Trine 4: The Nightmare Prince - recensione

La magia non è andata persa.

Dopo essersi allontanato per qualche tempo, dedicandosi a progetti di diverso stampo, il team finlandese Frozenbyte è tornato al suo primo amore: Trine. L'obiettivo dichiarato era quello di riportare la serie al livello dei primi due capitoli dopo una terza uscita decisamente sbagliata sotto molti punti di vistra. Per riuscirci gli sviluppatori hanno ascoltato i fan, desiderosi di dare il loro contributo alla rinascita della saga.

Dopo aver giocato e finito questa nuova avventura, possiamo dire che l'obiettivo è stato centrato. Trine 4: The Nightmare Prince si appoggia sulle solide fondamenta dei suoi predecessori, ma ne eleva la qualità con pochi e mirati "innesti". Dimenticate il passo falso di Artifact of Power e gettatevi con tutto l'amore che potete nelle nuove scorribande di Amadeus, Pontius e Zoya.

I protagonisti sono rimasti gli stessi. Abbiamo il trio che tutti i bambini cresciuti a pane e D&D hanno sempre sognato: Amadeus un mago abile ma un po' indolente e pasticcione, Pontius un cavaliere senza paura ma con una discreta passione per il cibo ben condito e infine Zoya, una ladra dal cuore d'oro che assomiglia ad uno dei personaggi di Assassin's Creed.

Chi ha già avuto modo di conoscerli, sa bene quanto le loro abilità siano utili a superare situazioni apparentemente senza via d'uscita. Amadeus può far levitare gli oggetti e all'occasione far apparire delle provvidenziali casse da usare in vari modi. Pontius e la sua possente spada possono falciare qualsiasi nemico ed oggetto gli si pari davanti, mentre il fido scudo ha questa volta dei nuovi assi nella manica. Zoya è agile e con il suo rampino può raggiungere vette altissime, creare ponti e attivare meccanismi. Ha inoltre un arco che nelle sue mani diventa uno strumento chirurgico.

Il gioco fa di tutto per mettere a proprio agio anche chi non ha mai giocato un precedente capitolo di Trine. I primi tre mini-capitoli sono dedicati ad ognuno dei tre personaggi e fungono da tutorial per le loro abilità. Solo quando i tre si ritrovano insieme però il loro potenziale viene espresso al massimo. Chi vuole giocare in singolo può passare facilmente da un protagonista all'altro con i tasti dorsali del controller, cosa non necessaria se deciderete invece di giocare in coop.

Trine 4: The Nightmare Prince supporta questa modalità sia in locale che online fino a quattro giocatori. Come dite? I conti non tornano perché ci sono solo tre personaggi? Nessun problema, è stata inserita un'apposita modalità che toglie qualsiasi limite e permette anche di formare squadre composte da personaggi tutti uguali.

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Come sempre la combinazione dei poteri dei tre protagonisti è essenziale per venire a capo della maggior parte dei puzzle.

La saga degli Avengers ci insegna che il team migliore è anche quello più eterogeneo, ma il bello di Trine 4 risiede proprio nella sua versatilità. Frozenbyte ha riposto particolare cura nel design dei livelli, facendo in modo che i puzzle e le sezioni platform in essi contenute possano essere risolte in molti modi diversi. Gli stessi livelli cambiano a seconda che si giochi da soli o in multiplayer, aggiungendo o togliendo dettagli utili agli avventurieri solitari ma ridondanti per chi ama viaggiare in compagnia.

Questo risolve in buona parte uno dei problemi che aveva afflitto la serie fin dagli albori. Anche nel secondo capitolo, considerato finora il migliore, era possibile completare buona parte dei livelli con i poteri di base, in particolare quelli della ladra Zoya, il personaggio più over-powered del trio. Questa volta un singolo personaggio non può andare avanti più di tanto perché gli ostacoli che si troverà a fronteggiare richiederanno soluzioni ben più estrose e complesse.

Sono stati aggiunti svariati nuovi elementi, che contribuiscono a rendere gli enigmi molto più complessi e strutturati che in passato. Si inizia con il freno a mano tirato, con ostacoli abbastanza canonici e semplici da superare. Andando avanti però entrano in gioco fattori magnetici, poteri elementali, fluidi corrosivi e via dicendo... tutti elementi che richiederanno una mungitura più costante delle vostre meningi.

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Un po' Harry Potter, un po' Nightmare Before Christmas e Sleepy Hollow. Trine 4 propone splendide ambientazioni da fantasy classico.

I poteri concessi al vecchio trio si sviluppano e ramificano con l'accumularsi dell'esperienza raccolta e vanno da nuove tecniche di levitazione per Amadeus a più raffinati poteri da arciera per Zoya, passando per le potenti mosse di Pontius che tornano particolarmente utili durante i combattimenti. Lo sblocco di queste abilità apre in alcuni casi nuove opportunità di interazione, che possono essere sfruttate anche nei livelli già superati.

Oltre ad una incessante serie di puzzle ambientali, i tre dovranno affrontare anche una schiera di nemici partoriti dagli incubi del principe che danno il titolo al gioco. Le sezioni di combattimento sono forse quelle meno ispirate del gioco in quanto, pur concedendo al giocatore la possibilità di affrontarle sfruttando i diversi poteri dei protagonisti, risultano un po' confuse e non suggeriscono un approccio particolarmente ragionato.

Alla fine si finisce quasi sempre per sfruttare la maggiore potenza di Pontius e in caso questo debba passare a miglior vita si passa alle frecce elementali di Zoya. Nel caso uno o due dei protagonisti venga sconfitto è possibile resuscitarlo velocemente rimanendo nelle sue vicinanze per una manciata di secondi.

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Trovare tutti i collezionabili non è impresa facile, ma potrete tornare alle sezioni passate per cercare i pezzi mancanti.

Il livello di difficoltà delle fasi action è decisamente più basso rispetto a quello dei puzzle, un fattore che i ragazzi scandinavi dovrebbero prendere in considerazione in vista di un ipotetico quinto capitolo. Fanno eccezione alcuni combattimenti con i boss, che specialmente in coop diventano piuttosto divertenti. Riuscire a combinare i poteri dei diversi personaggi può velocizzare non poco le battaglie, ma riuscirci nella concitazione della battaglia non è affatto facile.

Graficamente si ritorna al classico 2.5D dopo la pessima incursione nella terza dimensione del precedente episodio. Ciò significa livelli assurdamente ricchi di dettagli, spettacolari da vedere grazie ad un sapiente uso dell'illuminazione e degli effetti particellari, ma esplorabili unicamente lungo gli assi cartesiani.

Il gioco si sviluppa tanto in orizzontale quanto in verticale, dispensando generose dosi di segreti e puzzle sapientemente nascosti. I primi livelli vi daranno l'impressione di poter risolvere tutto e trovare qualsiasi collezionabile senza alcuna fatica ma credeteci, per arrivare al fatidico 100% (e relativo Trofeo Platino su PS4) dovrete sudare ben oltre le proverbiali 7 camicie.

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I combattimenti sono parte integrante del gioco ma, fatta eccezione per alcuni boss, non sono particolarmente avvincenti.

Frozenbyte ha riportato la serie sui binari che gli sono più consoni. Questa nuova avventura non stravolge in alcun modo una formula ormai consolidata (e meno male visti i pessimi risultati dell'ultimo tentativo), ma aggiunge qualche interessante approfondimento nello sviluppo dei personaggi e propone alcune tra le migliori sezioni puzzle-platform dell'intera saga. Si poteva chiedere di più? Probabilmente no, Trine ci piace così e rivederlo in ottima forma non può che farci piacere.

8 /10

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Riguardo l'autore

Daniele Cucchiarelli

Daniele Cucchiarelli

Redattore

Lavora nel giornalismo videoludico da oltre 11 anni. Anche se tutti quelli che lo conoscono gli hanno consigliato di "trovarsi un lavoro serio", resta sempre fedele al suo primo amore.

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