Dragon Quest XI S: Echi di un'era perduta - Edizione definitiva - recensione

Il JRPG perfetto esiste?

Quando poco più di un anno fa recensimmo Dragon Quest XI lo definimmo "un gioco che prende il meglio dai precedenti capitoli e lo inserisce in un contesto esteticamente meraviglioso e curatissimo" e ci rammaricammo della mancata pubblicazione su Switch. Ora che la versione definitiva di quel capolavoro è arrivata anche sulla console Nintendo ci poniamo una domanda: il JRPG perfetto esiste? La risposta più semplice è "no" perché la perfezione è un concetto astratto, un obiettivo a cui si deve puntare ma che al tempo stesso deve rimanere irraggiungibile.

Dragon Quest XI si avvicinava molto all'eccellenza assoluta. Quel 9 profumava molto di 9.5, una cifra che chi segue Eurogamer.it sa non essere permessa in quanto i mezzi voti non esistono. Sarà riuscita questa Definitive Edition a colmare quel piccolo-grande divario per raggiungere l'agognata e rarissima doppia cifra? Se avete già sbirciato a fondo pagina la risposta ve la siete data da soli, ma è ovviamente nostro compito spiegarvi perché quel maledetto 10 non è arrivato neanche stavolta. Prima però è opportuno un piccolo ripasso.

Dragon Quest IX è, come da tradizione per la serie, un gioco indipendente dagli episodi venuti prima di lui. Racconta una vicenda totalmente nuova che vede al centro della scena il Lucente, un bambino nato con un prezioso dono e cresciuto con la maledizione di portarselo dietro. Questa premessa, a dire la verità abbastanza comune nei JRPG, serve a dare il via ad una storia che nell'arco di qualche ora vedrà allargarsi notevolmente il cast di protagonisti, che sarà affiancato da una miriade di comprimari e creature come sempre ideate e tratteggiate dall'inconfondibile stile di Akira "DB" Toriyama.

Niente atmosfere lugubri ma colori a non finire, location mozzafiato e un gameplay classico che rappresenta il perfetto punto d'entrata per chi non si è mai avvicinato alla saga. Al tempo stesso i fan di vecchio corso lo troveranno delizioso, avvincente e difficilmente riusciranno a staccarsi dal controller... pardon, dai Joycon.

Fatto questo doveroso riepilogo delle puntate precedenti concentriamoci sulle novità inserite in questa Edizione Definitiva, che non sono poche. Tra le nuove features spicca ovviamente la possibilità di passare dal gioco con grafica 3D ad una deliziosa versione 2D, che riporta Dragon Quest XI all'epoca dei JRPG a 16 bit. Questa opzione era presente nella versione 3DS del gioco, mai arrivata in Europa, ma su Switch ha tutt'altra portata e vederla su uno schermo sufficientemente grande fa tutt'altro effetto. Ricreare tutto il gioco con mappe bidimensionali e sprite disegnati da zero non deve essere stato facile. Per far sì che tutto filasse liscio il team di sviluppo ha dovuto modificare alcuni elementi di gameplay in base al tipo di visualizzazione scelta.

In 2D ad esempio sono stati reintrodotti gli scontri casuali, assenti nella modalità 3D che fa invece vedere i nemici sul campo concedendo al giocatore la possibilità di attaccarli per primo guadagnando così l'iniziativa. Anche l'esplorazione è ovviamente diversa, motivo per cui alcuni elementi extra come gli scrigni nascosti sono stati riposizionati o eliminati del tutto. Tranquilli però, nessuno di questi interventi ha snaturato il gioco, che è perfettamente godibile in entrambe le modalità.

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Potete cambiare grafica da 2D a 3D (e viceversa) in tutti i luoghi sacri in cui è anche possibile salvare e modificare alcune opzioni.

A proposito di godibilità, alla già generosa offerta originale questa versione S aggiunge ulteriore "ciccia" con alcune missioni inedite dedicati ai differenti personaggi che via via si aggiungeranno al vostro party. Questo vi permetterà di scoprire qualche dettaglio in più su di loro, di esplorare scenari nuovi e anche di guidare in battaglia dei comprimari non proprio "normali". Non diciamo di più, vi lasciamo il gusto di scoprire queste piccole ma gustose aggiunte.

Giocando vi accorgerete anche che anche la splendida colonna sonora ha acquistato nuovo vigore e potenza. Ogni pezzo è stato infatti riarrangiato da una vera ed imponente orchestra e il risultato è maestoso anche quando viene ascoltato dai piccoli altoparlanti del Nintendo Switch in versione portatile. È tuttavia possibile anche ascoltarne una versione nostalgica, con i classici MIDI che fanno tanto retro, a voi la scelta. I patiti di fotografia potranno finalmente salvare i momenti migliori del gioco nell'inedito Photo Mode, che pur non raggiungendo la profondità di quelli visti in altri giochi permette comunque di personalizzare gli scatti facendo mettere in posa i protagonisti, facendoli girare verso l'obiettivo o aggiungendo alcuni filtri. Ovviamente le immagini salvate possono essere esportate e condivise a piacimento.

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L'arrivo di Dragon Quest XI S verrà accompagnato dall'arrivo su Switch dei primi tre capitoli usciti tra il 1986 e 1988.

A corredo di tutte queste novità "maggiori" troviamo un corollario di aggiustamenti forse meno appariscenti ma che rendono l'esperienza Dragon Quest XI ancora più piacevole e comoda. Stiamo parlando di aggiustamenti per accedere più velocemente a determinate schermate e opzioni che velocizzano spostamenti e battaglie. L'aggiunta di una modalità ultra-veloce per i combattimenti risulta ad esempio utile quando si vuole salire di livello con un po' di grinding, mentre un particolare oggetto vi permetterà di chiamare il vostro cavallo da qualsiasi punto della mappa senza dover cercare le dannate campanelle. Su Switch è anche possibile "skippare" i filmati fin dall'inizio (sulle precedenti piattaforme si poteva fare solo dopo averli visti almeno una volta), cosa che risulterà gradita a chi ha già giocato su PS4 o PC e vuole passare subito all'azione.

Tutte queste azioni sono state poi inserite in un menù veloce che potrete aprire in qualsiasi momento con la semplice pressione di un tasto. Ci chiediamo se queste opzioni verranno prima o poi rese disponibili anche sulle altre piattaforme. Per ora in casa Square Enix non c'è stata alcuna conferma... ma neanche smentita. Ciliegina sulla torta, ovviamente, è la portabilità, che vi permetterà di portare questo incredibile JRPG con voi in qualsiasi momento e occasione. Solo qualche anno fa una cosa del genere sarebbe stato un sogno ad occhi aperti.

Le novità introdotte sono molte e anche sostanziose, ma allora perché il 10 non è arrivato? La causa è da ricercarsi nel potenziale tecnico del gioco, che su Switch non riesce ad esprimersi allo stesso livello ammirato su PlayStation 4. Non è tanto la risoluzione a finire sotto processo perché la differenza tra le due piattaforme in questo ambito non è facilmente percepibile (ovviamente parliamo di Switch in modalità docked).

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Nella modalità Missione Estrema potrete selezionare regole che renderanno l'avventura più complessa e bizzarra. Che ne dite degli NPC che dicono bugie?

Il divario si nota però nella qualità delle texture, che sulla console Nintendo appaiono leggermente più sbiadite, e negli effetti d'illuminazione che in alcune occasioni faticano a mantenere la propria dinamicità e appiattiscono l'immagine. Anche l'effetto pop-up sugli oggetti più distanti è maggiormente percepibile mentre nulla da dire sulla fluidità, i 30fps rimangono stabili in tutte le occasioni.

Sono tutti problemi di secondo piano, percepibili unicamente da chi ha avuto occasione di giocare anche le versioni precedenti del gioco e in ogni caso nessuno di essi riesce minimamente a scalfire la sublime giocabilità di questo imponente titolo. Se quanto letto finora, e ai tempi della recensione originale, non è bastato a convincervi dell'acquisto potete provare con un ultimo, insano gesto: scaricare la demo di Dragon Quest XI S disponibile ormai da tempo sul Nintendo eShop. È una versione di prova decisamente corposa che vi permetterà inoltre di portare i salvataggi sul gioco completo. Se anche questo non dovesse bastare significa proprio che i JRPG non sono pane per i vostri denti.

9 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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