Mutazione - recensione

Mostri? Mutanti? Una “soap opera” che profuma di fiaba.

"Manca pochissimo cetriolino di mare! Affacciati sul ponte, terra in vista!" Spero che non siano tutti così. Non parlo di aspetto, anche se certo quello non aiuta. Non parlerei di bruttezza, non userei di certo la parola mostruoso per definirlo. È diverso, è...come dire? Inimmaginabile, un incontro di colori, forme e accostamenti inaspettati. Sembra tutto apparentemente casuale ma con quel non so che di armonioso che mi attira, mi incuriosisce. Il problema di Graub non è l'aspetto curioso né il fatto che sia un mutante. No, il problema di Graub è l'odiosamente stupido nomignolo che mi ha affibbiato. "Eccoci cetriolino di mare, finalmente casa. Finalmente Mutazione".

Mutazione è il nome dato a un disastro e a una tragedia, dato a un'isola, dato alle macerie e alla comunità che da esse è nata. Il titolo di un'avventura narrativa che il team danese di Die Gute Fabrik ha definito una "soap opera mutante" sminuendo sotto molti aspetti la qualità stessa del loro lavoro. Una comunità che ha iniziato a compiere i suoi primissimi passi 100 anni prima dell'inizio dell'avventura della giovane Kai e che nasce zoppicante e imperfetta dalle ceneri piene di sofferenza e dolore di una precedente.

Benvenuti a Mutazione, una risposta improbabile ma estremamente affascinante alla domanda cosa succederebbe se una località turistica dei tropici venisse colpita da un meteorite? Il Drago Lunare ha colpito non guardando in faccia nessuno, sterminando il grosso della popolazione e spingendo i pochi sopravvissuti a... cambiare. Con il passare del tempo, e con l'emergenza che progressivamente è rientrata, nasce una piccola comunità quasi completamente isolata dal resto del mondo formata da quelli che tutti, di comune accordo, chiamano mutanti.

"Usa pure quella parola, per noi non è un'offesa", spiega immediatamente Graub, l'esuberante marinaio che è l'unico contatto con il mondo esterno e che rappresenta il primissimo approccio di Kai con un mondo estremamente lontano ma in qualche modo connesso nel più profondo dei legami. Il viaggio della quindicenne ha un motivo ben preciso: ricongiungersi al Nonno (con la lettera maiuscola perché tutta Mutazione lo chiama effettivamente così) apparentemente in fin di vita e bisognoso di un aiuto, di una compagnia cara in quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni.

La protagonista non sa assolutamente cosa aspettarsi e noi con lei. "Chissà cosa dicono di noi nel mondo, ci chiameranno mostri", ipotizza Graub, e al di là del Nonno effettivamente l'impatto con l'aspetto degli abitanti di Mutazione non è semplice. Il diverso può spaventare e questa è una delle tematiche portanti dell'intera avventura profondamente narrativa ideata dagli sviluppatori. Convivenza, diversità e conoscenza ma prima di parlare dei pilastri di quest'opera togliamoci immediatamente un sassolino dalla scarpa: l'interattività è molto limitata e tutti coloro che non sono pronti a godersi soprattutto una splendida storia potrebbero storcere il naso.

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I 'mostri' sono tutti in posa e sono meravigliosi.

Nelle circa 10 ore (una run meno scrupolosa può durarne tranquillamente anche 5-6) che abbiamo passato in questo ecosistema alieno ci siamo dedicati soprattutto allo spostamento tra le diverse aree, ai dialoghi a scelta multipla (tutto completamente tradotto in un ottimo italiano) e al... giardinaggio. Avete capito bene, dimostrare il nostro innato pollice verde può essere considerato il minigioco principe di Mutazione e siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal fatto che non si tratti di un elemento aggiunto alla rinfusa ma strettamente legato alla trama, al Nonno e a tutta la comunità.

Nulla di particolarmente complesso o elaborato ma a tutti gli effetti un momento incredibilmente rilassante nella routine delle giornate di una Kai che rimarrà sull'isola per una settimana intera e che per ogni momento del giorno può contare su una serie di appunti annotati sul suo diario personale, appunti che per certi versi corrispondono ad alcuni piccoli obiettivi necessari per far progredire la trama e, a tutti gli effetti, per far scorrere il tempo. Ovviamente è possibile vivere in prima persona solamente quanto indicato dal diario anche se dal nostro punto di vista è fortemente sconsigliato.

Praticamente ogni personaggio, dal mutante più strambo e incomprensibile a quello più simpatico e adorabile ha qualcosa da dire, ha dei problemi da risolvere, ha una vita da portare avanti ed essere un tassello più o meno infinitesimale di quella vita è una delle cose più meravigliose che ci sia. Perché Die Gute Fabrik ci ha messo di fronte a un'opera poco interattiva e fortemente narrativa che non può incontrare i gusti di tutti ma che per quanto ci riguarda ha assolutamente lasciato il segno.

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Il diario di Kai è una raccolta di obiettivi travestiti da consigli.

Tutto grazie anche a un comparto artistico che sfrutta a pieno la duttilità di Unity per plasmare personaggi e mondi fantastici e meravigliosamente disegnati a mano, e a un comparto audio che alterna sonorità appena accennate a tracce rock davvero incalzanti. La software house ha l'incredibile pregio di raccogliere personaggi unici ma soprattutto veri e credibili e di inserirli all'interno di un setting dotato di una propria misteriosa mitologia fatta di tradizioni, misticismo e iconografie che lentamente diventano parte di Kai insegnandole (e insegnandoci) tutti i segreti di Mutazione e dei suoi indimenticabili abitanti.

Come detto già in precedenza parlare di soap opera mutante rischia di sminuire la fiaba moderna che abbiamo vissuto e le storie che così sapientemente ci sono state raccontante. Per quanto il gameplay e l'interattività siano stati messi sicuramente troppo da parte, questo team danese ci ha permesso di coltivare non solo piante ma anche emozioni. Ci ha spinto a conoscere lentamente ogni strano mutante e ad affezionarci anche a quello apparentemente più scontroso.

È così che l'essere più strano e lontano dall'uomo sprizza umanità da ogni poro trasmettendo ciò che davvero significa comunità e quanto la vita sappia atterrire e farci gioire, deluderci e sorprenderci proprio quando tutto sembrava scritto e inevitabile. Perdono e colpa, amore e perdita come facce diverse della stessa medaglia. Una medaglia dal nome vita che, come ci ricorda il meno umano dei mutanti Jell-A scaturisce dal decadimento e dal decadimento trova nuova insospettabile forza e fiducia negli amici che ogni giorno condividono il terreno che calpestiamo e il cielo che speranzosi scrutiamo con il naso all'insù.

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Non meravigliatevi se vi ritroverete a cercare di creare dei giardini sempre più rigogliosi.

Forse un po' amaro, forse un po' malinconico e con una punta di inevitabile tristezza ma in ogni caso è un grandissimo sorriso quello si allarga sul nostro volto mentre guardiamo scorrere lentamente i titoli di coda. È un addio agrodolce, grato per le avventure vissute e le emozioni provate ma con la consapevolezza che è purtroppo arrivato il momento di scrivere la parola fine e di salutare quello sgangherato gruppetto di mutanti che così tanto ci ha fatto appassionare con piccoli, grandi drammi, con la vita di tutti i giorni ma anche con una mitologia sfaccettata, appassionante e densa di misticismo. Un saluto Mutazione! Speriamo sia solo un arrivederci.

8 /10

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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