Quanto è eccitante il brivido della sconfitta - editoriale

Sfortuna e gloria, amici.

Scommetto che conoscete quella sensazione, come se il gioco fosse contro di voi. State pescando tutte le carte sbagliate o ottenendo i numeri sbagliati e siete morti. È come se il gioco non volesse che vincessimo o non ci dà alcuna possibilità di farlo. Magari eravamo in cima e adesso dobbiamo cominciare tutto da capo. Magari stavamo per vincere un torneo e non ci siamo riusciti. E la colpa è tutta della sfortuna.

Dio mio. È esasperante, soprattutto se qualcuno tira fuori la storia dell'“oh, che sfortuna!” quando succede. Stronzi! Ma questo concetto di “fortuna”, è presente nei giochi e, segretamente (e non poi tanto segretamente, visto che ne sto parlando) io lo adoro. Adoro la sfortuna.

Non che mi piaccia perdere: non mi avete mai visto alla LaserZone, sono competitivo in modo davvero imbarazzante. Una volta ci sono andato con mio figlio, che all'epoca aveva circa otto anni. Gli ho detto che saremmo rimasti uniti. Gliel'ho promesso. “Tu ed io, figlio mio”. Ma nel momento in cui siamo entrati, me ne sono andato, inseguendo la nebbia finta come un fantasma. “Papà? Papà?” Ho ottenuto il punteggio più alto quel giorno. Ho dato a mio figlio qualcosa a cui aspirare. Quindi non è che mi piaccia perdere, ma mi piace la possibilità che possa accadere.

La fortuna è l'offuscata incertezza tra il giocare e il risultato che si ottiene. È quell'inconfutabile qualcosa di magico che non si può inserire in un'equazione, non facilmente almeno. Avete mai notato come i giochi di ruolo abbiamo una statistica sulla fortuna per i suoi personaggi? E avete mai capito davvero come funziona? Io l'adoro.

La fortuna è ciò che rende il gioco eccitante. Quel pizzico d'imprevedibile magia per cui continui a tornare a giocare. Se già sapessimo di vincere, perché dovremmo giocare? Se il risultato fosse sempre scontato, perché dovremmo provarci? È come guardare una partita di calcio registrata dopo che è già stata disputata: se si conosce il risultato, manca l'eccitazione. E l'eccitazione è l'ignoto.

luck
Ho perso apposta! Voglio solo che lo sappiate tutti.

La sfortuna mi prende continuamente in contropiede nei giochi. Di recente, mi è accaduto con Slay the Spire. Ero lì, che procedevo come una valanga, accumulando carte e reliquie, mi sentivo sempre più forte, quando all'improvviso è arrivato il fallimento. Potrebbe capitare con un boss o con un combattimento andato male, la cosa non è importante. Tutto il mio duro lavoro si è annullato in quello che mi è sembrato un istante (fissavo impotente la mia ultima mano di carte, sperando in un miracolo). Non ho preso le carte di cui avevo bisogno nell'ordine in cui ne avevo bisogno e sono morto. “Oh, che sfortuna”.

Non molto tempo fa, c'era invece Overwatch e il divertimento della mia serata dipendeva dal fatto che entrassi in un gruppo di giocatori amichevoli e abili e che i nostri avversari fossero bravi. E dipendeva anche dal fatto che avessimo gli eroi e le tattiche giuste e se i miei colpi atterrassero i nemici. E, a volte, non era proprio la mia serata. Un brutto team e un cattivo gioco di squadra. “Oh, che sfortuna”.

Ma senza la sfortuna, non avremmo l'altro lato della medaglia. Non avremmo la buona fortuna. E se non sapessimo com'è perdere, non sarebbe altrettanto soddisfacente vincere. Una run fortunata in Slay the Spire è tanto preziosa proprio per la sfortuna che è arrivata prima, e una serata di vittorie e risate in Overwatch è così dolce per tutta la merda che ho sopportato in passato. La buona sorte è davvero ciò per cui continuiamo a tornare a giocare.

C'è una linea sottile, ovviamente. Troppa cattiva sorte la definiremmo “gioco sporco”. “Ma si può davvero vincere?”, iniziamo a pensare. Se si può, allora riproviamo nuovamente. Non è un problema. Se si tratta di una di quelle boss fight che sappiamo già di non poter vincere, e allora andiamo ad allenarci come Luke Skywalker su Dagobah per tornare poi per lo scontro finale, allora bene, lo faremo. Ma se il gioco ci sta facendo perdere per rafforzare una sorta di pigro grinding, o per farci in qualche modo raccogliere soldi, allora non è molto divertente.

Questa è perfetta!

Perché così si riduce ad un semplice generatore di numeri. Sappiamo tutti che ci sono alcune morti che vengono giostrate da dietro le quinte. Ma se è ciò che consideriamo giusto, per quanto brutali possano sembrare i numeri che ci arrivano, ci proveremo. Forse perché ci piace credere nell'eccitante magia dell'ignoto dei videogiochi. Ma ritengo che sia anche perché, come accade su un tavolo da roulette, i numeri potrebbero facilmente andare anche a nostro vantaggio.

È come nella vita. Lo sapete tutti, camminare sotto una scala o rompere un vetro non porterà sfortuna. La sfortuna probabilmente non è neppure una cosa reale, è solo un termine che attribuiamo ad una sfortunata coincidenza. Ma quante volte continuiamo ad osservare quei gesti scaramantici e a rafforzarli?

Nessuno vuole la cattiva sorte, certo. Non è bello che ci accadano cose brutte, e sebbene impariamo moltissimo da esse (io lo so che lo facciamo tutti) spesso affrontarle causa sofferenza, e se potessimo, non sceglieremmo certamente di farle accadere a noi. Ma penso che manteniamo le nostre superstizioni perché vogliamo credere anche nella buona sorte. Ci piace pensare che un giorno potremmo vincere alla lotteria, di qualunque lotteria si tratti, e ci dà quella scossa di speranza di cui abbiamo bisogno, a volte, per andare avanti.

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Riguardo l'autore

Robert Purchese

Robert Purchese

Senior Staff Writer

Bertie is senior staff writer and Eurogamer's Poland-and-dragons correspondent. He's part of the furniture here, a friendly chair, and reports on all kinds of things, the stranger the better.

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