Arise: A Simple Story - prova

Emozioni, ricordi e rimorsi in un'avventura tra le pieghe del tempo.

Una luce in lontananza, che spicca alta su una montagna che sembra la meta di un indecifrabile viaggio attraverso l'ignoto. Journey sei tu? Le apparenza a volte ingannano. In uno State of Play che tutti attendevano per i grandi annunci riguardanti The Last of Us: Part II, (arrivati e disattesi con il successivo rinvio di alcuni mesi), molti non si sono lasciati sfuggire un paio di novità indubbiamente meno roboanti ma in grado di spiccare soprattutto per tutti coloro che guardano con attenzione all'universo "indie". Il virgolettato in questo caso è d'obbligo perché di indie questo progetto ha sicuramente il budget e la sensibilità ma è in realtà sostenuto da un piccolo grande colosso come Techland e la sua etichetta Techland Publishing.

Il team polacco conosciuto per lo sviluppo di IP come Call of Juarez, Dead Island e Dying Light è diventato anche publisher facendosi notare in questo ambito soprattutto grazie a Torment: Tides of Numenera e cercando allo stesso tempo di individuare dei progetti di piccole e medie dimensioni degni di nota. Arise: A Simple Story sembra sin dall'annuncio un progetto da tenere d'occhio e grazie a una build di prova possiamo rivelarvi ciò che si nasconde dietro all'affascinante e ispirato trailer ammirato alcuni mesi fa.

La versione provata con mano ci ha mostrato quello che dovrebbe essere l'incipit della nostra avventura e una sorta di hub esplorabile che ospita i due livelli Joy e Away. Il trailer e le poche informazioni condivise dagli sviluppatori spagnoli che formano Piccolo Studio ci avevano fatto pensare a un'opera chiaramente ispirata a Journey e a quel sottogenere di avventure che puntano su emozioni, atmosfera e comparto artistico fuori scala. Una sensazione che dopo poco minuti è stata almeno in parte smentita.

Il focus su atmosfere, emozioni e sulla ricercatezza artistica è assolutamente centrale ma Arise fa indubbiamente meglio di diversi colleghi in un ambito storicamente criticato dai detrattori delle avventure alla Journey: il gameplay. Certo il lavoro di thatgamecompany è affascinante, emozionante, bellissimo da vivere interagendo anche con degli sconosciuti che si incrociano casualmente ma a livello di pure meccaniche c'è davvero poco da dire: si tratta di una sorta di basilare walking simulator.

Non c'è nulla di male in questa impostazione se caratterizzata da un contorno degno di nota ma il gioco di debutto di Piccolo Studio è molto più vicino a un puzzle-platform per peculiarità e per caratteristiche. Dopo un incipit estremamente terreno e realistico che mette subito in chiaro la ricercatezza visiva e sonora e la volontà di toccare le corde più emotive dei giocatori, il nostro protagonista senza nome si è ritrovato in una vasta distesa innevata con solo una luce in lontananza come punto di riferimento.

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Un incipit suggestivo in cui fine e inizio si incontrano.

Un hub ma soprattutto una memoria in cui spiccano i ricordi, i livelli creati dagli sviluppatori. Joy e Away sono evidentemente due ricordi agli antipodi, in grado di mostrarci quanto l'avventura possa variare a livello di ambientazioni e atmosfere. In entrambi ci sono elementi diversi che danno vita a dei puzzle non particolarmente complessi ma decisamente godibili e interessanti. Non sappiamo cosa aspettarci dalle fasi più avanzate ma in ogni dubitiamo che Arise possa delinearsi come un titolo troppo impegnativo. D'altronde la software house spagnola non si è di certo posta questo obiettivo per quanto morire a causa di qualche salto non dotato alla perfezione non sia di certo impossibile.

Attraverso una visuale in terza persona, un mondo di gioco in 3D e una telecamera che si sposta secondo la regia degli sviluppatori, abbiamo saltato, sfruttato sporgenze per arrampicarci e utilizzato un rampino per arrivare a quegli appigli altrimenti irraggiungibili. Elementi piuttosto classici, quasi banali, che però si trasformano grazie a un elemento centrale dell'avventura. Spostando a destra o a sinistra l'analogico destro possiamo far scorrere in avanti o indietro il tempo arrivando a bloccarlo completamente con il grilletto destro. In questo modo il gameplay e le interazioni ambientali diventano indubbiamente più sfaccettati e interessanti.

Vedere crepacci aprirsi sotto ai nostri piedi, massi giganteschi muoversi per i livelli e insetti portare avanti la propria routine con il variare del flusso temporale non è solo una bellezza per gli occhi ma dà anche vita ad alcuni piccoli puzzle che come detto allontanano questo progetto dai soliti "Journey-like". Molto interessante anche la presenza della co-op con un giocatore che controlla il protagonista e l'altro che invece si occupa di gestire il flusso del tempo. L'idea è nata dal desiderio dello studio di permettere una condivisione tra giocatori e di avvicinare anche chi non è abituato ad avere a che fare con il nostro medium preferito.

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I collezionabili sono delle splendide memorie che sembrano essere uscite dai pastelli di un bambino.

Anche perché sarebbe un peccato non dare un'occhiata da vicino al lavoro di un gruppo di artisti indubbiamente talentuoso, come dimostrato chiaramente soprattutto dalla prima sognante e fantasiosa area di gioco della versione di prova. L'Unreal Engine come sempre fa la sua sporca figura nelle mani giuste e in questo caso possiamo godere anche di una evidente dimostrazione di bravura quando si tratta di creare un connubio perfetto tra arti visive e musica. Merito ovviamente anche dell'ottimo David García Díaz, che dopo Hellblade e Rime punta ancora una volta su un progetto dalla forte impronta emotiva. Ago e filo sono i simboli di un team che ha un'immensa voglia di realizzare un sogno che ha radici profonde confezionando videogiochi curati come la più attenta delle opere artigianali.

Arise: A Simple Story vuole essere molto più di un clone di Journey e ha dalla sua un gameplay che nella sua semplicità funziona e appaga non sfociando nel walking simulator tanto odiato da molti. Il rischio cliché è dietro l'angolo soprattutto narrativamente ma se i livelli si riveleranno vari al punto giusto potremmo trovarci di fronte a un'opera di debutto capace di toccare le corde emotive di molti ma anche di coinvolgere controller e tastiera alla mano. Un viaggio emozionante attraverso le vite di due persone. Una storia di felicità e sofferenza. Una storia semplice in cui magari rivedere noi stessi, tra gioia e rimorsi.

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Riguardo l'autore

Alessandro Baravalle

Alessandro Baravalle

Redattore

Si avvicina al mondo dei videogiochi grazie ad un porcospino blu incredibilmente veloce e a un certo "Signor Bison". Crede che il Sega Saturn sia la miglior console mai creata e che un giorno il mondo gli darà ragione.

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