Dead by Daylight (Switch) - recensione

L'Entità va a caccia su Nintendo Switch.

Nel 2016, il team di Behaviour Interactive riuscì a conquistare una grossa fetta di pubblico. Le ragioni sono presto dette: sono rari i titoli che invitino a provare il fascino dell'horror in compagnia. E rari sono quelli che riescono a farlo senza sfociare in meccaniche action e arcade (come accadde per Silent Hill: Book of Memories), mantenendo una forte presa su atmosfera, tensione e ambiente.

Dead by Daylight è stato tra i primi a riuscirci, puntando su semplicità e varietà dei personaggi, con un 'multiplayer horror asimmetrico' che lo rende tra i massimi esponenti di un genere che ha tra le sue schiere Friday the 13th, Deceit e Depth.

Nel 2017, con le versioni casalinghe, il pubblico si allargò ulteriormente e soltanto adesso abbiamo a disposizione una versione per Switch. Parliamo dunque di un titolo che ha ancora una buona presa sui videogiocatori, che cerca di attrarre nuova utenza arricchendo il suo cast e i suoi scenari, che però a onor del vero si porta dietro alcuni grossi difetti costitutivi, dovuti a una meccanica di gioco pensata - a monte - come due gameplay molto differenti. Introduciamo dunque il gioco, per chiarire questi punti, per poi concentrarci su cosa questa versione per Nintendo faccia meglio (o peggio).

In Dead by Daylight potremo giocare come Sopravvissuti, oppure come Killer; un 4 vs 1 dove quest'ultimo ha la forza bruta dalla sua. La caccia avviene in un'arena creata da una misteriosa Entità che si nutre di speranza - su cui investiga Benedict Baker, personaggio non giocante che troveremo citato più volte nella descrizione di oggetti e altri elementi dell'interfaccia. Le mappe di gioco fanno capo a 13 regni, con 32 varianti semi-procedurali in totale. Si va dalla villa nipponica alla fattoria infestata dai corvi, dai laboratori alle scuole abbandonate: una varietà che soddisfa grazie anche alla presenza di mappe e personaggi estrapolati da franchise fin troppo noti.

Infatti, tra i Sopravvissuti, oltre ai personaggi originali potremo trovare per esempio due dei protagonisti di Stranger Things: Steve 'daddy' Harrington e Nancy Wheeler. Per contrappasso, tra i Killer troviamo il Demogorgone, e tra le arene il laboratorio di Hawkins infestato dal Sottosopra. Non mancano altri vecchi amici, estrapolati anche da frange dell'horror più comiche e metanarrative: da Ash (nella versione di vs. Evil Dead) a Ghost Face (Scream), passando per l'arena dedicata a Saw l'Enigmista. Ma attenzione, queste chicche sono spesso DLC a pagamento, insieme ad altri set di accessori estetici.

Il gioco dei Sopravvissuti, con visuale in terza persona, consiste nel tentativo di fuggire dall'Arena. Si dovranno attivare cinque generatori (con un minigioco di precisione che se fallito rivelerà la nostra posizione al Killer). Collaborando quest'operazione sarà velocizzata. Dopodiché si dovranno aprire dei cancelli elettrificati o in alternativa, se si è l'ultimo superstite, cercare una botola speciale per fuggire. Ci si può acquattare e nascondere dentro gli armadi; si possono abbattere ostacoli nel caso si fosse inseguiti; si può scattare e si possono utilizzare stratagemmi per distrarre il killer (luci, abilità personali).

Se un alleato è catturato, questo può tentare di divincolarsi ma è consigliato salvarlo e curarlo. In caso si venga catturati più di una volta, la morte è quasi immediata. Avere una squadra versatile è la chiave per vincere: in lobby non a caso è possibile gestire equipaggiamenti, skill e aumentare di livello, consegnando offerte per modificare la mappa che uscirà, aggiungendo la nebbia oppure ottenendo bonus alle ricompense. L'esplorazione degli scantinati può rivelare strumenti utili, quali medikit e torce elettriche.

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Lo scantinato è il punto in cui l'Entità si fa più forte. Qui è facile morire, ma anche trovare strumenti preziosi.

Il gioco del Killer consiste nel braccare e uccidere i quattro fuggiaschi. Per farlo non sarà sufficiente assalirli con mannaie, bastoni elettrificati o qualunque sia l'arma prediletta dal mostro utilizzato. Li si dovrà prima abbattere, poi raccogliere e appendere ad un gancio: qui l'Entità provvederà a ucciderli lentamente (ammesso che non riescano a fuggire). La visuale è in prima persona, il passo è lento ma l'attacco può essere sferrato con un piccolo scatto d'affondo, con maggior gittata.

Per trovare i sopravvissuti nascosti, il giocatore dovrà tendere le orecchie e imparare a leggere le macchie rosse sparse in giro, non proprio sangue, ma l'equivalente visivo delle tracce che si lasciano sfuggire. Non mancano inoltre abilità specifiche, a seconda del mostro scelto che, come i giocatori, può fare level up. Questi bonus spaziano dalle skill sensoriali a quelle di movimento e attacco, dalla capacità di piazzare trappole ad altre modifiche all'ambiente di gioco e ai generatori, che possono essere danneggiati rallentando così la fuga dei giocatori.

L'interfaccia è molto semplice e facilmente leggibile. Si sceglie quale tipo di gioco si preferisce, si seleziona un personaggio e lo si modifica, dopodiché si da il via per cominciare la sessione. Ci sono degli obiettivi giornalieri, che danno punti in game da spendere per l'upgrade dei personaggi (molto profondo e pieno di diramazioni), ma c'è anche un negozio in cui è possibile spendere tanto le valute di gioco, che quelle reali, per elementi di semplice estetica o personaggi. Tutto questo è in sintesi Dead by Daylight, un nascondino reso affascinante dal setting e dalla varietà delle situazioni che possono crearsi.

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I Sopravvissuti presentano più di un volto noto. Grazie alla propria resistenza, Ash scampa alla morte con una certa facilità.

Chi si stesse approcciando al titolo per la prima volta tenga presente che il meta è stabilito e se giocare blind ha il suo fascino, studiare la community e le strategie predilette può essere una buona idea prima di andare allo sbaraglio. Niente che non si possa dedurre con il trial & error, comunque, che forse è il metodo migliore per non rubare al gioco il suo rivestimento horror, che ovviamente persiste soltanto finché regge l'immersività. Non mancano strategie di camping e altri comportamenti più o meno tossici creatisi nel corso degli anni, anche se cambiando piattaforma c'è sempre la speranza di un'utenza meno smaliziata.

Prima o poi giunge un certo grado di ripetitività che fortunatamente, in questo caso, è mitigato dalle build - a volte anche tecniche - che possono essere create, tra status alterati e vantaggi specifici, che nelle mani di un giocatore navigato possono cambiare completamente l'esito di una caccia. Da lodare anche il comparto sonoro, dove la vicinanza del Killer è accompagnata da effetti musicali di forte pathos, da cardiopalma. È localizzato in italiano, con buona traduzione. Non c'è alcun supporto cross-play e bisogna ricorrere alla lista amici per gli inviti.

In questo port per Switch si comincia con 10 sopravvissuti (su 19), 9 killer (su 17) e tre pack di accessori estetici. In regalo un abito per Trapper, uno degli assassini originali. Mancano al momento le licenze per Nightmare e Non aprite quella porta, presenti nelle altre versioni.

La chat in lobby è stata rimossa ma non sono stati cambiati altri elementi di gameplay: il gioco è dunque divertente come nelle altre versioni. I problemi sorgono se consideriamo che, oltre al tetto massimo di 30fps, i cali di frame rate sono frequenti; non rompono il gioco ma sono fastidiosi. Non sono rari i caricamenti lunghi con transizioni a scatti; un altro problema evidente che può giustamente rendere tediose le fasi preparatorie.

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L'ultimo Killer del roster è il Demogorgone: può sfruttare i portali del Sottosopra e interferire con la tecnologia (i generatori).

In secondo luogo, il downgrade grafico è sensibile. Bisogna giocare in dock (dove la risoluzione aumenta a 1080p) per non avere l'impressione di star utilizzando un pc a basse prestazioni. La trasformazione rispetto alla modalità portatile non è comunque radicale, nonostante migliori il campo visivo e qualche texture, altrimenti sfocata.

L'antialiasing non fa sempre il suo dovere e la somma di tutto questo, dunque, non giustifica l'attuale prezzo pieno, superiore a quello delle controparti. Tra DLC e abbonamento Online Nintendo (necessario, benché economico), ci sentiamo di mettere in guardia.

Giocando dalla versione 3.2.1 alla 3.2.2 abbiamo riscontrato inoltre anche qualche glitch, uno dei quali (fortunatamente un caso unico) ha impedito al Killer avversario di completare la partita: stavamo fluttuando sopra le sue spalle, dopo esserci liberati da una presa, e dunque non eravamo più localizzabili nell'arena.

Abbiamo concesso l'incontro, colti da un moto di empatia per un mostro assetato di sangue, in lotta contro un ambiente digitale troppo ostile. Sarcasmo a parte, i bugfix ci sono, ma il team di Behaviour è noto per essere comunque molto conservativo in questo senso e non tentare mai rimaneggiamenti drastici.

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Dead by Daylight è una riuscitissima dichiarazione d'amore agli slasher movie.

Chiudiamo con i lati positivi. Non abbiamo avuto problemi di match making, ogni incontro ha avuto inizio senza attese e questo fa ben sperare sull'affezione (e diffusione) della community. Solite note sui vantaggi portable: giocare al buio a beneficio del terrore è più facile.

Peccato che senza una modalità single player questa possibilità non sia sfruttata a pieno, precludendo la possibilità di giocare agevolmente in viaggio. Dead by Daylight offre quindi un'esperienza di gioco multiplayer particolare, divertente sia in singolo grazie al genere di riferimento, sia con un gruppo di amici (con l'ausilio di strumenti esterni per la comunicazione).

Questa versione è consigliata a chi sia davvero sicuro di volersi dedicare al titolo, magari conoscendolo già, non potendo utilizzarlo su altre piattaforme o valorizzando in special modo la portabilità. Agli amanti dei franchise coinvolti e del multiplayer che sappia unire Co-Op e PvP, sicuramente regalerà qualche soddisfazione tale da far considerare un punto in più al voto, ma resta il fatto che non è la versione migliore sulla piazza.

Il voto qui esposto prende atto che è stato fatto giusto lo stretto indispensabile in fase di port, a discapito del comparto grafico, trascinandosi qualche bug di troppo e un prezzo fuori scala che in linea di massima ci costringe a non accogliere, con l'entusiasmo tipico dei primi giorni, questo ritorno in scena.

6 /10

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Riguardo l'autore

Antonino Fiore

Antonino Fiore

Redattore

Classe 1993, in squadra dal 2018. Ha scoperto i videogiochi con i floppy dell’Amiga e da allora vive, sbalzato temporalmente, una generazione indietro. Dalle avventure grafiche agli horror, è un accanito retrogamer e un vorace escapista. Con gli anni ha realizzato d’essere, più che altro, un semplice Homo Ludens. Megaman e Suikoden sono i suoi punti deboli.

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