Warsaw - recensione

La rivolta di Varsavia vista attraverso un RPG.

Il panorama videoludico moderno presenta una così grande varietà che è quasi impossibile non trovare un genere che rispecchi e identifichi le necessità e i gusti di un giocatore. Alcuni titoli nascono per emozionare, altri ancora per competere, e poi c'è chi vuole raccontare una storia. Questo è ciò che ha provato a fare il team Pixelated Milk con Warsaw, con dei risultati però non esattamente positivi. Ma andiamo con ordine.

Varsavia, estate 1944. Le truppe del generale Komorowski sono impegnate nell'offensiva contro l'esercito tedesco, in attesa che le milizie dell'Armata Rossa arrivino a dare man forte. Durante i primi giorni di agosto, l'esercito polacco riesce a ottenere qualche successo ma la resistenza è destinata a spegnersi. Nei mesi successivi il verdetto del Führer è inamovibile: radere al suolo l'intera città senza risparmiare nessuno. Nel giro di poche settimane Varsavia cade sotto i colpi delle divisioni corazzate e dell'aviazione tedesca.

I fatti e i personaggi implicati in questa tragedia rimarranno per anni nella memoria collettiva, a testimoniare le atrocità che la Seconda Guerra Mondiale ha portato con sé. Ricordate bene questi nomi e queste figure, ci serviranno più avanti.

Torniamo adesso a Warsaw, RPG gestionale che si prefissa proprio di raccontare gli avvenimenti di quell'estate del 1944. Il titolo si apre con un breve tutorial che ci illustra, non troppo dettagliatamente, i vari step del gameplay. La sua struttura è, infatti, tripartita: si inizia con una fase gestionale e si prosegue con una più tattica, per arrivare poi alla fase di combattimento vera e propria.

La prima fase si svolge all'interno del rifugio dei ribelli polacchi, in cui dentro possiamo trovare: un reclutatore, per aggiungere altri ribelli alla causa; un'infermiera, che si occuperà di curare e ripristinare la salute dei personaggi feriti; un rifornitore, che si provvede a scorte e armamenti; uno stratega, presso il quale si possono pianificare le missioni; e infine uno storico, il cui compito è redigere un diario per annotare avvenimenti e storie dei personaggi.

Il sistema di reclutamento è anche fin troppo semplice: basta scegliere l'arma a disposizione, l'equipaggiamento e le abilità che il personaggio da reclutare deve possedere. Si potrà optare per skill più difensive e di supporto o per un approccio più offensivo. Il reclutamento è fondamentale per ampliare e rendere più eterogeneo possibile il proprio team ma, soprattutto, per sostituire i personaggi feriti o morti in battaglia (avvenimento che risulta essere permanente). I feriti potranno riposarsi presso l'infermeria e non potranno essere utilizzati in battaglia per un numero variabile di giorni, a seconda del loro status.

La guerra però non si combatte da sola e la permanenza all'interno del rifugio non è di certo infinita. La città va protetta ma, soprattutto, i civili vanno incoraggiati alla resistenza. Ecco perché in Warsaw è fondamentale il morale dei concittadini. Più questo sarà alto, più ricompense e bottini riceveremo dalle missioni. Un morale basso equivarrà, invece, a un supporto inferiore e, quindi, a una possibile perdita di un quartiere, che finirà automaticamente in mano ai tedeschi.

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Il quartier generale della rivolta polacca: il luogo dove vengono progettate tutte le offensive.

Tuttavia il reclutamento non appare fluido e non mostra quel potenziale che, invece, potrebbe avere. I personaggi sono artisticamente tutti troppo simili, non possono essere personalizzati ma vengono pescati in modo casuale. Nessuno di loro ha una benché minima caratterizzazione e di essi ne conosciamo soltanto il nome. Inoltre, non è possibile cambiare equipaggiamento o abilità una volta arruolato un personaggio. Cosa che tende a far diventare quest'attività monotona e ripetitiva, volta solo a creare personaggi che sostituiscano i feriti inviati all'infermeria.

Recandosi dallo stratega è possibile aprire una mappa di tutta la città per vedere quali quartieri siano ancora attivi per la resistenza. Qui è possibile scegliere diverse missioni che, purtroppo, a lungo andare cominciano a diventare ripetitive e sterili. Gli obiettivi spaziano tra il rifornimento di armi e munizioni, al soccorso di ribelli in pericolo, fino all'eliminazione di gerarchi nazisti. Si ha quindi la sensazione di dover svolgere sempre gli stessi compiti, senza ricevere in cambio nessuna informazione in più sullo stato della rivolta.

Selezionando una missione e scegliendo il party da utilizzare si entra così nella fase tattica. La scena si sposta direttamente sulla mappa di Varsavia e sul quartiere che abbiamo scelto per la nostra missione. Attraverso una visuale bidimensionale dall'alto abbiamo la possibilità di scorgere tutti i vicoli e decidere come mettere in atto l'incarico. Muovendoci lungo la mappa noteremo delle frecce che indicano gli obiettivi o i punti di interesse, caratteristica che rende ancora più monotono lo svolgimento degli obiettivi.

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I personaggi secondari sono del tutto anonimi e assolutamente rimpiazzabili.

Basterà, infatti, seguire le indicazioni per completare facilmente quasi tutte le missioni. L'unico ostacolo in questa fase è la presenza di AP, dei punti movimento consumabili che limitano l'esplorazione allo stretto necessario. Una volta esauriti, la missione verrà considerata fallita e il quartiere verrà conquistato dall'armata tedesca. Questo meccanismo risulta essere frustrante e poco utile all'esperienza di gioco, sebbene comunque mantenga un certo realismo nel ricreare l'azione militare concitata.

Tra una missione e l'altra sarà possibile inoltre imbattersi in eventi narrativi a risposta multipla. In base alle scelte prese, potremo avere numerosi vantaggi ma anche degli inconvenienti. Alcuni personaggi possiedono punti in determinati parametri, utili nel risolvere tali situazioni. Tuttavia il gioco non spiega in nessun modo come questo avvenga, ma è possibile scoprirlo solamente con l'esperienza diretta.

Durante la perlustrazione del quartiere ci si potrà imbattere in truppe armate, le quali saranno circondate da un cerchio indicante l'area di osservazione del nemico. Il simbolo di un occhio indicherà la possibilità o meno per quel reparto di individuarci. Una volta entrati nell'area di visibilità del nemico non potremo sottrarci al combattimento. È, quindi, importante saper calcolare le proprie mosse per decidere se proseguire con un profilo più stealth o tentare l'ingaggio.

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Attraverso il controllo della mappa è possibile scegliere se affrontare i nemici o seguire una via più sicura.

La fase offensiva si svolge come un classico combattimento a turni, in cui ogni personaggio può possedere anche più di una mossa per turno. Il tutto è regolato dai punti di stamina di ogni componente del team, che vengono consumati con qualsiasi tipo di azione, sia questa sia un attacco, una cura o uno spostamento. Lo scontro si svolge su una scacchiera virtuale, in cui ogni personaggio e ogni oggetto occupa un preciso spazio. Alcuni attacchi hanno gittata lunga e ampia area d'azione, mentre altri sono ristretti e a corto raggio.

Per questo motivo è molto importante scegliere la posizione di ogni personaggio, in base all'arma equipaggiata e alle abilità che possiede. Ogni ribelle può decidere se attaccare, curare (nel caso abbia abilità di cura) o spostarsi lungo la scacchiera per favorire un attacco o proteggersi dietro un oggetto. L'ambiente circostante, infatti, può essere utilizzato per parare alcuni colpi e proteggersi dalle offensive nemiche. Come i personaggi, ogni oggetto ha dei punti vita: una volta esauriti il riparo viene distrutto. Tra le abilità è possibile, inoltre, utilizzare dei potenziamenti per il proprio team e dei debuff per la squadra avversaria. Tuttavia, una volta esaurita la stamina, il personaggio potrà solamente muoversi o saltare la propria azione. La stamina viene comunque recuperata a ogni turno.

Per quanto il sistema a turni sia ben familiare ai giocatori di RPG, il gameplay di Warsaw risulta ripetitivo e a tratti monotono. Ci ritroveremo spesso con un arsenale limitato, equipaggiamenti sempre uguali e abilità viste e riviste. Inoltre la difficoltà di gioco sembra non essere omogenea. Ogni errore viene punito severamente con la morte dei personaggi o direttamente con un game over.

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In generale il titolo sembra mancare di un intero comparto, come se fosse incompleto. Pur avendo una solida base storica mancano punti cruciali, avvenimenti degni di nota e non c'è alcun riferimento a fatti o persone coinvolte nella rivolta. Ricordate quando parlavamo di Komorowski? Niente riconduce a quegli avvenimenti, se non il lessico polacco e la nomenclatura tedesca.

Manca tutta la parte narrativa, che sia realistica o verosimile. Non c'è coinvolgimento in ciò che si gioca e tutto si riduce semplicemente in un mero gestionale con componenti ruolistiche. La storia, se pur presente, viene tratta con atteggiamento distaccato, il giocatore non empatizza con i ribelli e manca totalmente il momento di immedesimazione tipico del media videoludico. La direzione artistica risulta assente e non si crea quell'aspetto emotivo e coinvolgente che ci si aspetterebbe da tematiche così delicate.

Il tutto non viene di certo aiutato dalla grafica cartoonesca, tuttavia questa non è per forza una nota di demerito, poichè lo stile utilizzato riesce comunque a essere ben chiaro e intuitivo. Nonostante ciò, anche in questo caso non viene favorita la capacità immedesimativa. A questo si unisce una colonna sonora praticamente inesistente, piuttosto di sottofondo e di poco impatto. Il comparto musicale non mira a esaltare i momenti più concitati o più intensi, ma si struttura come semplice accompagnamento secondario.

In definitiva Warsaw è un titolo che ha tanto potenziale ma, per dirla con toni scolastici, "non si impegna abbastanza". Le solide basi storiche permettono ampi margini di creatività che tuttavia non vengono qui sfruttati a pieno. Il gioco risulta più volte, e per più aspetti, ripetitivo, andando a minare un'esperienza di gioco duratura e longeva. Il comparto gestionale risulta interessante e godibile ma la mancanza di una storia ben costruita e la totale assenza di figure cardine rendono l'avventura piuttosto inconsistente e fragile.

5 /10

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Riguardo l'autore

Giulia Migliore

Giulia Migliore

Redattore

Classe '93, è cresciuta a pane e videogiochi. Appassionata alla saga di Final Fantasy, che non ha mai abbandonato, decide di fare del mondo videoludico il suo lavoro e la sua vita. Ricercatrice ossessiva di dettagli, amante del nonsense e delle battute demenziali.

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