crescita sono differenziati tra angusti luoghi di studio e l'impatto con gli spazi aperti.

Il motivo centrale che guida il gioco è quello della crescita. Difficile a dirsi quanto si possa trattare di un'esperienza personale o sia oggettivamente vero, ma The Sojourn rende perfettamente l'idea dello sviluppo cognitivo, con tutti i suoi alti e i suoi bassi.

Ci porta ad esplorare il mondo a gattoni, senza un obiettivo prefissato. L'invito, anche abbastanza esplicito, è l'abituarsi a non tralasciare alcuna sensazione. Serve prendersi i propri tempi, stare a guardare, ascoltare, cercare i dettagli e fermarsi a riflettere.

Non sempre l'esperienza risulta piacevole, il non avere un obiettivo definito può generare frustrazione, come se si fosse alla spasmodica ricerca di qualcosa che sembri non voler arrivare. Dopotutto, questa è la crescita, no? La storia della nostra vita sappiamo com'è iniziata e come si sia svolta finora, ma è impossibile dire a priori come andrà a finire.

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L'aver accettato senza discussioni un insegnamento proveniente da altri, ci ha lasciato con un pesante fardello: la cecità verso il mondo esterno. Spetta a noi imparare a vedere di nuovo.

Nel complesso The Sojourn è un buon titolo. Non un capolavoro ma offre tutto quello ci si aspetta e anche qualcosa di più. Alcuni temi sono trattati molto bene, come l'importanza dell'individualità e di una corretta educazione, altri si perdono un po' in luoghi comuni.

Segue la scia di pietre miliari del genere come Portal e The Talos Principle, abbandonando completamente la componente fantascientifica e lasciando nel fantasy puro il viaggio introspettivo. Piacevole sia per le sensazioni che lascia, sia per il livello di gameplay, è consigliato agli amanti del genere.

7 /10

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